La Storia di S.

Avevo conosciuto la famiglia di S. quando la bambina aveva appena fatto 5 anni. Ho saputo che suo padre era disoccupato e cercava anche un appartamento, quindi ho portato la famiglia in ristorante per mangiare, e ho comprato nuove scarpe per S. e per sua sorella. Poi la famiglia ha trovato una casa in paese fuori città, quindi abbiamo perso contatto fino alla fine di dicembre 2013 quando la madre mi ha telefonato per venire a trovare la famiglia.

Da allora ho iniziato a frequentare la famiglia ogni domenica, portando spesa, vestiti, libri, e giocatoli. Ho aiutato alla sorella maggiore a studiare (ma S. era ancora all’ausilo), consistente con la mia attività di volontariato con le famiglie svanteggiate per quasi 30 anni. Siamo usciti insieme con la madre nel giardino pubblico, e nel estate anche al mare, e ho fatto delle foto normali, mai nudo.

I genitori erano non solo molto protettivi delle figlie ma anche gelosi, quindi non mi hanno mai lasciato da solo con le bambine.

Poi la madre e le due figlie sono tornati in città per stare dalla nonna materna, quindi mi ha chiamato e ci siamo incontrati ogni tanto nel centro commerciale vicino, dove ho pagato per le bambine di divertirsi sulle giostre, e ho comprato panini e pattatini, e ho fatto foto al centro commerciale nonché allo zoo in diverse occasioni (documentato con foto con le date).

Successivamente la famiglia si è trasferita in via M., più vicino a me, e abbiamo fatto foto al parco U. vicino a me (documentato con le date). La madre era in cinta con la terza figlia, quindi ho portato la madre dal ginecologo per un esame, e ho comprato i vitamini nonché una fascia per portare il neonato.

Nel marzo 2016 quando il pubblico ministero ha ordinato la polizia di fare perquisizione da me, senza nessuna particolare necessità urgente, la polizia ha visto le mie foto normali e video innocenti (mai nudo né in contesto erotico), e ha trovato i numeri di telefono delle famiglie nelle foto. Così la polizia ha interrogato il padre di S., che non aveva niente da dire contro di me.

Solo allora le tre figlie erano tolte dai genitori e messo in “comunità”, in teoria perchè il padre era disoccupato. Però in realtà la situazione economica della famiglia non si è peggiorata di recente, e c’erano i nonni che potevano accomodare le bambine. Il sistema di togliere figli dai genitori è già sotto accusa di essere un mezzo per dare bambini agli amici dello stato.

Poi il 14 novembre 2017 dopo 3 settimane in “comunità” quando S. aveva 9 anni, lei e la sua sorella maggiore G.A. sono state interrogate in Questura. Nonostante la sua età, l’interrogatorio è stato molto coercitivo. Come sua sorella maggiore, questa bimba non mi ha accusato di niente.

Nell’interrogatorio di S. allora 9enne la psicologa ha ripetuto diverse volte la domanda “Frank ha mai fatto qualcosa che ti ha dato fastidio?” Il consensus internazionale sull’ascolto dei minorenni è chiaro: quel tipo di domanda si può fare SOLO nei casi in cui ci sono già prove obiettive di abuso dal specifico sospetto.

In questo caso né genitore né bambina si è presentato spontaneamente alla polizia. Al contrario, le bambine erano costrette a venire in Questura per subire l’interrogatorio coercitivo in cui non c’era nessuna prova di abuso. Forse il vero scopo di mettere le bambine in “comunità” era di poter convincerle di fare accuse di abuso, anche false, contro qualcuno.

S. ha iniziato l’interrogatorio asserendo che mi aveva conosciuto quando abitavano in paese (cioè quando aveva 5 anni). Ma naturalmente non si ricorda bene di quel periodo di quasi 5 anni prima. Quindi S. asserisce che aveva “6 anni” e faceva “la seconda elementare”. Nonostante che S. risponde spesso “non mi ricordo”, la psicologa insiste che la bambina riporta ricordi dettagliati.

Per accontentare la psicologa S. inventa che Frank aiutava la bambina a fare i compiti – anche se in realtà frequentava l’ausilo e non aveva compiti. Con i suggerimenti della psicologa S. dice che Frank portava le spese, ha fatto delle foto, e siamo andati al mare una volta insieme ai genitori.

La psicologa insiste sui dettagli, quindi la bimba asserisce che veniva sempre “il lunedì”. Nessuno contesta questa memoria straordinaria, e invece la psicologa suggerisce che Frank faceva “massaggi” a lei. La bimba lo nega, ma la psicologa asserisce (sensa nessuna prova) che la bimba è bugiarda.

Quando la bambina ha negato diverse volte che Frank non ha fatto niente, la registrazione video è stata spenta diverse volte. Dopo un’interuzione, un adulto ha detto “Abbiamo parlato di un sacco di cose.” (Cioè non registrato.) Nonostante le interruzioni del video (alcuni sensa spiegazione), è ovvio che con la videocamera spenta hanno parlato con la bimba per convincerla di cambiare storia. La bimba insiste che Frank non ha mai fatto niente che dava fastidio a lei. Quindi l’interrogatorio si è terminato.

