Atti Sessuali con Bambini ?

N. 5416/2017 R.G.N.R.  N. 11479/2017 R.G. G.I.P.

Dichiarazione spontanea dell’imputo ADAMO Francis n. 15.3.1952 nell’USA. I numeri di pagina citati si referiscono all trascrizione “integrale” del primo interrogatorio di 16 novembre 2017 del testimone minorenne “M.”

  1. Nel primo interrogatorio di M. (presente ISP. C. : CLAUDIA COGONI; e PSICOLOGA: DOTT.SSA ANTONELLA LUPPINO), la psicologa ha detto “facciamo un reato quando diciamo le bugie.” (pagina 7, trascrizione “integrale”, e ora 0:03:13 del video.) Ma nessuno ha informato la ragazzina che avendo 13 anni, non ha le stesse obblighi di un testimone di 14 anni o più. La frase della psicologa è stata un’avviso che suggerisce se la ragazzina dice qualsiasi cosa che la polizia ritiene una bugia, allora M. può subire conseguenze. Siccome è lo stato che decide se quello che dice la testimone sia una bugia o no, allora la ragazzina si sentiva costretta a dire solo quello che la polizia ritiene “vero”. Questa minaccia subdola sarà ripetuta più avanti.

  2. La sorella maggiore R. è stata interrogata prima e ha detto che lei e sua altra sorella L. hanno conosciuto Frank al doposcuola, e lui non ha fatto niente di male. Inoltre R. ha detto che la sorella M. non c’è mai stata al doposcuola. Nonostante questa testimonianza la psicologa suggerisce a M. se ha mai frequentato qualche Centro. M. afferma prima (due volte) che non è mai andata al doposcuola dove va la sorella L., e la psicologa dice che M. “è chiarissima, devo dire, eh!” (pagina 19-21). Ma la psicologa suggeriscedico mamma vi ci accompagnava, quindi qualche volta ci sarai andata?” (pagina 20) Quindi il testimone cambia subito storia per accontentare la psicologa. Nessun testimone aveva detto che la madre accompagnava qualcuno, e infatti la madre non accompagnava neanche le sorelle di M. perchè vivono vicino con il padre. E’ la psicologa che ha suggerito questa storia poco probabile, e nonostante che ci sono prove obbiettive che non è vero, M. per accontentare la psicologa ha detto la bugia che mi ha conosciuto al doposcuola.

  3. La nuova storia di M. è confusa e poco convincente: “sì, ci sono entrata, tipo…(manca testo) cioè, alcune volte tipo, (la sorella L.) siccome dorme… cioè una settimana sì e una settimana no, che sempre ci vado io e alcune volte viene pure lei. Tipo, ci va però tipo l’accompagnava anche mamma, tipo il venerdì, tipo il pomeriggio.” (pagina 20) E’ chiaro che il testimone aveva paura perchè erano tutte bugie. Quando la psicologa dice il nome del doposcuola “S. G. D.”, M. non lo riconosce affatto.

  4. La psicologa suggerisce se c’erano operatori nel Centro, e M. risponde “c’erano delle ragazze.” (pagina 26) (Ma in realta’ c’erano pure 3 operatori maschili che venivano quasi ogni giorno). La psicologa suggerisce “c’erano sia operatori donne che operatori uomini? Uh?” M. cambia subito e annuisce. M. asserisce pure che la madre aspettava in una stanza con gli altri genitori che aspettavano (tutto inventato – non c’era un altra stanza speciale per i genitori).

  5. Poi la psicologa suggerisce se M. si ricorda di qualche operatore, e M. risponde “No.” (pagina 28) Ma la psicologa suggerisce il nome dell’imputato “un certo Frank” e M. cambia subito “ehm… ah! Sì.” Questo suggerimento della psicologa – che M. abbia conosciuto Frank al doposcuola – mai indagato per qualche confirma, sarà ripetuto di nuovo e di nuovo, anche se tutto falso, proprio come gli altri numerosi asserzioni suggerite dagli interrogatori. Note bene che questo cambiamento del testimone suggerito della psicologa manca nell s.i.t., e mette in dubbio anche il s.i.t. della testimone minorenne F.O. di cui il video è sparito.

  6. La psicologa suggerisce cosa faceva Frank al Centro, e M. risponde che aiutava la sorella L. a studiare (vero), e insegnava pure il “francese” (impossibile), e afferma che Frank era “bravissimo.” (pagina 30) (Un fatto molto strano è che la sorella L. che mi conosce meglio di tutti non è stata pure interrogata, ovvero forse L. è stata interrogata ma gli atti della sua interrogazione non sono stati depositati.)

  7. La psicologa ha pure suggerito che Frank veniva “nell’altra stanza” e parlava con le madre, “cioè si sono conosciuti?” M. risponde “sì, però poco.” (pagina 31) Cioè la psicologa cercava di nuovo di mettere la madre nella fantasia del doposcuola che aveva suggerito prima lei, e la ragazzina ha cercato di accontentare la psicologa inventando un scenario di incontro.

  8. Poi la psicologa domanda “per quanto tempo l’hai frequentato questo Centro insieme alle tue sorelle?” (pagina 34) Ma siccome M. non ha frequentato il Centro affatto, per accontatare la psicologa la testimone inventa nuovi scenari in cui ha iniziato a studiare pure lei con l’imputato nel doposcuola. Invece di contestare questa storia che contradice quella che la testimone aveva detto poco fa, la psicologa non fa caso e cambia argomento, domandando se M. aveva un cellulare in quel epoca, e chiede il numero. M. si confonde e chiede scusa. Sia la poliziota che la psicologa notano che la ragazzina è anziosa e cercano di calmarla.

  9. La psicologa dice di essere cosciente che la madre aveva qualche problema con la giustizia, però “tutto quello che tu ci racconti…non ci… non provocherà a mamma qualche problema, okay?” (pagina 38-39) Il punto importante è che dopo tante bugie la ragazzina non era più tranquilla, e pure la psicologa e la poliziota hanno notato questo fatto. La psicologa dice “stai serena, né tu, né mamma, né tua sorella avrete qualche conseguenza, non siete voi le persone che il Giudice, eventualmente deve prendere dei provvedimenti.” La testimone da diverse indicazioni che non crede queste parole, e ben presto ci saranno molte domande relative alla madre, e eventualmente anche la minaccia esplicita di portare la madre in Tribunale.

  10. Poi la psicologa invita la ragazzina “riavvolgiamo il nastro, uh?”, (pagina 39) e esprime molto interessa nel numero di telefono della madre, e nonostante il tentativo di convincere la testimone che non ci saranno conseguenze per la madre, suggerisce che Frank usava il numero di cellulare per telefonare alla madre. M. diventa sempre più anziosa, avendo difficoltà di spiegare perchè Frank parlava con la madre al telefono (cioè per coprire la bugia che hanno conosciuto l’imputato al doposcuola.)

  11. Quando la psicologa domanda dove Frank ha aiutato M. a studiare, la testimone risponde: “no, sempre nella stanza con gli altri bambini, perché a casa mai, non è entrato mai!” (pagina 47) Ben presto questa bugia poi cambia e si evolve, proprio come la fantasia di avermi conosciuto al doposcuola.

  12. Nonstante la chiara dichiarazione di M. che Frank NON è entrato mai a casa, la psicologa suggerisce “Perchè Frank vi ha chiesto di entrare in casa?” (pagina 47) M. risponde: “No, no.” Ma la psicologa non fa caso alle parole della ragazzina e invece ripeta di nuovo “Vi l’ha mai proposto di venirvi a trovare a casa?” Di nuovo il testimone risponde “No, no.” La psicologa ripeta “Sei sicura?” La domanda ripetuta rende chiaro che la psicologa vuole che la testimone cambia risposta, quindi per accontentare la psicologa e evitare di essere processato come bugiarda alla fine M. cambia storia dicendo di ricordarsi che Frank è venuto a casa “soltanto una volta.” (pagina 47)

  13. La pscologa non fa caso alle parole della testimone e invece insiste “ma non ha riprovato a chiederlo qualche altra volta?” M. risponde: “No, no.” A che servono le domande ripetute se non per tentare di indurre le riposte?

  14. La psicologa continua ad insistere: “perché tipo adesso va bene, che magari la prima volta mamma ha avuto sta cosa di dirgli che eravate fuori e magari poi dopo, tempo dopo lui l’aveva richiesto? Pensaci bene, M.?” M. risponde di nuovo “No, no.” (pagina 48) Se fosse presente un avvocato per la raggazzina, avrebbe permesso un interrogatorio così?

  15. La psicologa continua a suggerire ripetutamente che l’imputato abbia proposto di accompagnare madre e figlia a casa (abbastanza lontano dal doposcuola dove M. non ha mai messo piede). Così per accontentare la psicologa M. inventa una nuova storia in cui – sorpresa, sorpesa – l’imputato ha proposto di accompagnare madre e figlia a casa. (pagina 49-50) La testimone ha pure inventato un dialogo dettagliato e preciso per rendere più realistico la fantasia di essere accompagnata sotto casa dal doposcuola dove M. faceva finto di aver conosciuto l’imputato. Nota bene che tutte queste affermazioni risalgono dal anno scolastico 2011-2012, cioè quando M. aveva 7 anni – più di 5 anni prima del interrogatorio del novembre 2017.

  16. Solo dopo 50 pagine di testo la testimone inizia a inventare storie in cui l’imputato è diventato all’improviso una persona “strana” con interessa vergognosa nelle feminuccia, guardando le piccole gambe, offrendo caramelle per indossare la gonna, e infine toccando la gambe di una bimba. M. dice “Tutte le mamme l’hanno venuto a sapere e poi l’hanno licenziato a lui di là.” (pagina 54) – un’altra bugia.

  17. M. asserisce di avere avuto 9-10 anni al doposcuola, e offre dialoghi lunghi, dettagliate, e precise che risalgono dal anno scolastico 2011-2012 (documentabile), cioè quando M. aveva 7 anni – più di 5 anni prima del interrogatorio del novembre 2017. La psicologa invece di cercare conferma o contestare che tale precisone di memoria in questo contesto non è proprio possibile, ha incoreggiato la testimone di aggiungere ancora più dettagli consistente con lo scopo del indagine, cioè di raccogliere qualsiasi accusa contro l’imputato per un eventuale processo e condanna di lui. M. ha capito che volevano sentire la “verità”, ma la parola “verità” per loro significa accuse di reati.

  18. La poliziota domanda come si chiama la bimba che l’imputato ha toccato la gamba sotto la gonna, e quanti anni aveva. M. risponde forse “Lucrezia” di “8 anni come me” e dimostra alla psicologa come l’imputato ha messo la mano. Ma puoi cambia storia e dice che l’imputato toccava le gambe di “bambine” (plurale), e ha toccato il sedere di un’altra bimba “Anna” (pagina 61) che ha fidato di raccontarlo a M. perchè è una persona affidabile. Poi M. ha raccontato tutto a tutte le mamme “sconvolte” anche la sua mamma, con dei discorsi lunghi e dialoghi precise, e tutto questo nel doposcuola dove non ha mai messo piede, e tutto prima che l’imputato ha iniziato a frequentare la casa di M. dove era permesso di fare massaggi alla raggazzina nella stanza da letto!

  19. M. asserisce che la madre ha detto a Frank di cancellare suo numero, e poi la testimone dice con enfasi “Frank non si è fatto mai sentire più.” (pagina 79) Nota bene questa affermazione con enfasi, perchè ben presto la testimone poco affidabile cambia storia completamente. (Video interrotto a 0:49.00 senza spiegazione.)

  20. La psicologa di nuovo invece di cercare conferma o contestare che prima M. aveva detto che Frank era bravissimo, la psicologa ricompensa la testimone “Ti credo” e “Sei troppo brava a raccontare le cose”, cercando sempre altre accuse e altre vittime. Pagine e pagine di tanto tempo perso esplorando la fantasia, ma la verità è facile da confermare dato che il doposcuola è 50 metri dalla Questura.

  21. Inoltre, la psicologa ricompensa le accuse, dicendo a M. che “Anna e Lucrezia” non hanno nessuna colpa per quella che ha fatto l’imputato, presupponendo che M. ha raccontato cose vere. Cioè la psicologa ha comunicato che fin quando M. fa accuse contro l’imputato, non ci sarà nessun dubbio che sta dicendo la verità.

  22. Poi la psicologa domanda se l’imputato ha mai fatto qualcosa direttmente a M., e la testimone risponde “Si, nel estate…” Ma l’imputato non c’era mai al doposcuola nel estate – ne prima del anno scolastico 2011-2012 ne dopo l’anno scolastico. Ma M. voleva accontentare la psicologa quindi ha raccontato che l’imputato guardavo fisso le gambe, e l’ha raccontato questo anche alla sorella maggiore R. che ha risposto “A me pure.” (pagina 83) Però la sorella R. era già interrogata prima e non ha detto niente del genere. Anzi, R. ha confermato che M. non è venuta mai al doposcuola.

  23. Poi un’altra bugia: M. asserisce che l’imputato non ha mai portato un computer o una macchina fotografica al doposcuola, ma dice che Frank una volta ha fatto una foto di gruppo col suo telefonno. (In realtà l’imputato ha portato suo computer e macchina fotografica quasi ogno giorno, ha fatto diverse foto e video con la macchina fotografica, documentabile, e in quell’epoca non aveva nessun telefonino con macchina fotografica incorporata.)