La sorella maggiore G.A. nell suo interroagatorio del 14 novembre 2017 aveva detto pure che Frank “Era bravo…” e “mi sono affezionata a lui.” (s.i.t. pagina 2) G.A. aggiunge che non sa perchè Frank non viene più. (s.i.t. pagina 3)

G.A. dice anche che non ha mai fatto massaggi, così viene contestato che la sorella aveva parlato dei massaggi. Ma in realtà S. non ha detto che Frank faceva massaggi. Per accontentare gli interrogatori G.A. cambia e dice che qualche volta Frank ha fatto dei massaggi sulle spalle, e “davanti c’era sempre mia madre.” Dice anche “Mamma non ci ha mai lasciato da sole con Frank.” “…c’era anche papà…” (s.i.t. pagina 3)

Quando G.A. viene chiesto di nuovo perchè Frank non viene più, G.A. risponde “…forse perchè stiamo in casa famiglia e lui non sa dove siamo.” Pure ripeta “Ci tengo un pochino di Frank, ci sono affezionata. Un pochino mi manca.” (s.i.t. pagina 4)

Alcuni mesi dopo, la polizia ha costretto anche la madre di venire in Questura. Il 6 gennaio 2018 la madre ha detto che sta con le figlie in comunità dal 27 ottobre 2017 (e ha perso contatto con il marito), perchè era già sotto la supervisione dei servizi sociali ma si erano trasferiti in un altro domicilio senza notificare i servizi sociali.

La madre dice che Frank veniva ogni giorno tranne sabato e domenica (ma si ricorda male, in realtà per necessità di lavoro venivo solo la domenica allora. Solo anni dopo quando si sono trasferirti nella zona più vicino a me ci potevamo vedere più spesso.)

Ovviamente in risposte alle domande specifiche, la madre dice che Frank non ha mai chiesto di fotografare i bambini nudo, e non ha mai chiesto che i bambini si fanno massaggi a vicenda. La madre dice anche che io aiutavo la figlia più grande a studiare, Frank dava dei soldi per comprare da mangiare, e quando la madre era in cinta la terza volta Frank l’ha pagato per l’ecografia e l’ha consigliato di allattare la nuova figlia. La madre dice che non ha mai avuto motivo per sospettare che Frank si comportasse male con le figlie sue.

Alla fine la madre dice che ha allontanato Frank di recente (stava parlando il 16 gennaio 2018) perchè aveva sentito che era arrestato perchè lui abbia offerto soldi in cambio per sesso a qualche famiglia in un altra parte della città (in realtà non c’è stata mai un’accusa del genere).

Nonostante le testimonianze dei genitori e dell bambine, dopo 1½ anni in comunità S. è stata chiamata dal P.M. per essere interrogata di nuovo nel “Incidente Probatorio” in Tribunale. La nuova psicologa, invece di fare domande generali e neutri, inizia subito a fare domande su di Frank, e la bimba risponde con calma. Solo dopo che la psicologa insiste di dire di più, la ragazzina inizia a piangere.

Anche se S. non aveva nessuna reazione del genere 1½ anni prima – molto più vicino ai presunti eventi, la psicologa non domanda perchè non aveva tale reazione nel novembre 2017. La psicologa non domanda cosa è successo di recente in comunità. La psicologa non domanda se qualcuno aveva fatto discorsi in comunità su di Frank, forse anche ripetutamente.

Il cosidetto “Incidente Probatorio” non è stato un tentativo di confirmare la sua testimonianza fatta in 2017, ma invece è stato un secondo interrogatorio coercitivo per solecitare accuse nuove.

Il G.I.P. interrompe l’udienza, e sentivo io chiaramente che qualcuno parlava con la bambina con il video spento. Quando il video si riprende, la psicologa suggerisce che la bimba ha qualche segreto “brutto” nel cuore. (I.P. Pagina 18) S. lo nega, ma la psicologa insiste.

Anche se la bimba ha solo 10 anni allora, il G.I.P. pure insiste che lei parla. Poi la psicologa domanda se S. vuole raccontare quando ha visto la madre l’ultima volta, ma S. fa cenno di no. S. non voleva parlare nè del padre nè di sua sorella. (I.P. pagina 18) Nonostante il desiderio della bambina, la psicologa continua ad insistere.

Finalmente S. parla di sua madre, ma il suo discorso non è coerente. La bambina dice che la madre viene ogni “15 giorni”, ma anche se aveva detto è brava di matematica poi dice che è venuto il “16 aprile” e la prossima volta deve venire il “14 maggio.” (I.P. pagina 20) Dice che la (mezza) sorella più grande si chiama C.L. (allora 16 anni) e sta con suo padre (primo marito della madre)  in un’altra parte della città.

La psicologa domanda e S. ripeta che non vuole parlare del motivo “…perchè sei qua.” (I.P. pagina 25) Il Giudice suggerisce…perchè tu hai detto diverse cose su questa persona” (Frank) Ma in realtà S. in passato non aveva detto nessuna accusa contro di me.