  24. Dopo circa un ora di bugie quello che dice M. non ha proprio senso. La psicologa ripeta la domanda se l’imputato ha chiesto di venire a casa, e questa volta M. risponde che Frank l’ha chiesto “3-4 volte”). La psicologa suggerisce se l’imputato è mai venuto a casa, e M. cambia storia rispondendo “Si, una volta, nell’estate” e ha fatto vedere il nuovo cellulare Samsung (un’altra bugia), e si ricorda il dialogo parola per parola, la data precisa: “Verso il 25 luglio, il 26.” (pagina 94). Poi “Erano le tre e mezza” (15.30). Nota bene la precisione impossibile di un presunto evento 5 anni prima quando M. aveva 7 anni. Inoltre, se ci siamo conosciuti al doposcuola durante l’anno scolastico 2011-2012 e Frank è stato “licenziato” prima dell’estate 2012, allora com’è possibile che Frank ha potuto andare a casa dopo che la madre aveva detto che Frank non deve neanche chiamare più?

  25. Anche la psicologa dice che non si convince, così M. accontenta la psicologa e cambia storia. Frank è venuto “prima” del fatto di “Lucrezia.” E’ stato un sabato, c’erano a casa tutte e tre delle sorelle (mai!) e la mamma e Frank hanno bevuto un cafè. (Però in realtà l’imputato non beve mai cafè.)

  26. La psicologa nota che nel racconto dei dialoghi precise, come se la testimone raccontava cose di ieri, M. era poco cortese con l’ospite, e la ragazzina spiega era perchè Frank aveva sbagliato con “Lucrezia” – dimenticando che aveva appena cambiato storia: la visita a casa era “prima” del asserito sbaglio con “Lucrezia.” Nessuno contesta questa contradizione che rende la storia impossibile.

  27. Poi la psicologa fa diverse domande relativa al cellulare di Frank, anche se irrelevante, forse per sfruttare la voglia della raggazzina di accontentare la psicologa con racconti dettagliati, e quindi confondere la testimone con i suoi propri dettagli inventati, dato che nessuno può recordare tanti dettagli precisi di 5 anni prima, all’eta’ di 7 anni. Ormai dopo un ora e 100 pagine di interrogatorio la testimone si è già dimostrata non affidabile ma pronto a inventare qualsiasi discorso per accontentare la psicologa. Invece di interrompere l’interrogatorio a quel punto, la psicologa prende l’occasione di fare altri suggerimenti sempre più gravi. La psicologa dice di nuovo che non si convince. M. deve dire la “verità,” cioè invece di parlare di cafè e cellulari M. deve dire qualche accusa contro di Frank per non far arrabiare la psicologa e la polizia.

  28. La psicoloa dichiara che ci sono ancora più di 2 ore di registrazione che possono fare, una minaccia subdola, quindi M. ricomincia la storia, però questa volta asserisce che all’inizio dell’anno scolastico dopo qualche giorno che ha conosciuto a Frank lui ha invitato a M. di sedersi più vicino a lui. Invece M. ha preferito di sedersi vicino alle sue sorella R. e L. La bugia ovvia è che in realtà i bambini erano divisi a secondo l’età: quelli della scuola elementare in una stanza, e quelli della scuola media nell’altra stanza. In quell’epoca R. e L. non studiavano neanche nella stessa stanza, figuriamoci nella stessa tavola.

  29. M. ripeta la storia in cui ha visto Frank toccare la gambe di “Lucrezia”, sempre con discorsi dettagliati ma questa volta con parole cambiate. Ha cambiato pure la storia di “Anna”: questa volta M. asserisce che lei stessa ha visto Frank mettere la mano dentro i pantaloncini per toccare il sedere di “Anna” mentre che era seduta. Nessuno contesta questo cambiamento. M. conferma di nuovo che erano presente sia R. che L. Poi M. l’ha raccontato a tutte le mamma, che si sono lamentate che Frank le ha deluso dopo che ci conoscevamo tanto tempo (ma in realtà all’inizio dell’anno scolastico ero appena venuto al doposcuola.) Tutto questo discorso dettagliato in novembre 2017, di eventi di 5 anni prima quando M. aveva 7 anni, in un doposcuola dove M. non ha mai messo piede.

  30. Quindi secondo questa testimone Frank non si è fatto vedere più, nonostante che l’imputato ha fatto foto e video girato da lui dentro il doposcuola durante Carnevale 5 mesi dopo. M. asserisce che l’imputato ha telefonato alla madre dopo, e la madre ha detto di non chiamare più, dopodichè non l’ha visto più. Ben presto pure questa storia cambierà.

  31. Al ora 01.18.30 il video è stato chiaramente interrotto, o spento durante la registrazione o tagliato dopo l’interrogatorio, e la registrazione riprende in mezza frase con M. dicendo “Aspetta.” Tutto senza spiegazione. (pagina 121 non rifletta questo fatto). Dopo un’ora di aspetto e un’altra ora e mezzo di interrogatorio, la ragazzina era stanca, anziosa e confusa. Non c’era nessuna urgenza di continuare l’interrogatorio proprio quel giorno. Se ci fosse presente un avvocato per la minorenne avrebbe insistito di fermare l’interrogatorio per quel giorno. Ma siccome l’indagine era considerato più importante del benessere della testimone, è continuato lo stesso.

  32. Anche se M. aveva detto che Frank non è venuto “mai” a casa, e poi ha cambiato e ha detto l’imputato e’ venuto “una volta soltanto”, ora M. cambia di nuovo e dice che Frank “veniva” a casa più “volte” (plurale). Invece di contestare questo nuova storia, la psicologa comanda: “Dimmi, racconte le volte” (pagina 121), perchè alla psicologa piace la nuova storia.

  33. Nonostante che dopo quasi 3 ore in Questura (1 ora di aspetto + 1½ di interrogatorio), e il fatto che M. ha cambiato storia diverse volte, la psicologa continua ad indurre e minacciare la minorenne: “..non me la dire una versione e poi me ne dici altre tre perché veramente non ce ne usciamo più da questa stanza, eh!” (pagina 121). Questo non è stato un invito ma una minaccia. Poi la psicologa aggiunge “anche perché poi perdi di credibilità.” (Come se la testimone non abbia già perso la credibilta!) Ma nelle prossime ore di tortura M. continua a cambiare versioni, anche nei prossimi incontri, e perfino nel Incidente Probatorio. Per lo stato questa testimone non perde mai la credibilità a patto che continua a fare accuse di reati.

  34. La psicologa comanda al testimone specificamente “dimmi ..delle volte in cui Frank è venuto a casa, quante volte, perché veniva, quello che succedeva.” (pagina 122) La minorenne tenta di accontentare la psicologa raccontando di nuovo dialoghi dettagliati e precisi di 5 anni prima quando aveva 7 anni: “e questo era successo il 26 luglio, il 25.” (pagina 123) Ma la psicologa non contesta la credibilità della testimone, e invece suggerisce lei altri dettagli precisi: “era un fine settimana sempre? Sempre un sabato?” (pagina 123) Per accontentare la psicologa M. risponde “veniva sempre il fine settimana, sì.” (pagina 124)

  35. M. descrive la prima visita di Frank a casa con tanti dettagli precisi, due pagine intere, come se è stata ieri (pagina 125-127), ma la psicologa chiede solo più dettagli come se sia normale una memoria così straordinaria. (Se una bambina offre tanti dettagli precise senza nessuna accusa, allora possiamo sospettare che cerca di nascondere qualcos’altro. Ma invece vedremo che anche quando M. fa delle nuove accuse, lei offre sempre tanti dettagli precisi, impossible per la memoria di un essere umano a quell’età.)

  36. La psicologa suggerisce che “ci sono delle cose” che M. non dice. (pagina 129), ma M. risponde “No.” Poi la psicologa insiste, ma M. ripeta “no, io già vi sto dicendo la verità.” (pagina 130) La psicologa continua ad insistere e anche la poliziota aggiunge “e io non credo neanche che sia venuto solo due volte.” (pagina 130) Queste frasi sono chiare induzioni per far cambiare la testimonianza, in un momento quando la ragazzina era già stanca, anziosa, e impaurita.

  37. La psicologa poi aumenta la paura della minorenne parlando della mamma. Anche se la psicologa ripeta che a loro non interessa la madre, la psicologa continua a chiedere informazioni e fare domande relative alla madre: “lui scriveva mai messaggi alla mamma?…quindi la mamma ha registrato il numero di Frank?…tu sai che queste cose si possono rintracciare facilmente?” (pagina 128-130) Ma è possibile mai che la psicologa NON sapeva che queste domande possono spaventare la minorenne? Al contrario, la psicologa forse lo sapeva benissimo, ed era proprio suo scopo di indurre la paura così la minorenne farà accuse contro l’imputato.

  38. La psicologa suggerisce ancora “in questi incontri a casa non si limitava al bicchiere d’acqua, al caffè, alla pipì in bagno, ma che magari lui…” (pagina 130) Ma come sapeva la psicologa cosa l’imputato si limitava a fare? Come si permette la psicologa di suggerire in un interrogatorio con un minorrene che l’imputato ha fatto altro?

  39. M. insiste “comunque questa è tutta la verità, il fatto di Anna, Lucrezia…” nel doposcuola dove M. non c’è stata mai, ma la psicologa risponde “Ci credo.” (pagina 131)

  40. L’induzione diventa sempre più specifica quando la psicologa dice “Non è che noi stiamo vedendo solo te e tua sorella, non siete le uniche…questo che dice? Che lui ha fatto (con enfasi) probabilmente delle cose sbagliate e cercheremo di capirlo grazie a questi incontri, la Dottoressa sta cercando di capirlo, anche con altri bimbi. Tu vuoi che lui continui a fare del male a qualche altro bambino?” (pagina 132) Cioè, invece di indagare per sapere se l’imputato sia colpevole di qualcosa, la psicologa suggerisce che l’imputato è colpevole, e qualche male nel futuro sarà la colpa di M. se non lo accusa.

  41. La psicologa poi ripeta un’altra volta “perché se tu non la dici, lui può continuare a fare del male a un sacco di bambini.” (pagina 133) Solo dopo questa lunga serie di induzioni e minaccie la minorenne cambia storia di nuovo, iniziando con la frase “va bene, ora basta, ora mi libero.” (pagina 133) Nota bene che M. non ha detto “Ora io proteggo altri bambini” ma invece ha detto: ora si libera da questa tortura del lungo interrogatorio coercitivo (ormai 3 ore in Questura a 13 anni).

  42. Però la nuova storia del testimone e’ ancora meno credibile delle altre storie. Nonostante che la madre “sapeva” degli “sbagli” che abbia fatto l’imputato con “Lucrezia” e “Anna” al “doposcuola”, M. dice che la mamma permette a Frank di venire di nuovo a casa “per vedere lui che reazione faceva” (pagina 134), la madre lo lascia da solo con la figlia, e Frank invita la bambina di andare nella stanzetta con lui – e M. ci va tranquillamente!

  43. La psicologa di nuovo invece di contestare questo scenario impossibile, incorregia la ragazzina di continuare. Ora M. asserisce che nella stanzetta Frank ha proposto di fare un massaggio alle spalle, dopodiche è andato via. La psicologa invece di domandare dove era la madre, e se l’ha raccontato alla madre, la psicologa è contenta di sentire questa nuova storia in silenzio. (pagina 135)

  44. M. continua, asserendo che dopo tre giorni Frank è venuto di nuovo, ha proposto di andare di nuovo nella stanzetta per un massaggio, ma questa volta l’imputato ha detto “spogliati.” La ragazzina rifiuta: “Mi ci sono incazzata proprio come una bestia” e “Subito gliel’ho detto a mia madre,” che poi ha detto a Frank: “ Vattene fuori, prima che ti vado a denunciare, dice, pezzo di mascalzone che non sei altro!” (pagina 136-137) Tutto raccontato sempre con dialoghi precisi, anche se si tratta di un ricordo in novembre 2017, di un presunto atto nell’estate 2012, quando il testimone aveva 7 anni.

  45. Con la psicologa in silenzio M. fa un lungo discorso in cui Frank non si è fatto vedere più, solo dopo un anno ha telefonato alla madre che ha ripetuto a Frank di non venire più, ma per suo buon cuore ha perdonato Frank di nuovo, quindi permette Frank di venire a casa di nuovo, e lui viene con la macchina fotografica per fare qualche ritratto, sempre con dialoghi precisi (pagina 137-138). Nonostante la memoria straordinaria della ragazzina, non si ricorda che l’imputato aveva fatto tante foto di lei e sua famiglia da quando M. aveva 5 anni, tutto perquisito nel marzo 2016 e ora nelle mani del Pubblico Ministero.

  46. Questa storia incredibile continua quando Frank torna (sempre dopo 3 giorni) per consegnare le foto, ma questa volta l’imputato invita madre e figlia di spogliarsi per un ritratto più intima (pagina 139). Dopo un discorso sempre preciso la madre prende l’imputato fisicamente e lo butta fuori di casa. Dopo la sorpresa della psicologa per la grande forza della mamma, M. aggiunge che la madre ha dato pure un calcio a Frank (pagina 141).

  47. Poi M. giura “Basta, questa volta vi sto dicendo la verità (fa il gesto baciandosi le dita) lo sto giurando a mia madre, a mio padre e a tutta la mia famiglia.” (pagina 142) La psicologa non contesta i dettagli precisi, e invece suggerisce che Frank e venuto a casa “almeno un cinque, sei, sette volte.” (pagina 142) Per accontare la psicologa la ragazzina risponde subito “” anche se M. prima aveva detto solo una volta, poi 2 volte, poi 3-4 volte. Più avanti la psicologa suggerisce numeri ancora più alti, e per accontentare la psicologa la ragazzina risponde sempre “Sì.

  48. La psicologa suggerisce che Frank ha portato cose da mangiare, e M. risponde subito “”, e descrive in dettaglio tutta la frutta e yogurt che Frank portava. Poi la psicologa suggerisce se Frank ha mai portato dei soldi a M. e sua madre, e M. risponde solo a lei per suo compleanno. La psicologa domanda se questa è stato prima o dopo i massaggi, e M. dice con enfasi “prima, prima” (pagina 145).