Poi S. riprende a piangere, ma nessuno chiede se il motivo è proprio questo interrogatorio coercitivo. La bimba esprima la sua ostilità all’interrogatorio, quando la psicologa dice “Batti cinque!” S. risponde “No.” (I.P. pagina 27) Il Giudice ripeta…la volta precedente tu hai detto varie cose su questa persona…

Il Giudice domanda “Tu pensi sempre della mamma?” S. fa cenno di sì. (I.P. pagina 26) Il Giudice suggerisceE perchè pensi alla mamma, quando io dico il nome di Frank?” S. risponde “Perchè lo odio.” (I.P. pagina 26) Considerando il suo primo interrogatorio, questa dichiarazione non è per niente coerente, se non è perchè S. dà la colpa a me per il fatto che non può stare più con la madre, suggerito forse da altri persone per il loro scopo. Fra poco S. dirà che odia a tutti.

S. cambia argomento: vuole andare a scuola. La bambina aveva detto che c’è una cosa che vuole sapere solo lei, ma ora la psicologa suggerisce che la testimone ha “odio” nascosto dentro suo cuore. La psicologa suggerisceNon è una cosa bella.” S. risponde “E’ una cosa bella.” (I.P. pagina 28) La psicologa contesta che l’odio nel cuore non è bello, ma S. non ha detto di avere l’odio nel cuore.

La psicologa domanda “Dimmi cosa c’è nel tuo cuoricino.” S. risponde “Niente.” (I.P. pagina 29) Il Giudice suggerisce anche lui “Però se dici che c’è odio…” anche se la bambina non ha detto che ha “odio” nascosto nel cuore.

Poi il Giudice suggerisce che “l’odio in genere deriva da un male subito…da una sofferenza.” S. risponde “No.” (I.P. pagina 29) In realtà S. ha subito un male enorme e recente: essere tolta dai suoi genitori.

Anche se S. aveva detto che la cosa nel suo cuore è bella, la psicologa suggerisce di nuovo se le cose nel cuore sono buone o cattive, e per accontentare la psicologa la ragazzina risponde “Tutte e due.” (I.P. pagina 30)

Il Giudice suggerisce se la sua sofferenza è relativo a Frank, ma S. non risponde. Così il Giudice ripeta, “…queste cose sono relative al Signor Frank…?” Per accontentare il Giudice la bambina fa cenno di sì. (I.P. pagina 31) Nessuno domanda perchè S. aveva detto che nel suo cuore c’è “una cosa bella”.

La psicologa suggerisce che si sta meglio quando si togliono le cose cattive dal cuore, S. risponde “Non è vero.” (I.P. pagina 32) La psicologa domanda “Chi ti l’ha spietata questa cosa?” S. risponde “Nessuno.” La psicologa asserisce che non ha l’odio nel suo cuore. Così S. risponde “Io odio a tutti.” La psicologa domanda “Possiamo vedere quante persone odi?” S. risponde “Tante.” (I.P. pagina 32)

S. specifica che odia tutte le persone alla vecchia comunità e una della nuova comunità che si chiama “D.” La psicologa non fa caso a quello che ha detto la bambina, e invece suggerisce se S. odia pure una persona di cui abbiamo parlato oggi (cioè Frank). S. risponde che D. “E’ la mia campagna.” (I.P. pagina 33) Ma nessuno interessa che S. vuole raccontare la persona che odia e forse la sta abusando ora.

Il Giudice suggerisceSenti, ma visto che odi anche questa persona di cui abbiamo fatto cenno…” quando l’hai visto l’ultima volta? S. risponde “Non mi ricordo.” (I.P. pagina 33) S. dice che non si ricorda se sono mesi o anni. Così il Giudice dice che non possiamo procedere con questo esame.

Il P.M. ammette che “…l’effettuazione del esame può nuocere al minore” (I.P. pagina 35-36) In realtà tutto l’indagine può nuocere ai minori, ma l’hanno fatto lo stesso. La psicologa domanda “Come stai?” S. risponde “Male.” (I.P. pagina 36) Ma dopo una pausa l’interrogatorio continua.

La psicologa e il Giudice domandano se S. vuole parlare ora, e S. risponde “No.” Nessuno fa caso alla risposta della bambina e invece domandano dove abitava prima di essere in “comunità” e come era la casa. S. risponde: una scuola occupata a via M., con altri famiglie, due stanze e un posto per cucinare.) Non si ricorda che classe faceva a scuola, anche se era molto più recente del periodo in paese. Racconta che il posto era brutta e faceva schiffo, ma non aveva detto questo in novembre 2017. (I.P. pagina 43-45)

Poi S. dice che prima stava in paese (ma non è vero: prima stava con i nonni, vicino al centro commerciale, e ho delle foto con le date). Dice che da quando è in comunità non vede i nonni nè la zia S. ed i cugini. Il Giudice suggerisce che Frank è venuto a via M., ma S. risponde “No, (in paese) è venuto.” (I.P. pagina 49)

Anche se S. aveva 5 anni in paese (cioè 5 anni fa), asserice che conosce Frank “da poco.” (I.P. pagina 49).

S. dice che Frank veniva “sempre” a casa sua, non sa perchè, e la madre “l’ha buttato fuori…perchè faceva le cose vastase.” Cioè “Toccava…nei posti intima.” e poi aggiunge “A me e a mia sorella.” (I.P. pagina 50) Solo dopo un’ora di suggerimenti, la bambina cambia e mi accuse di qualcosa. Ma in realtà i genitori non mi hanno mai buttato fuori neanche anni dopo e ho le prove obiettive: foto con le date.

Invece in Tribunale nell’Incidente Probatorio del 3.5.2019 la sorellina S. continua a cambiare storia, seguendo i suggerimenti della psicologa. Poi la psicologa suggerisceora l’ho capito meglio perchè piangevi…”, però ora S. non piange affatto come prima, invece sorride. (I.P. pagina 51) S. dice che non vuole parlare più, ma la psicologa insiste.

Poi S. dice che Frank “E’ stonato quando canta.” (I.P. pagina 51) Questa frase si referisce ovviamente a quando cantavo in inglese al neonato, e forse dopo che sono uscito qualcuno mi rideva. Un ricordo felice per la bambina, ma nessuno domanda se S. ha altri ricordi felici di Frank perchè interessano solo informazione consistente con le accuse di reato.

La psicologa insiste che S. parla di più ma la bambina rifiuta. “No, non lo voglio sentire più…Basta.” Ma la psicologa insiste e S. risponde che è successo “più volte.” (I.P. pagina 52) poi S. specifica “(in paese)…sempre.” (I.P. pagina 53) Fra poco si contraddice di nuovo, e contraddice le prove obiettive di visite anche anni dopo.

Domandano di descrivere la casa in paese, e S. dice che era “bellissima” però durante la descrizione il Giudice dice “Mi sono confuso.” S. risponde “Io anche.” La descrizione della casa è dettagliato e preciso, anche se non si ricorda quante persone c’erano nè per quanto tempo stavano lì (mesi o anni). Asserisce pure che c’è un muro fra le stanza (I.P. pagina 55) ma in realtà c’era solo una stanza e nessun muro.

Anche se prima S. aveva detto che è brava di matematica, ora ammetteNon è vero.” (I.P. pagina 56) Poi S. cambia e dice che stavano in paese “a lungo…un anno” e infine non vuole parlare più di Frank.

La psicologa e il Giudice insistono che S. parla di più di Frank, ma la bambina rifiuta di nuovo. “Non ne voglio sapere più di lui.” (I.P. pagina 57)

Il Giudice suggerisce che le cose vastase sono successi durante i “massaggi”, ma S. ripeta “Non ne voglio sapere più.” (I.P. pagina 58) S. aggiunge “Proprio di me gli do uno schiaffo forte e lo faccio buttare fino dal balcone.” Poi aggiunge “Come ho fatto a mia sorella C.L.” (I.P. pagina 58) Queste frasi non sono coerente dato che C.L. è molto più grande, quindi non è probabile che l’ha buttata dal balcone, e per quale motivo S. avesse fatto una violenza del genere?

Anche se S. non vuole parlare più il Giudice insiste, e suggerisce se Frank abbia fatto massaggi anche alla sorella maggiore. S. risponde sì, e specifica che non c’era, ma la sorella l’aveva raccontato a lei. (I.P. pagina 59) La sorella contraddice questa accusa.

Il Giudice domanda cosa ha detto la sorella, e S. risponde “Non lo so,” (I.P. pagina 59-60) Il Giudice domanda se S. abbia mai “parlato” con sua sorella di queste cose, e per accontentare il G.I.P. la bambina cambiaNo…mai.” (I.P. pagina 61) Fra poco si contraddice anche di nuovo.

S. ripeta che non vuole parlare più, ma la psicologa non fa caso alla richiesta della bambina e invece domanda “Cosa significa cose vastase?” S. risponde “Non lo so neanch’io.” Allora la psicologa domanda “E allora come fai a dirlo?” e S. risponde “Boh!” (I.P. pagina 60) Il Giudice insisteMa un massaggio è una cosa vastasa?” S. risponde “No…” (I.P. pagina 60)

Tutto questo discorso indica che le accuse sono state suggerite da altre persone (forse in comunità), per cui la bambina non ha capito cosa doveva dire.

Il Giudice domanda “con tuo papà ne hai mai parlato di Frank?” S. risponde “Sì, sempre tutti i giorni.” (I.P. pagina 62) (Poi il padre lo nega.) Il Giudice domanda quando l’ha detto a suo padre, e S. risponde “Subito.” Alla fine il P.M. suggerisce il contrario, così per accontentare il P.M. la bambina si contraddice pure questo. (Sia il padre che la madre contraddicono questo.)

S. ripeta che non vuole parlare più “A posto, ciaò.” Il Giudice insiste ma S. ripeta di nuovo “A posto, ciaò.” (I.P. pagina 62-63) Poi il Giudice domanda se S. ha mai visto più Frank, e S. risponde “No.” Il Giudice ripeta la domanda e poi S. ripeta la risposta “No.” (Ma contraddice le prove obbiettive.)