  49. Nonostante l’enfasi del testimone, la psicologa suggeriscee quando ti ha chiesto, quel giorno di farti i massaggi, ti ha promesso qualcosa?” (pagina 146) Così per accontentare la psicologa M. cambia subito la storia e risponde “prima che mi aveva detto, fa dice, di spogliarmi, mi fa dice: “ti prometto, dice, che ti do, dice, 30 euro, 35 euro” (pagina 146). M. l’ha detto subito alla madre, e la madre ha buttato Frank fuori, “e poi non si è fatto sentire più fino adesso.” (pagina 148) La psicologa non contesta che poco fa M. non aveva detto niente di soldi, e invece aveva detto che la madre ha detto a Frank di non venire più. Cioè in novembre 2017 M. non si ricorda cosa ha detto alcuni minuti prima, ma si ricorda tanti dettagli e discorsi precisi di 5 anni prima.

  50. Dopo un ora e 40 minuti quando l’interrogazione di un minorenne dovrebbe finire, viene interotta finalmente alle 18.40 per andare in bagno, riprende alle 19.01, e la psicologa comanda che M. deve “svuotare il sacco.” Invece di contestare le storie incredibili che M. aveva già detto, la psicologa suggerisce che se ci sono altre persone coinvolte, o se sono successe altre cose ancora più brutte, M. deve avere il corraggio di dire. Quindi anche se M. aveva detto che Frank non si è fatto vedere più, ora per accontentare la psicologa M. cambia storia di nuovo. Prima della “richiesta” di spogliarsi, una mattina Frank è venuto a casa e ha bacciato M. sulla faccia e in bocca. La ragazzina protesta, e la psicologa interrompe, suggerendoe lui era sopra… com’era messo?” (pagina 158) Nota bene che la testimone non aveva detto niente del corpo di Frank, nemmeno contatto col corpo; ha suggerito questo la psicologa senza nessuna spunta della ragazzina. M. ha detto “io non l’ho sentito che lui si era messo appoggiato nel mio letto,” (pagina 159) . La psicologa suggerisceappoggiato o sdraiato accanto a te?” Per accontentare la psicologa M. cambia la parola “cioè sdraiato.” (pagina 159)
  51. Per accontentare la psicologa M. dice subito “ehm…, tipo sopra il mio letto, però tipo messo così” (pagina 158) (dimostra con la mano di Frank sul suo mento.) Nota bene che M. dice sopra il suo letto con suo mano sul suo mento, non sopra di lei.

  52. La psicologa continua a suggerireseduto o…(sdraiato) accanto a te?” M. risponde subito “Sì.” (pagina 158) M. ha protestato i bacci e dice che Frank deve andare via. M. lo dice a sua madre, e la mamma dice a Frank di andare via altrimenti lo fa ammazzare da suoi fratelli. La psicologa suggeriscecon la lingua è entrato dentro la tua bocca?” M. risponde “no, non c’è arrivato.” (pagina161) Tutto questo “prima, prima” del giorno che M. è andata di nuovo nella stanzetta per fare un altro massaggio! La psicologa dice che M. deve fare ordine nel racconto, così M. cambia storia dicendo è successo “dopo” (la richiesta di spogliarsi). Ma invece di fare ordine, la ragazzina rende la storia ancora più incredibile. Cioè, dopo di essere stato buttato fuori fisicamene, Frank torna di nuovo, la madre lo fa entrare casa, e Frank entra nella stanzetta di M. per bacciare la ragazzina in bocca!

  53. Solo dopo 3 ore in Questura la testimone inizia a accusare l’imputato di aver fatto reati contro di lei, le accuse sempre indotte dalla psicologa, e sempre storie incredibili. La testimone asserisce che l’imputato aveva la macchina fotografica a tracollo, ma non la sentiva quando Frank era “sdraiato accanto” a lei. (pagina 165-167). Questo elemento del racconto sarà importante più avanti quando la psicologa suggerisce che il testimone cambia storia di nuovo.

  54. Nonostante il fatto che prima M. aveva detto questo periodo di massaggi erano nell’estate dopo il doposcuola (2012), poi ha cambiato storia e ha detto un anno dopo (2013), ma ora cambia di nuovo e dice che “è stato l’anno scorso” (pagina 167). Invece di contestare la storia cambiata la psicologa domanda la data specifica, e per accontentare la psicologa la ragazzina dice “sì, sì…(20)16, 16. Ehh, cioè verso… metà di giugno. (pagina 168) sempre ripetendo dopodiche Frank non si è fatto vedere più.

  55. La psicologa domanda “sei certo che quello era il tempo?” Per accontentare la psicologa la minorenne risponde “Proprio quel tempo, me lo ricordo come se fosse ieri.” (pagina 168) Ma ben presto M. camberà anche questo tempo.

  56. Poi la psicologa dice che è confusa e chiede di repetere quando Frank è venuto la prima volta. Adesso M. dice a 8 anni, dopo la storia di “Anna” e “Lucrezia” al doposcuola. La poliziota suggerisce che “prima ha detto che la prima volta che era venuto i fatti non erano successi, adesso invece sono successi?” (pagina 171). (In realtà M. aveva detto tutte e due le versioni “prima” e “dopo”.) La poliziota suggerisceSe uno dice la verità per forza ti devi ricordare.” (pagina 171). (Ma non è vero. Una persona può dire la verità e non ricordare.) Per accontentare la poliziota, la ragazzina cambia storia “okay, allora la prima volta (è venuto a casa) non sono accaduti i fatti” (del doposcuola). (pagina 171)

  57. M. poi descrive le prima 3 visite di Frank a casa, sempre con dialoghi lunghi e precisi ma parole diverse delle altre versioni. Nonostante che prima M. aveva detto Frank era venuto l’estate dopo il doposcuola, ora cambia e dice la terza volta che Frank è venuto a casa aveva 11 anni, quindi 3 anni dopo il doposcuola. La psicologa contesta che prima M. aveva detto che la seconda volta Frank “venne l’indomani” (pagina 178). Per accontentare la psicologa, M. cambia di nuovo e dice “niente mi scusi…sempre dai 8 ai 9 anni.” (pagina 178)

  58. Invece di proseguire il punto del discorso – quando Frank è venuto la prima volta, prima o dopo “i fatti” del doposcuola – la psicologa cambia argomento e suggerisce che Frank è venuto tante volte. La poliziota suggerisce “è venuto cento volte” (pagina 178) Dopo i suggerimenti anche dalla psicologa che Frank frequentava “spesso” la casa di M., la ragazzina accontenta loro cambiando storia di nuovo e dice che Frank veniva “tre volte alla settimana…il lunedì, il venerdì, e l domenica” (pagina 180) nell’estate al tempo del doposcuola 2011-2012, cioè 5 anni prima del interrogatorio quando M. aveva 7 anni!

  59. Dopo 3 ore e mezza in Questura in cui la ragazzina ha detto tante bugie documentabili, ricordi precisi di dialoghi di anni fa, ha subìto tanti induzioni e minaccie, a.e. “sennò non ce ne usciamo più” (pagina 179), la ragazzina voleva uscire dalla Questura a tutti i costi, possiamo concludere che è una testimone affidabile? Possiamo lasciare perdere tutto questo e invece scegliamo di credere solo le accuse?

  60. M. dice che Frank non corteggiava la madre, ma Frank piaceva alla madre. Poi dice “lui gli faceva sempre a mia madre:“tu mi piaci, tu mi piaci, tu mi piaci”(pagina 182) Però nel secondo incontro dell’Incidente Probatorio il P. M. ha detto il contrario: Non c’era niente fra Frank e la madre, infatti l’idea la colpisce più di tutto! (I.P. Pagina 69)

  61. La psicologa ora si arrende nel tentativo di raccogliere una storia consistente e credibile, e invece adesso comanda al testimone di raccontare solo le cose più brutte che sono successi in tutti questi anni. Cioè essendo fallito il tentativo di dimostrare che la ragazzina sia una testimone affidabile in generale, andiamo direttamente a qualche accuse di reato che ci serve!!! Quindi M. ripeta la asserita richiesta di Frank di spogliarsi, ma cambia le parole e atmosfera. Vedi 44 quando M. dice che si è incazzata, l’ha detto subito alla madre, che ha buttato Frank fuori di casa con la minaccia di denunciarlo. Invece in questa nuova versione M. asserisce che lei ha risposto alla richiesta sempliciamente “No”. Frank ha detto che M. ha un bel corpicino, e M. risponde “Grazie” dopodiche Frank propone un massaggio, e M. risponde “Vabbè… fammi i massaggi nel collo” (pagina 182) poi Frank ha preso un “cafè” e sceso.

  62. La psicologa invece di contestare questi cambiamenti, domanda solo quanti anni lei aveva, e M. risponde “è stato l’anno scorso” quando aveva 12 anni (pagina 188). Poi asserisce che Frank è venuto di nuovo e ha chiesto di nuovo di spogliarsi, e ha pure offerto 10 Euro. M. rifiuta, così Frank aumenta l’offerta a 20 Euro. La psicologa suggerisceio ho la sensazione che invece qualche volta tu a queste richieste hai ceduto?” (pagina 190) M. risponde “No” ma probabilmente capisce che la psicologa vuole sentire cose del genere.

  63. Così M. accontenta la psicologa dicendo che Frank è tornato dopo una settimana o una settimana e mezzo, ha proposta un altro massaggio, e M. ha detto va bene. M. prima aveva detto che indossava la maglietta, ma ora per accontentare la psicologa la ragazzina cambia “io sempre però con le mutandine e il top.” (pagina 191) per coincidenza proprio simile a quello che aveva suggerito la psicologa. Di nuovo la psicologa suggeriscesempre? Quindi, anche le altre volte avevi avuto mutandine e top?” (pagina 191) Per accontentare la psicologa la ragazzina risponde subito “.”

  64. La psicologa domanda dove Frank faceva i massaggi, e M. dice “mi faceva i massaggi da qua (indica il braccio e il collo) da qua, nel collo, nella testa, qua… qua si fermava” (dimostra NON il petto) (ore 02:09:24, pagina 192-193) Poi la pancia e le gambe. Per questo lavoro Frank ha dato a M. 25 Euro anche se M. non voleva accettare i soldi! (pagina 194) M. asserisce che dopo Frank è venuto solo un altra volta e ha detto che è “ricercato” dalla polizia. M. inventa una storia in cui Frank abbia detto la causa sia del male che ha fatto ad una signora, raccontato sempre con dettagli precisi. La psicolga finalmente ammetta che è difficile ricordare con tutta questa precisione anche se ci crede che delle cose sono successe. Cioè la psicologa istruisce la testimone di dire solo le accuse, senza dettagli poco credibili.

  65. Comunque la psicologa dichiara “io ci credo che tu ti difendevi, che la mamma lo ha buttato fuori di casa, che tu gli hai detto “ma sei pazzo” (pagina 197-198). La psicologa non spiega perchè crede proprio questo ma non le altre cose che la testimone dice. E’ un esempio per insegnare alla ragazzina quel tipo di “verità” che la psicologa vuole sentire dalla testimone. In un interrogatorio successivo, la psicologa suggerà il contrario.

  66. La psicologa continua la sua lezione “sono successe delle cose importanti, in cui lui ti ha fatto fare delle cose a te o alle tue sorelle o insieme, questo è quello che a noi ci serve per potere fermare quella persona…non le caramelle” (pagina 198). Cioè vogliono sentire cose più gravi. Dopo che tutti hanno usato il nome Frank numerose volte la psicologa ora si referisce all’imputato ancora solo sotto indagine così “quella persona” cioè il cattivo.

  67. La psicologa domanda quando M. ha avuto la notizia che l’imputato era “sotto indagine”, e M. specifica: venerdì il 13 marzo 2017 (pagina 199-200) (in realtà sotto gli arresti domiciliari in quel mese, ma ben presto M. cambia la data). Dice che Frank abbia fatto pure un massaggio quel giorno “sempre con le mutande e reggiseno” (pagina 200). La psicologa suggerisce “e tutte le volte che ti faceva il massaggio ti dava dei soldini?” (pagina 200) Per accontentare la psicologa M. risponde “”.

  68. Poi M. dice che qualche volta Frank dava cifre diverse, perchè lui ha anche sceso per includere il seno nel massaggio “però di sotto no” (non la zona genitale) (pagina 202). La psicologa suggerisceti vergognavi, no?” e per accontentare la psicologa M. risponde “” anche se M. non dimostra nessuna vergogna di raccontarlo, e subito si contradice dicendo che Frank ha detto di togliere il top, e M. risponde “Ho detto: dai, tanto non ne ho, che cosa ho da nascondere.” (pagina 203) Poi il top sparisce e “Tutto insieme tipo a… tipo appoggia la bocca, tipo, sul mio seno e io, tipo…” (pagina 203) M. dice che era sciocatta, ma invece di dirlo alla mamma, lascia che Frank continua il massaggio. Nessuno chiede perchè M. non l’ha detto subito alla madre, perchè così la storia cade in pezzi. Invece si servono le accuse, quindi ora M. è libera di proseguire senza necessità di coerenza.

  69. M. asserisce che Frank poi ha cercato di abbassare le mutandine, ma M. ha protestato, così l’imputato si è fermato, lascia 45 Euro, e va via. Poi in futuro “tutti massaggi normali.” (pagina 204) M. aggiunge che l’ha detto alla madre, che poi ha detto a Frank con calma che lui può continuare a venire e fare massaggi, ma deve fare solo massaggi normali “e mia madre stavolta si è stata là davanti.” (pagina 205) La psicologa domanda quando, e M. risponde in maggio 2017 nel pomeriggio, dopodiche Frank non si è fatto vedere più, e M. non sapeva perchè!