La psicologa domanda perchè S. non ha detto niente di queste cose nel 14 novembe 2017. La bambina risponde che si “seccava”. Poi S. dice che vuole essere in gita invece di essere qua. (Nota bene che S. non ha detto che non voleva essere in paese tutto l’anno quando Frank fosse “vastaso.” Ma dopo un ora in Tribunale la bambina non vede l’ora di uscire.) S. sorride di nuovo. (I.P. pagina 67)

A nessuno interessa quanti anni aveva S. quando era in paese (5 anni nella prima metà del 2014), e com’è possibile ricordare adesso dettagli precise di 5 anni prima. Invece il Giudice domanda se S. ha parlato di queste cose con la sorella in comunità, e S. ripetaNo.” Poi S. insiste “Non me ne parlate più.” (I.P. pagina 68)

La psicologa non fa caso alle richieste ripetute della bambina, e invece domanda che S. ripeta quello che ha detto Frank faceva. S. risponde “Niente.” (I.P. pagina 69) La psicologa insisteQuesto Frank, cosa ha fatto?” Per accontentare la psicologa S. cambia e risponde “Cose vastase.” (I.P. pagina 70)

Poi nonostante che poco fa S. aveva detto che si piace la comunità nuova, ora si contraddice, dicendo che vuole vedere il suo giudice (dei minorenni) “Perchè voglio trovare subito una famiglia.” (I.P. pagina 71)

Poi S. aggiunge “Non voglio stare più con i miei genitori, sono stuffa.” (I.P. pagina 72)

La psicologa dice che S. deve raccontare tutte queste cose al responsabile del comunità. S. risponde che aveva già parlato con “Giorgia”, l’assistente sociale. (I.P. pagina 73) (Ma nessuno chiede dettagli di queste communicazioni non video-registrate).

Il P.M. domanda la “confirma” (cioè suggerisce) che le cose “vastase” sono successi soltanto in paese o anche in città. S. risponde “(in paese).” (I.P. pagina 75) Poi il P.M. domanda se la bambina può scrivere la cosa vastasa su un foglio di carte, ma S. rifiuta “No, sono stufa.” (I.P. pagina 76)

Nonostante la rifuita della bambina, la psicologa insiste di nuovo e di nuovo di scrivere. Anche il Giudice si oppone “Quindi perdiamo tempo, perchè invalidiamo tutto.” (I.P. pagina 78)

La psicologa ammette “…siamo un poco invadenti.” Il Giudice ripeta l’importanza della verità, e S. risponde “Io a scuola dico sempre bugie.” (I.P. pagina 78) Il Giudice suggerisce che sulla verità segue la pace, ma S. risponde “Non voglio seguire la pace” (una risposta non coerente). Il Giudice dice “…e non vuoi rendere la giustizia?” S. risponde “No.” Il Giudice ripeta “Non è un valore importante la giustizia?” S. risponde “No…” (I.P. pagina 79) Probabilmente la bambina non capisce neanche cosa significa “giustizia”, e in ogni caso la sua famiglia sono vittime di ingiustizia alle mani dello stato.

Nonostante tutta questa resistenza della bambina, il P.M. domanda se S. può scrivere o disegnare soltanto la parte intima del corpo. S. risponde “No.” e ripeta “No.” (I.P. pagina 79-80) Il Giudice e la psicologa insistono di nuovo e di nuovo, ma la bambina risponde sempre “No” e “No.

Poi il Giudice minaccia che S. deve tornare (in tribunale), e la psicologa tenta di costringere la bambina con la minaccia “…se tu te ne vai con questo segreto, poi secondo me tu dovrai ritornare.” (I.P. pagina 83)

Il P.M. domanda che S. viene sentito dalla psicologa, però senza toccare i temi del indagine. Io ho detto allora gli incontri devono essere documentati…con mezzi, e la psicologa risponde “Certo.” (I.P. pagina 91-92, ma la trascrizione non riporta le parole precise.)

Nel riascolto di S. il 14 giugno 2019 c’è anche presente il tutore del minore Avv. S.B. Il Giudice nota che la bambina è un pò scocciata, e S. fa cenno di sì. La bambina rifiuta di confermare neanche che si sono già incontrati una volta (in studio). La psicologa dice “…abbiamo viste immagini di animaletti e abbiamo fatto giochi.” S. risponde “Non mi ricordo.” (2 I.P. Pagina 5) Poi S. si contraddice dicendo che si sono viste “tante” volte. (2 I.P. Pagina 6) ed è venuta anche la sorella maggiore (e si vedrano altre volte).

Poi S. vuole parlare del suo ragazzo, “L.”, che l’ha conosciuto nel tempo d’estate. La psicologa domanda se S. “si piace a rivedermi” (nel suo studio) e S. fa cenno di no. (2 I.P. pagina 11) La psicologa suggerisce che l’altra volta S. aveva detto che ha un segreto nel cuore, ma invece è stata la psicologa che ha suggerito questo. Anche il Giudice suggerisce che S. abbia detto che “la prossima volta ve lo racconto” ma invece S. risponde giustamente “Ma non vi ho detto questo.” (2 I.P. pagina 12)

Quando la psicologa domanda cosa S. aveva detto (un mese fa), la bambina risponde “Boh! Non mi ricordo.” (2 I.P. pagina 12) Ma nessuno protesta che invece S. deve ricordare presunte cose che siano successi 5 anni prima quando la bambina aveva 5 anni! La psicologa domanda dove S. ha conosciuto Frank, e la bambina risponde giustamente “Boh! Non lo so.