  70. Invece di contestare la storia incredibile, la psicologa suggerisce più accuse. “anche tu dovevi fare massaggi a lui? Ti chiedeva mai di fare massaggi?” La ragazzina risponde subito “” (pagina 208) Ora la psicologa protesta “ormai siamo qui dalle cinque (17:00) e tu ci hai detto cinquecento cose diverse.” (pagina 209). La psicologa suggerise che siccome la madre non lavora, si servivano dei soldi. Ora la psicologa scusa la madre dicendo che non vuole punire una persona ingiustamente.

  71. La poliziota si interrompe per rispondere al telefono, e la psicologa mette la mano sulla spalle della testimone (ore 02:23:30). La psicologa poi dice una bugia lei a M. “Tutte queste cose che stai dicendo…sono le stesse cose che altre ragazzine al tuo posto mi hanno già raccontato.” (pagina 212) Cioè suggerisce che altre ragazzine hanno accusato Frank delle stesse cose, che non è vero affatto, ma serva ad indurre questa testimone di fare accuse.

  72. Poi la psicologa suggerisce una nuova versione della storia quando M. dormiva: “lui si è messo sopra di te mentre dormivi e tu ti sei svegliata con lui di sopra?” (pagina 213) In realtà M. non aveva detto niente del genere. M. aveva detto solo che Frank l’ha baciata, e la psicologa ha suggerito che Frank era sdraiato “accanto a te”. Vedi 52. Ora Frank non era più accanto ma “sopra” di M. – secondo la psicologa! Naturalmente, la ragazzina annuisce, e per accontare la psicologa aggiunge che si sentiva “un peso adosso troppo pesante”. (pagina 215) Nota bene che nella prima versione M. non ha detto niente del corpo di Frank. Solo dopo i suggerimenti della psicologa M. ha aggiunto “accanto” ed ora “sopra”, e infine Frank “Tipo lui tutto insieme mi abbassa, tutto insieme la maglietta e mi da il bacio nel seno…” (pagina 217)

  73. M. dice che ha buttato voce, ma nessuno chiede chi l’ha sentito. La psicologa invece di contestare questa nuova versione che contradice la prima versione, suggerisce sempre più accuse: “E’ un peso morto o fa qualche cosa?” M. risponde “no, no…” così la psicologa suggerisce di nuovocon il tuo corpo, cioè senti che fa qualche cosa?” M. ripeta “no,no…no,no” (pagina 218) (Probabilmente lo stesso suggerimento che hanno fatto alla testimone F.O.) M. aggiunge “soltanto che, mi trovavo sto peso addosso, giusto?” Nota bene, M. ha chiesto “Giusto?” La ragazzina ha chiesto confirma per sapere se ha dato la risposta desiderata.

  74. La psicologa continua a suggerire “uh, lui si è mai tolto i pantaloni in queste situazioni con te?” M. risponde “no, no, no… la verità devo dire, no.” (pagina 218) Risposa “sbagliata”, quindi la psicologa ripetala verità, sì che devi dire la verità. Lui si è mai denudato davanti a te?”… “si è mai svestito? Lo hai mai visto nudo?” (pagina 219) Così naturalmente M. cambia risposta. “no, soltanto una volta quando… praticamente mi stava facendo i massaggi?…e tipo, io ero messa a pancia in giù, mica ho visto a lui che si è abbassato i pantaloni…e mi sentivo una cosa, tipo mi giro e vedo a lui nudo, gli faccio: “Frank, ohh!!”… (pagina 219) La psicologa suggeriscetotalmente nudo?” M. per accontare la psicologa risponde “Sì.” M. inizia un’altro dialogo preciso, ma la psicologa la interrompe per non rendere ridicola la testimonianza.

  75. Anche se M. aveva detto che non ha mai visto Frank nudo, poi cambia e dice “mi giro e vedo a lui nudo” ora la psicologa suggerisce un altra risposta “tu come fai a sentire che lui è nudo? C’è un contatto tra voi due?” (pagina 219-220) M. risponde prima “no” così la psicologa insiste “come hai fatto a capire che era nudo?” anche se M. aveva detto chiaramente “mi giro e vedo a lui nudo.” e M. ha risposto “no” alla domanda se c’era contatto con suo corpo. M. ripeta che si è girata normale, ma poi M. accontenta la psicologa e cambia risposta “Tutto insieme, tipo… mentre non me l’aspetto, tipo, mi sale addosso, mi sale…mi sale addosso nudo.” (pagina 221)

  76. La psicologa domanda come era vestita lei, e M. risponde che questa volta aveva mutande ma senza top. Anche se prima M. aveva detto “sempre con mutande e top”, la psicologa non domanda dove è finito il top. M. continua la storia e per la terza volta finisce la sua frase con “giusto? per chiedere confirma se ha dato la risposta desiderata. La psicologa suggerisce di nuovo “ma tu non lo sentivi che era nudo?” M. risponde “’nzù (no)”. Risposta “sbagliata”, così la psicologa suggerisce di nuovo “lo sentivi, cioè, dico sulla pelle, specialmente che non avevi la magliettina, tu hai sentito che lui non aveva vestiti.” (pagina 223) Così M. cambia storia…mi cominciava a toccare e io tipo sentivo una cosa di dietro, gli faccio: “Frank, ma…?

  77. Dopo il suggerimento della psicologa che M. ha sentito qualcosa dietro, la psicologa domanda “cosa” ha sentito. M. da la risposta desiderata “allora, sentivo… cioè la cosa che hanno i maschi.” (pagina 224) Poi la psicologa dice la bugiama tu hai detto poco fa si è messo sopra di me…” In realtà la parola “sopra” ha suggerito la psicologa nella storia quando M. dormiva. La ragazzina stanca e stuffa dopo 2 ore di interrogatori + 1 ora di aspetta non si ricorda (o non se ne frega) cosa ha detto poco fa, quindi M. risponde “uh”. La psicologa finisce la frase per M. mettendo le parole in bocca “..e mi toccava.” (pagina 225)

  78. Poi anche se M. non ha detto che Frank “ha fatto” qualcosa con il pene, la psicologa suggerisceCosa ha fatto con questo pene?” Per accontentare la psicologa M. risponde “niente, tipo… mica se lo toccava, me lo “stricava” a me (il fondoschiena) e io tipo lo sentivo.” (pagina 225) (Probbilmente lo stesso suggerimento che la psicologa ha fatto a F.O.) Prima M. aveva detto che dopo la richiesta di spogliarsi, Frank ha fatto solo massaggi normali con la madre davanti. Invece ora M. dice che lei è andata a dire alla madre cosa ha fatto Frank. Ma nessuno chiede a M. di spiegare queste contradizioni, perchè altrimenti la storia cade in pezzi. M. poi racconta un lungo discorso preciso della madre, ma nessuno contesta niente perchè questa accusa è la più desiderata di tutte.

  79. La psicologa domanda quando è successo l’accusa eccellente, e M. risponde sempre in maggio di quest anno (2017). Prima aveva detto che l’ultima visita di Frank è stata in marzo 2017, e ora inoltre al mese cambiato M. asserisce con certezza che non c’era più la scuola. La psicologa nota che invece in maggio c’è ancora la scuola. Finalmente la poliziota domanda, in tutte queste cose la mamma dov’era? M. risponde “la mamma era in cucina, cioè la mamma non sapeva niente, perché lui mi diceva di non dire niente alla mamma.” (pagina 230). Invece di contestare che questa nuova versione contradice i lunghi discorsi precisi delle reazioni infuriate della madre che M. aveva asserito prima, ora la poliziota dice “Ho capito, ma in tutto… tutte queste volte la mamma non è mai venuta a controllarlo in stanza per vedere che cosa faceva?” (pagina 230) M. risponde No, perchè la madre aveva la fiducia di lui. Ma nessuno domanda perchè la madre abbia tante fiducia di lui?
  80. Sia la psicologa che la poliziota contesta che M. prima aveva detto che ha raccontato le cose alla madre diverse volte, e poi la madre stava sempre davanti durante i massaggi. Così la poliziota suggeriscee invece da qui ho capito che forse è l’ultima volta quando lui ha esagerato? …e quindi l’ultima volta la mamma non era più venuta allora?” (pagina 232) Cioè tutte le accuse sono successe solo nel ultimo giorno: M. si è svegliata e Frank era nella stanza con lei, lui si è messo accanto e sopra di lei, il bacio in bocca, la richiesta di spogliarsi, la proposta di fare foto tutto nudo pure con la madre, abbassare le mutandine, il baccio sul seno, il pene sul fondoschiena, tutto in un giorno – l’ultimo, e poi M. solo allora l’ha raccontentato alla madre.
  81. Avendo superato facilmente la contradizione che rende la storia impossibile, la psicologa prosegue a suggerire altre accuse: “si limitava a questo, cioè massaggi che poi in realtà, adesso stai dicendo anche che non era solo il massaggio perché ha tentato di…ti ha toccato…Ti ha toccato solo il seno o anche qualche altra parte del tuo corpo? (pagina 232-233) Da dove viene questo “adesso stai dicendo” non lo so perchè né nel video né nella trascrizione M. abbia detto una cosa del genere. Invece per accontentare la psicologa ora M. annuisce e risponde “sì, anche sotto, però io gliela toglievo la mano perché… dicevo…eh, vabbè lo dico, il fiorellino.” (pagina 233)
  82. Invece di cercare qualche confirma la poliziota esclama “eh!” a questa nuova accusa eccellente. La psicologa suggerisce “sopra o sotto le mutandine?” M. naturalmente da la risposta desiderata “Sotto.” (pagia 233) Poi la psicologa suggeriscequeste mutandine erano sempre messe, o per caso lui ti ha chiesto di togliertele?” Anche se M. non dice che Frank ha chiesto di togliere qualcosa neppure che lui avesse tolto qualcosa, la psicologa suggerisce di nuovoquindi quella volta che ti ha toccato il fiorellino, tu le mutandine non le avevi?” Per accontentare la psicologa M. risponde “No.” (pagina 234)
  83. La psicologa suggerisce di nuovo “senti, dimmi una cosa, ma queste cose che lui ti chiedeva di fare, le ha fatte anche alle tue sorelline?” (pagina 234) Nota bene che M. non aveva nessuna sorellina, ma M. risponde prima No, e poi la psicologa suggerisce “come fai ad esserne sicura?” Così M. cambia risposta con un lungo discorso preciso in cui Frank abbia offerto un caramellina alla sorella L. per baciare il fiorellino, ma la sorella ha rifiutato. (pagina 235) Cioè M. asseriva che io abbia dato 25 Euro a lei per un massaggio, ma io abbia offerto solo una caramellina alla sorella più grande per poter baciare il fiorellino! Nessuno protesta questa accusa impossibile, nè va ad interrogare L. per qualche conferma.
  84. Essendo una storia tutto credibile (?), la psicologa non contesta niente e invece prosegue a suggerire che Frank abbia proposto che le sorelle si danno massaggi a vicenda. M. risponde no, soltanto fra lei e il cuginetto R.B. per il video di massaggi. (pagina 235-237)

  85. M. dice che R.B. aveva 6 anni quando Frank ha conosciuto lo zio S.B. (il padre di R.B.) “la prima volta Frank che è venuto.” La psicologa suggeriscela primissima volta” così M. risponde “”. (pagina 239) Nonostante che questa contradice tutta la storia del doposcuola, (le visite prima degli scandalosi “fatti” di “Lucrezia” e “Anna”), nessuna contesta niente.
  86. La psicologa suggeriscecomunque in una volta in cui fate questo massaggio che diventa qualcosa di più di un massaggio?” (pagina 242) Anche se M. aveva detto che l’ultima volta quando Frank ha fatto il massaggio e l’ha chiesto a M. di spogliarsi, ecc. e M. l’ha raccontato alla madre e così Frank non è venuto più, per accontentare la psicologa M. ora cambia e risponde “”.
  87. Invece di contestare questa contradizione la psicologa prosegue, suggerendoE arriva lo zio che porta questo pacco.” M. sembra proprio insensibile alla mancanza di logica e risponde “uh, uh”. (pagina 242)
  88. Poi Frank ha proposto al zio di fare il “filmino”! Poco fa M. ha detto che Frank aveva fatto tutte le cose sbagliate nell’ultimo giorno dopodiche la madre l’ha saputo. Quindi la poliziota rilegge il verbale “l’ultima volta che mi ha fatto il massaggio, quando abbiamo finito è venuto a casa mio zio S.B….” (pagina 245) Prima M. aveva detto che tutte le cose sbagliate che Frank abbia fatto erano nel giorno dell’ultimo massaggio, dopodiche M. ha raccontato alla Madre e Frank non è venuto più. Ora invece la psicologa suggerisce che sono successe prima che è venuto lo zio, e senza riflettere M. risponde “”.
  89. La ragazzina descrive che Frank dice “facciamo un filmino… che tu gli devi fare i massaggi a R.B. (il cuginetto).” Però R.B. sempre con la tovaglietta di sopra, cioè sopra il…” (zona genitale di R.B.) (pagina 247) Poi M. aggiunge “vabbè, dai… comunque Frank ha fatto firmare dei fogli a mio zio.” (pagina 250) “a mio zio e a mia madre” (pagina 251)
  90. Anche se la psicologa aveva detto che a loro non interessa procedere contra la famiglia di M., la polizia cerca di convincere M. di implicare lo zio nella ricevuta dei soldi per il video. Dopo che M. dice Frank ha dato 50 Euro ai bambini, la psicologa suggerisce “e allo zio altri 50 euro?” M. risponde “No, no”(pagina 253)
  91. Poi la psicologa dice che M. deve spiegare come hanno fatto il video, e M. risponde “che io gli dovevo fare un massaggio normale a mio cugino… (lui) sempre nelle parti intime la tovaglietta.” (e M. vesitita) (pagina 255) con gli adulti che assistevano.
  92. Anche se M. aveva detto chiaramente che lei deve fare il massaggio al cuginetto, la psicologa suggeriscee R.B. l’ha fatto anche a te?” M. risponde “No, no.” (pagina 257) Dopo M. aggiunge “Io, sia mio zio, sia che mia madre, sia che mio cugino, noi non abbiamo responsabilità..” (per il video) (pagina 259) Cioè M. aveva paura che c’è il rischio che loro possono essere processati come complici nel video. (Quindi, conviene accusare Frank di cose più grave e così M. invece fa finta di collaborare con lo stato.)
  93. La psicologa domanda quando è stato girato il video, e M. ripeta di nuovo dopo l’ultimo massaggio, metà giugno 2017. (pagina 261) Cioè M. è così stanca e confusa che non capisce più niente. Poco fa M. aveva detto due anni fa quando il cuginetto aveva 6 anni (In realtà il video è stato girato in marzo 2014 quando il cuginetto ne aveva 5). Infine, dopo l’ultimo massaggio in “maggio” 2017 M. ha raccontato alla madre gli “sbagli” di Frank, e lui non è venuto più. La poliziota nota che i conti non tornano, ma nonostante la condizione confusa della testimone, l’interrogatorio continua.
  94. Poi M. dice che il cugino non aveva 7 anni, era un po’ più grande: 8 anni (la verità è al contrario). La psicologa suggerisce che forse i massaggi erano nel maggio 2016, quindi M. rispondi “uh, uh.” (pagina 264)
  95. La poliziota nota “no… capisci perché lei da quello che ha detto prima sembrava da poco, adesso un anno fa. C’è un macello… con le date…” (pagina 266) C’è anche un maccello con la logica.
  96. La psicologa domanda a M. quanti anni aveva nel 2016. In questo momento M. non è neanche capace di fare il semplice calcolo, quindi risponde solo con l’anno della sua nascita “2004”. (pagina 267) Nonostante questo, l’interrogatorio continua.
  97. La psicologa domanda quante pagine è il verbale, come se riempire il verbale sia più importante che la coerenza della testimone. (pagina 268) Quante volte Frank ha fatto massaggi, domanda la psicologa, e M. risponde subito “un 11 volta, 12, una cosa del genere” (pagina 269) Invece di domandare come ha fatto questo numero, la psicologa domanda altri dettagli.
  98. La psicologa domanda come si comincava con Frank, e M. nega di aver scambiato messaggi. La psicologa dice “si può verificare questa cosa,” (pagina 271) quindi M. cambia storia “soltanto una volta” Finalmente M. dice “ma io non ce la faccio più.” (pagina 272)
  99. Invece di finire l’interrogatorio la psicologa domanda se c’è qualcosa altra importante da dire. M. risponde “No”, e ripeta “no, non mi viene più niente in mente.”(pagina 273). La psicologa non fa caso alla condizione della testimone, e invece insiste suggerendouh, Frank ha mai cercato di avere un rapporto sessuale con te?” M. risponde subito “sì… sì ma io gli ho detto no!” (pagina 273) La psicologa domanda Quando? M. risponde “Non mi ricordo…” Ma per accontentare la psicologa, la ragazzina stanca e confusa inventa una nuova storia.
  100. In un lungo discorso M. descrive che Frank faceva un massaggio nel “letto a castello”, lui ha messo M. sopra di lui, e all’improviso ha cercato con la forza di fare l’amore con lei. M. ha buttato voce, ha dato un calcio a lui, l’ha detto alla madre, e lei gli ha dato uno schiaffo in faccia e poi l’ha buttato fuori da casa! La psicologa suggerisceogni volta che facevate i massaggi tu eri nel letto a castello sopra?” M. annuisce. (pagina 280) Poi la psicologa protesta, così M. cambia “vabbè no, niente! Eravamo giù… mi ero confusa mi scusi è la stanchezza.” Poi M. spiega che il letto a castello non l’aveva proprio.
  101. La psicologa suggerisce se il pene di Frank ha toccato qualche parte, e M. risponde “no, no, no… per fortuna no, no non ha toccato niente.” (pagina 281) La psicologa suggerisce che questo è successo l’ultima volta che ha visto Frank quando hanno fatto il “filmino”. Anche se questo suggerimento non ha nessun senso, M. risponde subito “” La psicologa poi si contradice come un gioco con un cane e suggeriscequindi è successo prima del filmino” e M. annunisce! (pagina 284) Almeno la poliziota insiste “tanto non continuiamo perché…” (ore 20.38)

Questo interrogatorio è una chiara violazione del consensus internazionale sul modo corretto di intervistare un testimone minorenne (1), nonostante le asserzioni del perito. E’ una vergogna allo stato italiano, ma è stato seguito da due altri lunghi interrogatori ancora più coercitivi della stessa minorenne.

Reference:

Research has helped to develop an international consensus about the ways in which interviews should be conducted, revealing the conditions under which recall is likely to be accurate, and the conditions in which it is likely to be inaccurate. Children’s Testimony: A Handbook of Psychological Research and Forensic Practice. 2nd ed., Michael E. Lamb et al. (Ed.) page 50. John Wiley and Sons, 2011.

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Atti Sessuali con Bambini ? 2

N. 5416/2017 R.G.N.R.

N. 11479/2017 R.G. G.I.P.

Dichiarazione spontanea dell’imputo ADAMO Francis n. 15.3.1952 nell’USA. I numeri di pagina si referiscono alla trascrizione “integrale” del secondo interrogatorio sabato mattina il 2 dicembre 2017, del testimone minorenne “M.”

Oltre alla psicologa Antonella LUPPINI c’è presente il P.M. Federica LA CHIOMA invece della poliziota. Nonostante l’esistenza della trascrizione cosidetto “integrale,” è sparito il video di questo interrogatorio, che sembre svolgersi nell’ufficio del P.M. Siccome questo interrogatorio è il più coercitivo di tutti, e quindi il più imbarrazzante per il P.M. e la psicologa, io sospetto che il video nonché tanto testo è sparito per un buon motivo.

La psicologa asserice che il P.M. aveva visto il video del primo interrogatorio, e ammette che la testimonianza di M. è “confusa”. Però vedremo che in questo secondo interrogatorio M. si confonde ancora di più, dato che non si ricorda neanche quello che aveva detto 2 settimane prima – essendo tutto inventato per accontentare i suggerimenti della psicologa. Ora il P.M. e la psicologa cercano di sollecitare un racconto coerente, e quando non si riescono, i due adulti professionisti si arrabiano e minacciano la ragazzina peggio di prima.

La psicologa inizia con il suggerimento che le accuse di M. sono importanti per proteggere altri bambini, cioè se M. non fa accuse contro di Frank, allora qualsiasi male che può succedere agli altri sarà la colpa di M. (2 tras pagina 5). Di nuovo nessuno informa M. che se non si ricorda bene lei può dire che non si ricorda, e avendo 13 anni, NON ha gli stessi doveri di un testimone di 14 anni o più.

M. asserisce che non ha tanta paura di venire in Tribunale (pagina 12), ma ben presto si vede che anche questo è una bugia, e infatti M. ammette che aveva paura la prima volta (pagina 13). Il P.M. dice che ci sono tanti fascicoli nella sua stanza, e asserisce “praticamente dentro ogni fascicolo c’è una storia, simile a quelle che mi racconterai tu oggi.” Cioè suggerisce che tanti altri bambini avevano già accusato l’imputato, quindi il racconto di M. sarà solo una fra tanti. (pagina 14) Ovvero forse significa che tante altre ragazzine sono state costrette a inventare racconti simili.

Il P.M. comandanon voglio che tu mi ripeti quello che hai detto l’altra volta.” ma aggiunge che M. può dire quello che vuole come se non è stata sentita l’altra volta. (pagina 14-15) Cioè il racconto precedente di M. non è credibile quindi questa volta il P.M. vuole sentire un racconto più credibile.

Nonostante la promessa di dire la verità, M. inizia il suo racconto ripetendo di nuovo la stessa bugia che aveva conosciuto Frank nel doposcuola. Ma questa volta M. cambia le accuse, cioè dicendo le stesse bugie di abusi ripetute ma cambia nomi. M. aggiunge il dettaglio che nel doposcuola “dicevano tutti che era tipo un maniaco…” (pagina 17) Nessuno domanda come è possible che una persona del genere era permesso di frequentare il doposcuola per tutto l’anno scholastico.

Anche se nel primo interrogatorio M. aveva detto che Frank ha offerto una caramellina alla sorella L. per toccare il fiorellino, ora M. cambia storia e dice che Frank ha offerto la caramella per mettere una gonna. Poi asserisce che Frank ha toccato la gamba di L., e l’ha detto alla nonna (pagina 18) anche se nel primo interrogatorio M. aveva detto che Frank abbia toccato la gamba di un altra bambina “Lucrezia.”

Poi M. asserisce che “l’hanno espulso”(pagina 19) dal doposcuola, e poi “ma l’hanno rimesso di nuovo.” Nessuno fa caso a queste contradizioni impossibili. Poi M. cambia e asserisce che L. aveva raccontato che Frank abbia toccato la sorella “sotto” e L. abbia detto “e che fa dice, tanto alla fine a me mi piace”. (pagina 20) M. asserisce di aver rimproverato la sorella, ma poi M. è tornata al doposcuola lo stesso. (pagina 21)

Nonostante che M. aveva appena detto che Frank era espulso dal doposcuola per il suo cattivo comportamento, dopo di essere tornato ha toccato di nuovo la gamba di L. (pagina 23-24) Con lunghi discorsi dettagliate, M. racconta che ha rimproverato la sorella che però ha insistito che vale la pena essere toccata. Per aggiunta, M. asserisce che non è andata più al doposcuola per alcuni mesi, e quando è tornata “ognuno avevamo i nostri posti, siccome io ero ospite là dentro” (pagina 24) Nessuno fa caso a questa frase incoerente.

Adesso M. asserisce che “ho visto che lui aveva la mano dentro il sotto di mia sorella” (pagina 25) la psicologa suggerisceGiugno …circa i primi di giugno, metà giugno, dopo … fine giugno?” Così per accontentare la psicologa M. risponde “No, verso i primi di giugno…” (pagina 26) Invece di contestare la memoria precise di 5 anni prima quando aveva solo 7 anni di età, il P.M. incorregia la ragazzina “…c’hai un buona memoria tu…” (pagina 27) Ma in realtà non è una buona memoria, è una memoria straordinaria e impossibile.

Poi M. asserisce che lei ha fatto un “bordello” (pagina 28) dicendo che Frank non può comportarsi così. Siccome non c’era un altro educatore nella stanza quel giorno, lo poteva raccontare solo a sua nonna dopo. Cioè, dopo che Frank è stato già “espulso” dal doposcuola, lo hanno permesso di entrare di nuovo e stare con le femminuce di nuovo anche da solo.

Nonostante questa storia peggiore, M. assersice che pure sua madre è venuta a sapere, ma poi la madre è venuta pure lei nel doposcuola per accompagnare la sorella L., e ha invitato M. di venire pure lei. (pagina 31-32) Nessuno contesta questo racconto impossibile.

Nota bene che L. sta molto vicino al doposcuola con il padre, ma la madre e M. stanno molto lontano. Non ha nessun senso che la madre viene per accompagnare L. al doposcuola. Ma siccome è stata la psicologa a suggerire che la madre accompagnava le sorelle, il racconto diventa assurdo per accontentare il suggerimento della psicologa.

Il P.M. domanda delle altre ragazzine che M. aveva menzionato nel prima interrogatorio, “Anna” e “Lucrezia”, ma anche se prima M. aveva detto che il doposcuola finisce il 9 giugno, adesso M. si contradice dicendo che aveva osservato i reati di Frank “…il 27 giugno, il 26…” quando i bambini stavano scrivendo. (pagina 34)

Il P.M. protesta finalmente “ho l’impressione come se tu mi stessi raccontando un film che guardi alla televisione.” (pagina 37) Invece M. insiste “No, vero … questo vero mi è successo.” Poi il P.M. distrugge la tranquillità della ragazzina dicendo “…non esistono le perdite di memoria di un attimo.” Ma in realtà esistono, è normale. Così M. perde fiducia di se e si sottomette di nuovo ai suggerimenti del P.M. e della psicologa.

Poi il P.M. fa un monologo lungo 2 pagine, in cui assersice di volere sentire solo la verità. “…magari un giorno uno dice sì, magari lei dice che è successo qualcosa di brutto, però visto che ha detto tante cose non vere, magari è bugiarda e non è vero niente.” (pagina 42) Nonostante questo lungo discorso, M. ripeta la bugia che “il fatto di mia sorella Lorenza è tutto vero.

Il P.M. ammette “…ho avuto l’impressione che l’altra volta tu…hai detto cose non proprio del tutto vere.” (pagina 43) e poi aggiuge “Di tutti i racconti che hai fatto…” Il P.M. ha capito anche la motivazione per le bugie “…perché vuoi uscirne da questa situazione …” (pagina 44) Cioè uscire dal Tribunale.

M. chiede se loro possono fare le domande invece che lei fa un racconto libero. Il P.M. continua suo lungo discorso e ammette “se io ti faccio delle domande ti condiziono, io non voglio condizionarti…gli adulti non devono condizionarti a fare quello che dicono gli adulti.” Però la psicologa corregge il P.M. “Certi adulti.” (pagina 45) Il P.M. ammette che “io potrei diciamo condizionarti e farti dire quello che voglio io…” Ben presto il P.M. a la psicologa faranno proprio così.

Nonostante il lungo monologo del P.M., quando M. viene chiesto di confermare le sue accuse relative a “Lucrezia”, M. insiste “…ho raccontato tutta la verità …” (pagina 46) del doposcuola dove non ha mai messo piede.