La psicologa dice che l’ultima volta S. aveva detto che Frank ha fatto cose vastase, e domanda cosa significa vastase. S. risponde “Io neanche li so.” (2 I.P. pagina 16) Il Giudice ripeta il suggerimento che Frank ha fatto massaggi a lei (anche se la bambina aveva già negato questo), e S. risponde “A me no.” Il Giudice suggerisce ancora “I massaggi li faceva (alla sorella maggiore)?” così la bambina subito si contraddiceNo pure a me.” (2 I.P. pagina 17)

Poi la psicologa domanda che S. racconta tutto da solo, così la bambina dice che Frank veniva a casa, faceva cose vastase, e dava dei soldi “Tipo un euro, due euro.” (2 I.P. pagina 18) La psicologa suggerisce…cose vastase significa sesso?” Per accontentare la psicologa S. risponde “Sì.” (2 I.P. pagina 19) La picologa ammette che “vastase” può significare qualsiasi cosa, ma non ammette che anche “sesso” può significare qualsiasi cosa.

Poi S. racconta che era estate e si è corricata a letto con sua sorella dopo pranzo, ed è venuto Frank. S. dice che le due sorelle indossavano vestitine quando fanno pisolino, e Frank indossava pantaloni lunghi e portava giochi. Ora S. specifica che Frank ha portato carte da gioco e pattine. (2 I.P. pagina 21-22) Il Giudice suggerisce…lui si è seduto sul letto?” Così la bambina ripeta le parole precise del GiudiceLui si è seduto sul letto.” (2 I.P. pagina 23)

Poi S. asserisce che si è addormentata e Frank la toccava. La psicologa domanda dove, e S. risponde non i capelli ma “Dappertutto…tutto il corpo.” La psicologa domanda come c’entra questo con le cose vastase, e S. risponde “Non lo so.” (2 I.P. pagina 23-24) La psicologa suggerisce…ti toccava anche sotto il vestitino?” S. risponde “Non lo so. Tante tempo fa era..” (2 I.P. pagina 24)

La psicologa domanda cosa faceva la sorella, e S. ripeta “Non so…io dormivo.” Il Giudice domanda come fa a sapere che Frank la toccava se dormiva, e S. cambia storia “Mia sorella mi ha detto dopo che se andato.” (2 I.P. pagina ) che contraddice quanto aveva detto prima – non ha parlato mai con sua sorella di questo. Inoltre, contraddice la testimonianza della sorella. Il Giudice domanda “Allora, tu però, visto che dormivi, non ti ricordi di essere toccata.” Per accontentare il Giudice S. cambia e fa cenno di no! (2 I.P. pagina 24-25)

Poi S. asserisce che l’ha detto alla madre e al padre, e l’hanno buttato fuori, ma alla fine contraddice questo. S. asserisce anche che Frank veniva dalla città al paese ogni giorno “Dalle quattro alle sei.” (2 I.P. pagina 26-27) Nessuno contesta che tale precisione di ricordi di 5 anni prima quando aveva 5 anni non è possibile. (In realtà venivo solo la domenica quando non lavoravo.)

La psicologa suggerisce che Frank l’ha toccata anche altre volte, ma S. risponde “Non mi ricordo più.” (2 I.P. pagina 28) Poi la psicologa domanda che S. ripeta le accuse, ma S. protesta “Già vi l’ho detto.” (2 I.P. pagina 30) La psicologa insiste, ma S. risponde che sta pensando di suo ragazzo.

La psicologa e il Giudice suggeriscono che forse non vuole parlare di Frank perchè è troppo imbarazzante e si vergogna, ma S. risponde “No.” e poi fa anche cenno di no (2 I.P. pagina 31-32) La psicologa continua a tentare per una pagina intera di convincere la bambina di parlare di cose “vastase” ma S. preferisce parlare del suo ragazzo. (2 I.P. pagina 33-34)

Poi S. si contraddice, raccontando che l’ha disturbata quando Frank l’ha toccata e lei toglieva la mano (2 I.P. pagina 34), anche se poco fa aveva detto che dormiva e la sorella l’ha detto che Frank l’ha toccata. Invece di protestare la contradizione la psicologa domanda “Cosa ti toccava?” S. risponde “Le parti intime.” (2 I.P. pagina 35)

La psicologa domande quante parti intime ha, e la bambina risponde prima una, e poi due, e asserisce che Frank ha toccato tutte e due. Dopo che Frank è andato, l’ha raccontato alla madre che “…l’ha chiamato e se ne andato per sempre.” (2 I.P. pagina 36) Ma contraddice le prove obiettive di tante foto con le date per anni dopo, e alla fine si contraddice di nuovo.

Anche se S. aveva già detto che non si ricorda se Frank andava sotto le mutandine, ora il Giudice ripeta il suggerimento…andava dentro le mutandine lui?” (2 I.P. pagina 36) Per accontentare il Giudice la ragazzina cambia e ora fa cenno di sì.

La bambina asserisce che Frank l’ha fatto diverse volte, e parla anche della stanza dei genitori, come se c’erano altre stanza, ma in realtà c’è solo una stanza in quel appartamento. Poi anche se prima S. aveva detto che Frank toccava tutto il corpo, ora dice che è andato “direttamente” nelle parti intime “per dieci minuti…e poi mi svegliavo…” ed l’ha detto alla madre (2 I.P. pagina 40) Ma non è coerente: se è successo diverse volte, l’ha detto alla madre ogni volta?

Poi S. si contraddice di nuovo asserendo che si è svegliata e ha detto lei a Frank di smetterlo (2 I.P. pagina 41), mentre prima la bambina aveva detto che la sorella l’aveva raccontato dopo. Poi S. racconta dialoghi precise, anche se sta parlando di 5 anni prima quando S. aveva 5 anni.

Poi la psicologa suggerisce se Frank ha fatto qualcosa alla sorella maggiore, e per accontentare la psicologa S. dice che faceva finta di dormire e ha visto Frank toccare la sorella nelle parti intime, dopodiche la sorella l’ha raccontato alla madre che poi ha telefonato a Frank di non venire più. (2 I.P. pagina 43-44) Ma contraddice la testimonianza sia dei genitori che della sorella.

Nessuno fa caso a questa storia impossibile (cioè: Frank buttato sempre fuori ogni volta, diverse volte con diverse vittime), e invece la psicologa domanda se S. è arrabbiata. La bambina risponde prima che non sa con chi, e poi nomina una bambina “C.” con cui ha litigato ieri. (2 I.P. pagina 44-45)

La psicologa domanda cosa direbbe S. se Frank fosse qua addesso, e S. risponde “Vattene…non cercarmi più.” (2 I.P. pagina 45) ma la bambina non aveva detto niente del genere il 14 novembre 2017, più vicino al periodo di averlo visto. Poi la psicologa dice che c’è il P.M. che S. avesse visto tanto tempo fa (2 I.P. pagina 46), ma non c’è nessun incontro del genere negli Atti.

Il P.M. domanda di chiarire l’occasione quando S. dormiva e quella quando faceva finta di dormire. S. invece di dire che non si ricorda bene, accontenta gli adulti con la risposta “Allora, la prima volta dormivo, poi le altre volte facevo finta di dormire.” (2 I.P. pagina 48) Nessuno fa caso che questa contraddice quello che aveva detto poco fa: l’ha detto subito alla madre e lui non è venuto più!

Poi il P.M. suggerisce che S. avesse detto che Frank faceva massaggi, invece è stato il Giudice a suggerire che Frank faceva massaggi, ma S. ha risposto “A mia sorella”, e solo dopo che il Giudice ha ripetuto il suggerimento, S. si contraddice “Pure a me” (vede 2 I.P. pagina 17).

Nel 14 novembre 2017, S. aveva detto che lei faceva massaggi a sua sorella. (tras. integrale pagina 77-78) Ora nel I.P. la bimba aveva detto che Frank ha toccato tutto il corpo, ma il Giudice domanda se Frank ha iniziato con “massaggi”, e S. risponde no, “direttamente.”

Il Giudice suggerisce…tu hai parlato di massaggini.” Così per accontentare il Giudice la bambina cambia “Ahh!” La psicologa pure suggerisce, chi ti ha fatto “massaggi?” Così per accontentare la psicologa la bambina si contraddice “Sempre Frank.” (2 I.P. pagina 50)

Poi la psicologa suggerisce che Frank toccava le parti intime anche mentre che faceva “massaggi” cioè non solo direttamente. Così per accontentare la psicologa la bambina cambia e risponde “Sì.” (2 I.P. pagina 51) E’ chiaro che vogliono tutti inventare un collegamento fra massaggi e atti sessuali, per promuovere pregiudizio sulla accusa di pedopornografia.

La psicologa domande se sono successe diverse volte, ma nessuno domanda com’è possibile che l’ha raccontato alla madre e la madre l’avesse buttato fuori l’imputato ogni volta!

Il P.M. domanda se i soldini ha ricevuto dopo i massaggi, ma S. risponde: dopo quando andava via. (2 I.P. pagina 52) La psicologa suggerisce che ha ricevuto “sempre” i soldini, e quando S. la confirma, la psicologa suggerisce che Frank faceva “sempre” i “massaggi”. S. per accontentare la psicologa risponde sì, e specifica ogni giorno da lunedì a venerdì, tranne sabato e domenica (2 I.P. pagina 52-53) in paese 5 anni prima quando aveva 5 anni!

Quando il difensore domanda perchè S. aveva detto cose diverse il 14 novembre 2017, S. risponde “Non mi ricordo.” (2 I.P. pagina 57) Cioè adesso S. si ricorda benessimo tanti dettagali di 5 anni fa, ma non si ricorda ciò che aveva detto 1½ anni fa!!! Questo fatto indica che la bambina ha subito suggerimenti nel frattempo mentre in comunità, a.e. con l’assistente sociale o altri.

Il difensore domanda quando veniva Frank veramente, e S. risponde che non si ricorda bene, poi dichiara “Soltanto il lunedì.” (2 I.P. pagina 59) Ma anche questa storia non è vera. Il Giudice nota che S. aveva detto che Frank è venuto soltanto una volta perchè poi si fidava di fare i compiti, così la bambina si mette a piangere. (2 I.P. pagina 60)

Nota bene che la bambina non piangeva quando ha parlato dei presunti atti sessuali, invece ha pianto solo in seguito alle domande coercitive.

Sia la psicologa che il Giudice spiega che la questione non è grave, ma la bambina non si convince (e neanch’io.) Il P.M. protesta che il difensore sta mettendo in dubbio quello che S. aveva detto, però anche il P.M. ha messo in dubbio tante volte le dichiarazione di diverse testimoni – specialmente M.