La psicologa offre anche lei un lungo discorso, includendo bugia e incoerenza per confondere la ragazzina “lo capiamo subito se una ragazzina o ragazzino sta dicendo delle cose vere o non vere…capiamo pure se le cose si possono scordare, non si possono scordare …” (pagina 46) Ma invece la psicologa non capisce che nel doposcuola M. non ha mai messo un piede. (Neanch’io che faccio insegnante da 30 anni, passando centinaia di ore con centinaia di bambini posso “capire subito” se un ragazzino sta dicendo le cose vere o no.)

La psicologa ha capito benissimo perchè M. sta dicendo bugie “a mio parere l’unico motivo è perché hai paura”. (pagina 48) Ben presto la psicologa sfrutterà la paura della ragazzina.

Nonostante tutti i monologhi del P.M. e della psicologa, M. ripeta di nuovo la bugia che ha conosciuto Frank nel doposcuola, e la madre ha dato il suo numero di telefono a Frank per fare studiare M. a casa. (pagina 49)

Poi M. racconta di nuovo che Frank è venuto a casa alcuni volte per prendere un cafè (anche se Frank non beve cafè), senza spiegare com’è possibile dopo il cosidetto scandolo al doposcuola. M. continua che Frank non è venuto per tanto tempo, e poi è venuto per dire che è “ricercato” dalla polizia perchè ha fatto “foto e massaggi” ai bambini (pagina 50) anche se nessuno mi ha accusato di massaggi prima di M.

Poi M. racconta nonostante che Frank era “ricercato” lui è venuto diverse volte a casa per fare massaggi a lei con la consapevolezza della madre. (In realtà è stato proprio dopo la perquisizione del 18 marzo 2016 che ho smesso di venire per non portare la polizia a casa sua). Ma M. asserisce che solo dopo diverse massaggi Frank ha suggerito che M. si spoglia, e la ragazzina lo fa (bugia).

Poi M. dice un’altra bugia, che Frank è venuto per far vedere il suo nuovo cellulare Samsung (mai avuto), e a casa c’erano tutte e tre le sorelle (mai). (pagina 53) M. aggiunge che dopo qualche mese Frank ha proposto di fare il video di massaggio con il cuginetto nel salone, “un video normale con le tovagliette” e M. con mutande e top. Nota bene che la ragazzina non si ricorda neanche come era vestita nel video.

M. asserisce che aveva 11 anni allora (pagina 57) (veramente aveva 9 anni) e in ogni caso il video (marzo 2014) è stato più di 2 anni dopo il doposcuola (2011-2012). M. dice che la madre e zio hanno anche firmato la liberatoria, e la madre era presente durante il video. Il P.M. invece mette parole nella bocca della ragazzina dicendo che M.Pavesse detto il cuginetto “poteva” mettere la tovaglia (pagina 58). (per sostenere l’accusa falsa della famiglia Rom che io avessi proposto un video tutto nudo.)

M. dichiara di avere “troppo sonno” (pagina 59) ma l’interrogatorio continua lo stesso. La psicologa domanda se M. ha parlato con qualcuno prima del interrogatorio, e M. lo nega. (pagina 61)

La psicologa suggerisceMa Frank per … non so, sai i registi per fare capire agli attori

come si devono muovere, magari inventano la scena prima … no?… cioè fanno vedere i movimenti, le parole …” (pagina 62) Per accontentare la psicologa M. risponde “Sì, sì.

Il P.M. suggerisceEravate su un tappeto o eravate sul pavimento …con un lenzuolo?” Per accontentare il P.M. la ragazzina risponde “Sì, eravamo sopra un lenzuolo.” (pagina 63) Ma si vede dal video che c’era un tapetto, NON un lenzuolo. M. aggiunge che Frank ha portato la macchina fotografica grande, con luce e treppiedi, come ha detto F.O. (Al contrario della famiglia Rom che ha asserito sono arrivato da loro con videocamera “in mano” pronto da girare il video.)

M. asserisce che il cuginetto aveva 7 anni di età (pagina 65), ma in realtà aveva 5 anni. M. asserisce anche che lo zio ha detto che Frank non deve vendere il video ne fare vedere il video a tutti. (pagina 66) Questa è un altra bugia. La liberatoria dice proprio che il video è mio, non c’è niente più da pagare a loro, posso pubbicarlo, e infatti NON ho fatto vedere il video a tutti. M. dice anche la bugia che Frank aveva detto “devo fare vedere ai ragazzi in famiglia, dice che poi dobbiamo fare, dice, anche massaggi come…” lei e il cuginetto (pagina 67)

In realtà avevo detto chiaro che il video serva per darlo in omaggio per vendere il mio libro “Real Child Safety,” (la Vera Sicurrezza nell’Infanzia) NON per fare massaggi con altre famiglie. Infatti, se è vero che io abbia detto òo scopo del video fosse per fare massaggi ad altre famiglie, allora la famiglia di M. sarebbe complici nel “adescamento” di altri bambini.

La psicologa suggerisce…tu hai visto quello (video) fatto con altri bambini precedentemente?” M. risponde “No.” (Infatti non ho fatto nessun video di massaggio con altri precedentemente.) La psicologa ripeta “Tu non hai mai visto nessun video da parte sua?” M. ripeta “No.” (pagina 67)

Il P.M. suggerisceSai se lui ne ha fatti altri di questi video ad altri bambini?” Per accontentare il P.M. la ragazzina risponde “Sì, sì, lui me l’ha detto …(inc.)” (pagina 67) Bugia! L’unico altro video del genere ho fatto un anno DOPO. Il P.M. suggerisce di nuovotu lo sai che lui faceva le foto, anche video…” M. risponde “No, le foto degli altri non ho viste mai.” (pagina 68) Successivamente M. contradice questa dichiarazione.

Poi M. asserisce che Frank non è venuto più, non ha risposto più ai SMS, poi all’improviso Frank è venuto due mesi fa “erano i primi di ottobre … no, era i primi di settembre.” (pagina 69) (In realtà ero all’estero dall’inizio di agosto fino alla fine di ottobre 2017. Documentabile.) Il P.M. chiede se è sicura della data, e M. risponde di sì.

M. asserisce che in questa visita ho fatto finta di andare in bagno, e invece ho proposto di fare un massaggio mezzo nudo, siamo scappati nella sua stanzetta, e poi ripeta con parole diverse la fantasia precedente che io nudo l’avevo saltata adosso (pagina 72-73) che la psicologa aveva suggerito (tutto con la madre in cucina, quando io ero all’estero!)

Poi M. dichiara “Non ce la faccio più, ho sonno.” (pagina 74) Ma l’interrogatorio continua. La psicologa suggerisce se Frank ha pure toccato qualche parte. La ragazzina ripeta “Sto morendo dal sonno e per ora …” Ma nessuno fa caso alle parole della ragazzina, così per accontentare la psicologa M. dice che ha sentito il pene di Frank sulla schiena, e “Mi toccava il petto e il fondo schiena.” (pagina 77) e poi Frank se ne andato. Invece il P.M. suggerisce la parola “sedere” (pagina 78).

La psicologa suggerisce ancora “Ma queste mani … quindi entra dentro il top.” (pagina 80) Per accontentare la psicologa la ragazzina annuisce. E la psicologa ancora suggerisceE dico queste mani poi vanno nel fondo schiena …” Per accontentare la psicologa la ragazzina cambia storia “No, mi ha abbassato un attimo le mutandine e tipo io di dietro stesso che ero va… però questo è stato prima che lui si metteva tipo …sopra di me.” (pagina 80) M. risponde ai suggerimenti chiedendo conferma se ha dato la risposta desiderata “Lui era nudo … giusto?” Tutto mentre la madre mi aspettava di uscire dal bagno!

Il P.M. domanda “E quindi come hai fatto a capire che era nudo?” M. tenta di spiegare in un modo coerente, ma non riesce. Così il P.M. suggerisce “Però tu prima hai detto quando mi ha abbassato le mutandine, so che era nudo.” M. protesta “No, non l’ho detto.” e poi ripeta “Non ho detto così.” (pagina 81-82) La psicologa e il P.M. cercano di suggerire che Frank era nudo altre volte, ma M. insiste “No, no … sempre vestito.” (pagina 82) Cioè l’unica volta che Frank era nudo è l’ultima volta quando lui era all’estero!

Poi la psicologa suggerisceNon si metteva sopra il letto a cavallo diciamo delle tue gambe per farti i massaggi?” M. risponde “No, no.” (pagina 83) La psicologa suggerisce se stava dormendo, e M. Risponde “No, ero (inc.) perché stavo entrando in coma …” (pagina 84) Ma nessuno chiede che significa “entrando in coma”. (Manca tanto testo in pagina 85 quindi il discorso non è comprensibile.)

Poi la psicologa suggerisceE ti chiedeva qualcosa, cioè si spoglia nudo, si mette su di te, tu

senti il suo pene sulla schiena … ma lui ti chiede qualcosa, ti parla ..” M. risponde “No, no.” (pagina 86) Il P.M. si sorprende che M. non esprime nessuna emozione, ma M. asserisce che si era arrabiata, ma adesso ha sonno. (pagina 87)

La psicologa dice “Sembra…come se fosse qualcosa che non è accaduta a te, per come lo racconti …” (pagina 88) Appunto! Al contrario del primo interrogatorio quando M. aveva detto che ha raccontato tutto a sua madre ogni volta, poi ha cambiato storia e dice che l’ha raccontato a sua madre l’ultima volta, ora invece la ragazzina dice No, non ho detto niente a nessuno…” (pagina 89)

Il P.M. esprime dubbi sulla storia, quindi M. quasi subito cambia “Poi gliel’ho detto alla mamma che Frank mi aveva fatto quel massaggio …” (pagina 89) M. aggiunge “…e la mamma gli ha chiamato a lui … tipo l’ha preso a parolacce … fa dice tu qua un piede non lo devi mettere più, infatti non è venuto più ..” (pagina 90) (bugia)

Quando il P.M. esprime ancora dubbi, M. dice “Per ora sono seccata.” Nota bene che la ragazzina non si secca a raccontare fantasie di massaggi erotici, ma si secca di essere criticata dal P.M. e dalla psicologa.

La psicologa domanda cosa ha detto alla madre esattamente, e M. cambia storia e dice che lo stesso giorno ha detto alla madre “Gli faccio io Frank mi ha fatto il massaggio, è salito sopra di me … gli faccio ha messo il suo pene ci faccio nella schiena.” (pagina 91-92) Poi M. aggiunge “Sì e poi gli ho detto tutta la verità …” Questa storia successivamente cambia.

Il P.M. e la psicologa esprimono ancora dubbi, ma M. insiste che l’ha raccontato alla madre e la mamma voleva punire anche a lei. La psicologa suggerisce che M. avesse detto che Frank “ti lascia 10 euro dicendoti che a ogni bambino glieli lascia nel comodino …” (pagina 93) ma M. non ha detto questo.

La psicologa suggeriscePerò Frank poi torna a casa tua … cioè tu lo rivedi …” (pagina 94) Anche se M. ha detto che questo massaggio era l’ultima volta, dopodichè la madre l’ha rimproverato e non è venuto più, ora per accontentare la psicologa la ragazzina cambia storia di nuovo “Sì, io lo rivedo, però quando è venuto, me l’ha fatto normale il massaggio questa volta … non me l’ha fatto tipo come prima, no … normalmente e basta … e poi mi sono vestita di nuovo e lui mi ha lasciato 15 euro.” (pagina 94) Cioè la ragazzina non si rende conto di cosa sta dicendo.

Poi il P.M. dichiara che M. è incoerente non perchè è stanca, ha dormito 8 ore che bastano per una bambina (FALSO). Il P.M. asserisce che M. sia stanca perchè cerca di inventare cose per nascondere la verità. Però la logica del P.M. è sbagliata. Una bambina deve dormire almeno 10 ore ogni notte, e se ha dormito solo 8 ore alla notte per due notti, ha un debito di 4 ore di sonno. Il P.M. asserisce “io non voglio torturarti in questo modo…” (pagina 95) Però lo sta facendo lo stesso. Il P.M. asserisce che M. è una persona che va tutelata, ma in realtà nessun parente ne insegnante ne assistente sociale ha denunciato nessun bisogno del genere in questo caso.

Il P.M. fa un altro lungo monologo in cui asserisce “se io stessa per prima di parlo di Frank, vuol dire che qual cosina su di lui già la so … no?” (pagina 96) Cioè invece di indagare se l’imputato è colpevole di qualche reato, il P.M. con questa frase ha condizionata la ragazzina di credere che Frank è già giudicato il colpevole. Il P.M. dice anche la bugia che nonda quello che mi dici tu dipende la vita di Frank, la libertà …” (pagina 96) Invece in realtà i capi d’imputazioni relative alle accuse di M. sono in effetto l’ergastolo.

M. cerca di parlare ma la psicologa la interrompe per fare un monologo superficiale anche lei, pagine intere per convincere la ragazzina che non è veramente stanca. Asseriscono che M. non rischia niente, ma forse la ragazzina ha capito che non è vero. Nonostante quello che dicono loro, M. può finire in communità, la madre può finire in carcere, e Frank – una persona per cui la ragazzina può avere qualche affetto – può finire nel ergastolo effettivamente.

Il P.M. asserisce “non c’ho nessuna intenzione di condizionarti” (pagina 99), ma due adulti che fanno pagine intere di monologhi ad un minnorene stanca non è un’indagine disinteressato e neutro. Al contrario, la psicologa asserisce che loro sono qua per aiutare M. a stare bene. La psicologa suggeriscela tua stanchezza non è una stanchezza fisica(pagina 100) e la psicologa ammette che per due settimane M. ha portato appresso lo stress dell’ultimo interrogatorio. In realtà la psicologa non ha nessun idea quante ore di sonno la ragazzina ha perso in questi 15 giorni dall’ultimo interrogatorio. Così la psicologa aiuta la ragazzina di stare bene!