La psicologa nota che la bambina sembra molto turbata (ma forse perchè S. sa benissimo che sta mentendo, e il motivo che si è messa a piangere è perchè si sentiva costretta a dire bugie.) Il G.I.P. ammette “…è inutile che noi continuamo se io non sono certo che tu mi dici la verità.” (pagina 66)

Ora S. cambia e affirma quello che aveva detto in 2017: ha visto Frank solo una volta. (Neanche questo è vero, ma è chiaro che lo scopo della bambina NON è di dire la verità, ma di proteggere se stessa dallo stato che ha tolto i genitori.)

La psicologa ripeta tutte le cose che S. ha detto nel I.P., e ora la bimba dichiara che tutto è successo in un giorno! (2 I.P. pagina 68) Poi S. cambia e dice che quando ha finito “i compiti” Frank l’ha toccata (2 I.P. pagina 70) anche se nell’ausilo non aveva compiti.

Sia la psicologa che il Giudice tentano di convincere la bambina che non è possible tutto quello che ha detto è successo in un giorno, ma S. ripeta “Un giorno.” (2 I.P. pagina 71) La psicologa ripeta la domanda, così la bambina capisce che la sua risposta non è la risposta desiderata, quindi S. si contraddice di nuovo dicendo che l’imputato è venuto “tante” volte. (2 I.P. pagina 71)

Il difensore domanda dove erano i genitori quando lei era a letto, e S. risponde che la madre era in cucina. (2 I.P. pagina 73) Cioè S. asserisce che ci sono due stanza nel appartamento, (però in realtà c’è solo una stanza in quel appartamento – non c’è una cucina e un’altra stanza diversa.)

S. si contraddice anche quando dice che lei dorme nel lettino vicino alla TV e poi dice che dorme nel letto a castello con la sorella ed i genitori (2 I.P. pagina 76) S. ammette “Io a scuola dico sempre bugie.” (pagina 78) Ma nè il giudice nè la psicologa fa caso a questa dichiarazione.

Nell I.P. della sorella G.A. il P.M. suggerisce che nel novembre 2017 la sorellina non aveva ancora rilevato il “segreto” (I.P. di G.A. pagina 73). Però questo ipotesi della rilevazione nella comunità contraddice S. cha ha detto la madre abbia allontanato Frank dopo la rivelazione in paese anni prima.

Prima S. aveva detto non è uscito con Frank, solo con Mamma e papà, ma oggi ha detto sì invece. Quindi S. risponde “Boh, non lo so!” e poi ripeta pure “No.” (2 I.P. pagina 81-82) (Invece ci sono le foto fuori con le date e anche al mare.)

Poi il difensore domanda perchè Frank non veniva più, dato che S. aveva detto in 2017 perchè si fidava a fare i compiti. Quindi la bambina ora affirma di nuovo “Perchè sapevo fare i compiti da sola.” (2 I.P. pagina 84) Nessuno nota che questo contraddice l’asserzione che Frank è stato buttato fuori, e se l’imputato veniva in estate, come aveva detto S., non ci sono compiti neanche per la sorella maggiore.

Il difensore domanda se ha fatto il gioco di massaggi, perchè nel 2017 la bambina aveva risposto di no. S. ora affirma che “Me li ha fatti.” (2 I.P. pagina 87), anche se la psicologa aveva suggerito la parola “massaggi” (tras. integrale pagina 77-78).

Alla fine il P.M. domanda se S. ha detto cose perchè si sentiva precoccupata nel 2017, e anche se il Giudice non ha ammesso una domanda simile dal difensore nel ascolto di M., ora il Giudice ammette la domanda del P.M. ma S. risponde “No.” (2 I.P. pagina 88) – cioè le sue dichiarazioni nel 2017 non erano motivate dalla paura.

La psicologa fa un lungo discorso tentando di convincere la bambina che “magari eri un pò preoccupata…” l’altra volta (2 I.P. pagina 89-90) e invece oggi è più tranquilla ma S. risponde “No.” Poi fa pure cenno di no.

Alla fine la psicologa domanda di che cosa sta pensando, e la bambina risponde “Al mio ragazzo.” (2 I.P. pagina 90) Quindi la bambina non dà mica segno di avere paura dei maschi.

Anche nelle condizioni migliori, più tempo che passa meno affidabili sono i ricordi degli adulti. Figuriamoci i ricordi di una bambina che ha subito la trauma di essere stata tolta da suoi genitori, e probabilmente ha subito per tanti mesi minacce e altre forme di tortura ripetuta come ben documento con altri minorenni.

E’ chiaro che nel primo interrogatorio del novembre 2017, più vicino al contatto con me, quando S. ha negato qualsiasi reato, la bambina era coerente. Invece dopo più di un anno in “comunità” e probabilmente tanti interrogatori non registrati, ora la bambina fa accuse incoerenti per accontentare gli impiegati dello stato intorno a lei.

N.B. Dopo l’Incidente Probatorio in Tribunale in 2019, la madre è stata interrogata UNA SECONDA VOLTA e lei afferma ancora che non c’è stata nessuna accusa di abuso sessuale né cosiddetto allontanamento per tale motivo. La storia di S. è tutta inventata dopo di entrare in “comunità.” Infatti nessuna bambina nè genitore mi ha accusato prima di subire le minacce dello stato.

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