Poi il P.M. parla di Frank ma la trascrizione è incomprensibile perchè manca molto testo. La psicologa comincia a critcare la ragazzina perchè non piange. Poi il P.M. racconta che ha visto un uomo che si è messo a piangere, irrelavante tranne come un altro condizionamento alla ragazzina. La psicologa suggersice chiaramente “Io sarei molto contenta se tu ogni tanto piangessi di più …” (pagina 103) Cioè per rendere le bugie più credibili.

M. chiede “Posso essere chiamata per un’altra volta?” (pagina 104) ma il P.M. risponde che la prossima volta NON vuole sentire un altra storia. “…ricominciamo a questo punto esatto la prossima volta.(pagina 105) Cioè il P.M. non vuole che la ragazzina poi cambia storia di nuovo o rinega le accuse. La psicologa ammette che M. ha parlato oggi “… un po’ come l’altra volta però hai

fatto mille racconti.” (pagina 105)

M. ripeta che vuole venire un altra volta “Sì. Preferirei meglio …la prossima volta …” (pagina 105) Ma la psicologa dice che non vuole sentire altri film. “Troppi film ci vediamo.” e suggerisceio la sensazione che M. abbia dentro un grandissimo dolore, una grandissima sofferenza, che non riesce neanche ad esprimere con le lacrime. (pagina 106) (Ma io ho la sensazione che i psicologhi sperano di convincere la gente di credere che hanno un grande dolore, per potere vendere i servizi di psicoterapia.)

La psicologa critica le ragazzine che fanno finta di essere più grande di età, e M. assersice che lei non mette il trucco. Ma la psicologa continua a criticare la ragazzina con la sua teoria “vuoi fare la parte

di quella tutta giustiziera, tutta …” (pagina 107) M. tenta di parlare ma la psicologa l’interrompe e continua la lezione, e poi chiede se M. ha un fidanzato.

Invece di interrompere l’interrogatorio, il P.M. domanda “A te come piacerebbe un ragazzo? Cioè per te un ragazzo buono com’è?e poi chiede se i parenti di M. sono affettuosi. (pagina 108) Poi la psicologa suggerisce se a M. piacciono i ragazzi più grande di lei, ma la ragazzina risponde “Massimo massimo 15, basta … che più grande no..” (pagina 109)

Dopo tre pagine di discorsi sul argomento di fidanzati (manca tanto testo) il P.M. suggerisce che la ragazzina vuole riprendere l’interrogatorio. Ma invece M. protestaNo, perché … voglio andare a casa …” (pagina 114) e dice che la madre l’aspetta fuori dalla stanza La psicologa non fa caso alle parole della ragazzine e invece insiste di riprendere l’interrogatorio. M. ripetaIo non ce la faccio.” (pagina 115)

La psicologa continua ad insistere, e M. ripeta di nuovoNon ce la faccio più ...” e di nuovoNo, preferisco ritornare … non ce la faccio più, non lo so che cosa c’ho.(pagina 115-116) La psicologa di nuovo non fa caso alla richieste della ragazzina. La psicologa continua ad insistere “se dobbiamo ritornare …magari tu potresti essere anche un po’ scocciata da eventuali domande … no?

La psicologa suggerisce che anche la madre si arrabia se M. deve tornare un altra volta. La psicologa suggerisce di continuare solo un’altra ora e basta. Ma M. risponde No, no. (pagina 117) Anche il P.M. dice che deve andare, ma la psicologa non fa caso nè alla ragazzina nè al P.M. Senza l’accordo della ragazzina fanno una pausa e poi contiunano l’interrogatorio. (La registrazione interrotta a 12.25 e riprende alle 12.47? ma parlano di mangiare e di capelli per diverse pagine.)

Poi la psicologa domanda se M. ha avuto la prima menstruazione e a che età, che mi pare una domanda più appropriata per un pediatra, ma M. risponde di sì all’età di dieci e mezzo anni, ed era contenta. (pagina 121-123)

Il P.M. riprende di fare domande relativo a Frank. M. risponde che è “Un ragazzo come tutti gli altri.” Il P.M. esprime dispiacere alla risposta “Un ragazzo come tutti gli altri?” Quindi per accontentare il P.M. la ragazzina cambia risposta “Quasi tutti gli altri.” Poi il P.M. domanda quanti anni ha, e M. risponde 23.” Nessuno fa caso a questa risposta assurda (in realtà ho più di 63 anni) e invece continuano a fare domande. (pagina 124)

Dopo di aver negato la richiesta della ragazzina di interrompere l’interrogatorio, M. ha capito che volevano sentire altre accuse. Al contrario del primo interrogatorio quando M. aveva detto che Frank si è messo “sopra” di lei solo una volta, e Frank non insisteva – non era aggressivo, ora invece per accontentare loro la ragazzina cambia storia e dice “lui si voleva mettere sopra di me e io gli dicevo sempre di no.(pagina 125)

Quando chiesto di decrivere Frank fisicamente, M. asserisce “in inverno si vestiva che si metteva i jeans neri(pagina 126) (ma in realtà non possiedo nessun jeans, ne pantaloni neri.) Al contrario del Inciente Probatorio quando M. dirà che Frank è una persona “d’oro”, adesso per accontentare la psicologa la ragazzina asserice che Frank “…mi stava un poco antipatico per le cose che faceva, tipo … tipo che si voleva mettere sopra di me …(pagina 128)

M. ripeta la bugia che aveva consciuto Frank al doposcuola quando aveva “10 anni”. La psicologa suggerisce “6-7 anni avevi tu?” Così per accontentare la psicologa la ragazzina cambia risposta “Sì.” (pagina 129) M. racconta i dialoghi precisi del primo incontro con Frank, ma anche la psicologa è scettica della sua memoria straordinaria di 5 anni prima quando aveva 7 anni.

Dopo di raccontare che lei ha frequentato il doposcuola “Per qualche quattro mesi, cinque mesi …” (pagina 130) M. asserisce che Frank insegnava Italiano e matematica, ma non si ricorda di che nazione Frank veniva. Il P.M. si inizia a perdere la pazienza, e minaccia che possono stare lì anche fino alle undici di sera. (pagina 132) Il P.M. dice “…io cretina non sono…è già la terza volta che mi racconti cose non vere…(pagina 132-133) (In realtà è la trentesima volta.)

Il P.M. minaccia di nuovo che si “…costringi a fare una serie di cose che non sono positive, tipo risponderti così, cioè vedi che la situazione diventa sempre più complicata.” (pagina 133) Così per accontentare il P.M. la ragzzina risponde “Se lei mi dice cosa vuole sapere, glielo dico…

Il P.M. minaccia di nuovo che sono in Tribunale dove tutti sanno cosa succede. “…per me possiamo stare qua anche fino a domani.” (pagina 134) Nota bene che il P.M. non sta parlando con un delinquente adulto, sta parlando con un presunta vittima minorenne. Se ci fosse presente un avvocato per la ragazzina, lui avrebbe permesso questo tipo di minaccie?

Il P.M. asserisce “le cose specifiche non te le posso chiedere, ho bisogno che tu le racconti a me, perché non ti voglio condizionare.Ma in realità sia il P.M. che la psicologa hanno fatto molte domande suggerendo accuse specifiche.

Nonostante tutto questo discorso M. risponde “…ho detto tutta la verità…” (pagina 134) Ma il P.M. l’interrompe per continuare il suo monologo e suggerisce. Ci sono delle cose che tu vorresti che noi ti facessimo dire, che riguardano episodi che sono accaduti immagino.(pagina 135)

Dopo questa e tante altre condizionamenti la psicologa chiarisce finalmente “… se tu non ti ricordi quanti anni avevi, non devi inventare avevo 6, avevo 7, avevo 8, avevo 9 … capisci?Così la ragazzina risponde subito. “Non me lo ricordo.” (pagina 135) Nonostante quello che la psicologa ha appena detto, non fa caso alle parole della ragazzina e invece insiste che lei dice quanti anni aveva quando sono successe “delle cose”. M. contradice le due versioni precedenti (8 anni o 6-7 anni) e ora risponde “Verso undici anni e mezzo.” (pagina 136)

La psicologa protesta “Quindi tu per cinque anni conosci Frank e per cinque anni Frank non fa niente di … che ti ha disturbato?” La ragazzina afferma “No, soltanto poi a undici anni e mezzo mi ha cominciato a disturbare…Tipo mi voleva fare sempre i massaggi, però io gli dicevo sempre di no …(pagina 136) Cioè contradice altre versioni quando la ragazzina ha asseristo di aver consentito sempre ai massaggi.

Nota bene che questa storia contradice la storia precedente che M. ha ripetuto diverse volte: che i massaggi e richieste di spogliarsi sono iniziati dopo l’incontro al doposcuola (e in una versione anche “prima” del cosidetto scandolo al doposcuola), e che la ragazzina aveva consentita perchè si rilassava. Adesso M. cambia storia asserendo che la prima volta che Frank ha proposto un massaggio la ragazzina ha rifiutato. (pagina 138)

La psicologa domanda e M. risponde che Frank non era fidanzato con la madre, così il P.M. domanda i dettagli del rapporto fra la madre e il padre separato, così M. si mette a piangere. (pagina 139-140) Così lo stato aiuta alla ragazzina a stare bene. La psicologa domanda e M. risponde che la madre aveva un fidanzato che era prepotente, ma Frank NON era prepotente. Frank era gentile, e la ragazzina dice di aver avuto la fantasia che Frank si mette con la madre. (pagina 141-143)

Poi la psicologa suggerisce che nel primo interrogatorio M. aveva detto che Frank voleva fare l’amore con sua madre, ma la madre ha rifiutato, e ora M. l’afferma. Poi M. asserisce che Frank non è venuto per tanto tempo, perchè la madre l’aveva allontanato a causa della richiesta di lui di fare l’amore con la madre. (pagina 145)

Poi la psicologa suggerisceE tu in quell’occasione non hai raccontato qualche cosa di quello

che invece lui aveva chiesto a te, aveva fatto con te?” (pagina 145) M. smentisce. La ragazzina dice che se lei avesse parlato di Frank con la madre, la madre l’avrebbe messa in collegio. “…ad esempio se Frank tipo faceva l’amore con me e mia madre lo sapeva, mi andava a chiudere in collegio, non mi faceva uscire più.(pagina 146) Questa frase ipotetica “se” sarà più tardi distorta dal P.M. nel verbale per suggerire che è già successo davvero. (Inoltre la minaccia di collegio contradice l’asserito buon rapporto con il padre.)

La psicologa domanda e M. risponde che i reati di Frank erano “prima” degli arresti domiciliari di sua madre (pagina 147), cioè contradice la asserita ultima visita e abuso nel 2017.

Poi per diverse pagine parlano di madre e padre, così la ragazzina ripeta la richiesta “Ma posso venire la prossima volta?La psicologa non fa caso alle parole della ragazzina e continua a fare domande. M. ripeta di nuovo “Voglio venire la prossima volta.” (pagina 152) La psicologa aiuta la ragazzina a stare bene dicendo “Non ci frullare.” Così M. si mette a piangere di nuovo.

Incredibilmente la psicologa dice “Io sono contenta che stai piangendo, lo so che posso sembrare sadica,…(pagina 153) e ammette che è lei che fa piangere la ragazzina. M. risponde “Non ce la faccio più…” La psicologa continua ad insistere che M. parla di Frank, così la ragazzina prega “Posso venire la prossima volta? Per favore.” La psicologa ha già detto che loro fanno piangere M., ma ora chiede perchè M. sta piangendo? M. prega di nuovo “Posso venire la prossima volta per favore?

Il P.M. domanda perchè la ragazzina sta piangendo, come se fosse un mistero. M. risponde che fra tante cose è morta sua nonna (paterna) da poco. (pagina 155) In realtà la nonna è morta 6 mesi prima, M. non era tanto legata a lei (al contrario della nonna materna), e i genitori si sono separati da 13 anni. M. ha paura di dire che l’insensibilità della psicologa e dell P.M. è la causa delle sue lacrime.

Poi M. si contradice, asserendo che non ha mai visto madre e padre insieme, anche se poi dirà che vanno d’accordo bene. Poi M. insiste “Posso andare fuori.” (pagina 155) Ma il P.M. comanda che si deve calmare prima, ovviamente perchè non vuole che la madre vede la figlia in lacrimi.

La psicologa ripeta di non credere che M. non ha altro da aggiungere (relativo di Frank), così la ragazzina affronta l’insensibiltà della psicologa e ripeta invece “Non ce la faccio più.” (pagina 156) La psicologa asserisce che non vuole torturare la ragazzina, ma poi minacciala prossima volta non possiamo entrare nuovamente nel frullatore, eh … perché se no poi ce ne dovrebbe essere una terza, una quarta, una quinta …(pagina 156)

Poi il P.M. prende torno a convincere la ragazzina di inventare nuove accuse, ma M. risponde “No, oggi non posso, non ce la faccio più.” (pagina 157) Poi la psicologa suggerisce che quando esce può dire alla madre “Le puoi anche dire che ti sei messa a piangere perché hai pensato al fatto che ti piacerebbe che lei e papà tornassero insieme,una bella bugia per nascondere l’abuso istituzionale del interrogatorio. La psicologa insegna alla ragazzina che lo chiama questa bugia “…verità…Non è la verità questa?” (pagina 158) La ragazzina non risponde.

La psicologa minaccia di nuovo “Senti, ma anche perché io penso che se tu già hai le tue … difficoltà, le tue paure e magari poi qualcun altro ci aggiunge pure altri pezzi, noi ci incontriamo 10 volte …(pagina 159) Manca tanto testo, poi M. dice che la prossima volta deve svuotare il sacco, ma ha suggerito queste parole la psicologa.

La psicologa minaccia di nuovo che M. prima di Natale deve dire altro, “invece M. deve stare qui…” (pagina 160) Il significato di questa minaccia è chiarissimo.

Si devono vedere il 14 dicembre alle 15 nello studio del psicologa a via Catania accanto al bar, scala B. Il P.M. legge il verbale e comanda che M. deve dire se qualcosa non è vera. Ben presto il verbale dice la bugiaIo sono venuta qui per parlare di Frank.” (pagina 166) In realtà la ragazzina è stata costretta di venire qui per parlare di Frank. Poi il verbale dice che M. aveva detto di aver conosciuto Frank al doposcuola quando aveva 9 anni. Invece, M. aveva dato due versione della sua età, nessuna “9 anni”, e infatti non ha mai messo piede nel doposcuola.

Un altra bugia nel verbale “il doposcuola finiva il primo luglio.(pagina 168) ma in realtà M. aveva detto il 9 giugno. Ora M. cambia storia e asserice che era la sorella R. a raccontare l’abuso della sorella L. alla nonna. M. domanda quante pagine sono il verbale, e la psicologa vanta “L’altra volta abbiamo battuto il record.” (pagina 171)

Un altra bugia nel verbale. M. avesse detto “Frank mentre girava (il video) diceva “vuole massaggiare mio cugino” (pagina 172) ma in realtà M. aveva detto che Frank non ha detto niente durante il video.

Un altra bugia nel verbale “lui sale e si mette tipo a cavallo” (di nuovo) (pagina 175). In realtà la psicologa ha suggerito questo, ma M. l’aveva negato.

Un altra bugiatu hai detto (inc.), lui mi trattava come un cane e lei infatti l’ha lasciato.(pagina 177) Ma in realtà M. stava parlando di un fidanzato che aveva la madre, non parlava di Frank. Il verbale NON dice che M. aveva detto il contrario, che Frank era gentile con lei e voleva che Frank si sposa con con suo padre.

Un altra bugia: il verbale dice “se mia madre sapeva che Frank faceva l’amore con me, mia madre mi chiudeva in comunità(pagina 177) ma NON da il contesto, cioè M. aveva detto questo nel senso ipotetico.

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Atti Sessuali con Bambini ? 3

N. 5416/2017 R.G.N.R.

N. 11479/2017 R.G. G.I.P.

Dichiarazione spontanea dell’imputato ADAMO Francis n. 15.3.1952 nell’U.S.A. I numeri di pagine si referiscono alla trascrizione integrale del terzo interrogatorio del testimone minorenne “M.” il 14 dicembre 2017.

La psicologa inizia il terzo interrogatorio con la domanda se M. ha pensato di loro “Quelle antipatiche, quelle simpatiche? Cosa hai pensato?Anche se la psicologa asserisce che la ragazzina può dire “antipatiche,” M. inizia con la bugiaNo, simpatiche …” (3 tras, pagina 2)

Manca tanto testo ma poi la psicologa minaccia se M. deve venire di nuovo depende anche da lei “…se ci rimetti di nuovo nella lavatrice …” La ragazzina risponde che ha detto la verità e ha detto tutto, ma ben presto dirà il contrario. Poi il P.M. minaccia che è già stanca, quindi si comincia male se M. non ha nuove accuse da dire. (pagina 2-3)

Il P.M. e la psicologa insistono che M. deve aggiunge nuove accuse “svuotare il sacco” ma la ragazzina risponde “non mi vengono tipo parole tipo da sola, tipo che devo parlare io tutta spontanea, tipo mi dovete fare delle domande …(pagina 4)

Il P.M. suggerisceCi avevi un rapporto molto confidenziale?” e M. risponde “”, ma nessuno domanda qualche confirma. (pagina 4) In realtà la famiglia di M. non ha mai avuto un rapporto molto confidenziale con Frank. Il rapporto è stato lungo, ma in tanti anni l’imputato non è mai stato invitato a nessuna festa di compleano, Natale, Capodanno, Pasqua, Prima Communione, ecc.

Nonostante il discorso dell’importanza di dire la verità, poi M. ripeta la stessa bugia che ha conosciuto Frank nel doposcuola con le sue sorelle, e eventualmente Frank ha offerto di accompagnare la madre a casa. Nota bene che questa storia è non solo falsa, ma è stata anche suggerita dalla psicologa all’inizio del primo interrogatorio, un suggerimento assurdo dato che M. e sua madre vivono molto lontano dal doposcuola, mentre le sorelle R. e L. vivono molto vicino con il padre. Il suggerimento della psicologa che la madre accompagnava qualcuno al doposcuola non ha proprio senso, oltre ad essere falso.

La ragazzina di nuovo descrive dialoghi precise di quel periodo, anche se sta parlando di eventi di 5 anni prima quando aveva 7 anni, ma nessuno contesta la sua precisione impossibile. Il P.M. suggeriscePerò (Frank) vi aiutava a casa nello studio?” (pagina 7) Neanche questo suggerimento abbia senso, dato che se Frank aiutasse M. a fare i compiti al doposcuola, poi attraversa tutta la città per auitarla anche a casa? Nonostante l’assurdità del suggerimento, per accontentare il P.M. la ragazzina risponde “”.

M. racconta che dopo alcune visite normali Frank non è venuto più per tanto tempo, ma poi ha telefonato per dire che è “ricercato” dalla polizia. (pagina 7) Però questa storia contradice le sue versioni precedenti, in cui M. aveva detto che Frank ha fatto i massaggi nella terza, quarta, quinta visita nell’estate dopo il doposcuola, e poi Frank sia venuto di persona per dire che è “ricercato” dalla polizia.

Il P.M. suggerisce che Frank veniva spesso a casa, e M. risponde “…cioè non lo vedevo quasi sempre, una volta ogni mille anni …(pagina 8) Anche questa frase contradice le versioni precedenti, quando per accontentare la psicologa M. aveva detto che Frank veniva regolarmente.

Ora quando la ragazzina assersice “Poi non mi ricordo più” (pagina 8) probabilmente la frase più sincera di tutte, il P.M. protesta perchè vuole sentire accuse, non perdità normale di memoria. Il P.M. comanda che la ragazzina parla di altre cose, e M. risponde “Se voi non mi aiutate, io non mi ricordo …” (pagina 8) E’ chiaro che la ragazzina non si ricorda quello che aveva detto 2 settimana fa, figuriamoci di 5 anni prima quando aveva 7 anni.

Poi il P.M. domanda se M. ha parlato del interrogatorio con altre persone, e la ragazzina risponde di no. Dato che questo è poco probabile, il P.M. cerca di confondere la ragazzina suggerendo che la madre ha fiducia di lei, perchè M. non parla se non vuole. In questo discorso confuso M. asserisce che qualcuno che ha un patto di non parlare dei segreti, allora non deve parlare. Il P.M. domanda se M. si fide di lei, e M. risponde di sì “perché già si vede in faccia (una bugia), e se la ragazzina si fide di Frank, e M. risponde “…adesso non mi fido più, prima sì mi fidavo, adesso no.” (pagina 11) (un altra bugia) Tutto per accontentare quelle che stanno davanti con la minaccia di conseguenze.

Poi il P.M. ammette che delle cose che M. aveva detto l’ultima volta, non sa quali sono vere e quali sono non vere. M. nonostante la sua memoria straordinaria, ora risponde “non mi ricordo tante cose …(pagina 12)

La psicologa suggerisce che Frank “Ti ha fatto cose brutte, sono successe delle cose brutte?” (pagina 14) Per accontentare la psicologa la ragazzina annuisce. Nota bene che la psicologa NON ha suggerito “Non ti ha fatto niente?” La psicologa NON ha dato neanche una scelta a.e. “Ti ha fatto delle cose brutte o no?” La forma della domanda della psicologa esprime già la risposta desiderata, e la risposta della ragazzina ha lo scopo chiaro di accontentare la psicologa per poter uscire da quella stanza il più presto possibile.

Avendo chiarito lo scopo della cosidetta ricerca della “verità” il P.M. si arrende nel tentativo di sollecitare un racconto coerente, e invece suggerisce che la ragazzina va direttamente alle accuse per costruire i capi d’imputazione. “Allora io direi … andiamo direttamente …” (pagina 14) La psicologa suggerisce che M. descrive solo i massaggi (pagina 15), come se l’affidabilità del testimone è stata già stabilita senza dubbi.

M. inizia asserendo che il massaggio è stato l’anno scorso, “prima di Natale,… in aprile.” (pagina 16) Certo, in teoria, anche aprile è prima di Natale! La psicologa domandaTi ricordi esattamente che era aprile 2016?” Nonostante che M. aveva appena detto che non si ricorda bene le cose, ora per accontentare la psicologa la ragazzina risponde . (pagina 16) Si ricorda esattamente. Però nelle versioni precedenti era sicura che l’ultimo massaggio è stato in marzo 2017, maggio 2017 ovvero in settembre 2017, 2 mesi prima del interrogatorio.

M. asserisce che Frank ha proposto il massaggio, e siccome tutti i massaggi precedenti erano normali “…tipo sul collo, sulla schiena …” (pagina 17) M. ha consentito. Poi Frank abbia detto di spogliarsi “…sempre reggiseno e mutande” (pagina 17-18), e nonostante le versioni precedenti di questa storia in cui M. abbia fatto un “bordello”, e l’ha raccontanto la proposta alla madre, ora M. dice che ha consentito pure a questa richiesta.

Il P.M. domanda se è stata la prima volta di spogliarsi, e M. risponde di sì. Poi la ragazzina asserisce “io mi stavo addormentando, mi sono alzata la testa … lui prende e si spoglia …sale sopra il letto e si mette sopra di me.” (pagina 18) Poi il pene sul “sedere (la parola suggerito dal P.M. l’altra volta), ma al contrario delle versioni precedenti quando Frank non abbia insistito e l’ha dato 45 Euro, ora M. cambia e dice ha dato un calcio a lui, e Frank l’ha dato 15 Euro. (pagina 19).

La psicologa nonostante tutte le contradizioni, suggerisce solo se la richiesta di spogliarsi e il pene “sopra” erano la stessa occasione, e M. risponde di sì. (pagina 20) Poi la psicologa suggerisceMa col suo pene lui, secondo te, cercava di fare qualcosa? Per accontentare la psicologa M. risponde “Tipo infilarlo tipo nel sedere …e io tipo appena … l’avevo capito già subito ...” (pagina 21-22)

Poi la psicologa domanda se M. aveva buttato la voce, e la ragazzina risponde sì però “…avevo

anche la voce tirata, perché ero un po’ influenzata,” quindi la madre non poteva sentirla dall’altra stanza. “Perché l’avevo un pò tirata anche la voce,…” (pagina 22-23) Nessuno contesta questa fantasia impossibile.

Poi M. racconta che Frank abbia chiesto scusa, uscito dalla stanzetta, e ha salutato la madre. Ma il P.M. dichiara che è stancata, e protesta che Frank non è il tipo che chiede scusa. “…perché in condizioni ben peggiori di quella, ti assicuro, che non ha mai chiesto scusa di niente.” (pagina 25) Ma in quali condizioni ben peggiori ha assistito il P.M.? E come si permette di dire una cosa del genere al testimone minorenne? In ogni caso, M. insiste che Frank abbia chiesto scusa a lei in questa fantasia.

Anche se avevano asserito che a loro non interessano fare procedimenti contro la madre, quando M. dice che sua madre sapeva che Frank faceva massaggi, il P.M. ripsonde “tua madre sapeva che lui ti faceva i massaggi? Questa è già una cosa che possiamo scrivere?(pagina 26) La ragazzina che non è cretina neanche lei, esprime la sua paura per la madre e per proteggere la madre aggiungendo “Sì, però avevo i vestiti addosso.

Nè il P.M. nè la psicologa, nonostante la loro grande sensibilità verso le presunte vittime, non offre nessun conforto a M. Anzi, sembrano molto interessati di coltivare la paura della ragazzina. “…secondo me tu stai cercando un pò di coprire qualcosa o qualcuno,…(pagina 27). Poi il P.M. domanda quando Frank dava soldi “Li lasciava a te o li lasciava a tua madre?” E poi “E la mamma lo sapeva il perché … da dove venivano questi soldi?(pagina 27-28)

Poi M. cambia la storia di quando ha conosciuto Frank. “lui mi ha conosciuto che io avevo 5 anni, 6 anni … mi ha visto crescere.e aggiunge “…veniva a casa spesso(pagina 29) Questo è stato suggerito dalla psicologa ma non è vero affatto. Forse esprime il suo desiderio: Magari che Frank veniva spesso, perchè io non ho mai fatto niente inappropriato, tranne l’errore di foto e video normale che sarano poi accusati ingiustamente di essere “pedopornografia.”

In realtà i massaggi che facevo erano sempre normali: alla testa, collo, schiena e braccio, tutto vestito, seduto al tavolo in cucina (mai nella stanzetta nè salone), con la madre sempre davanti. Infatti, il P.M. domanda perchè lui dava soldi a lei per i massaggi, e M. si ricorda “Dice sono stata brava dice perché mi sono messa bella dritta.” (pagina 30)

Poi la psicologa suggerisce “…quali sono le altre cose per cui tu non ti puoi più fidare di Frank?(pagina 32) Nota bene che la psicologa NON ha chiesto “se” ci sono altri cose. La domanda suggerisce che ci sono altre cose, e vuole una risposta del tipo “quali sono…”. La ragazzina non può immaginare altre cose e risponde “Non mi ricordo.” (pagina 32)

Poi il P.M. descrive la sua teoria che “…mi sembra che tu hai una difficoltà a raccontarci tutte le cose che ti sono successe messe bene in fila perché pensi di essere tu responsabile di quelle cose che ti ha fatto Frank.(pagina 35-36) Io non sapeva che l’ascolto di un testimone minorenne è il posto appropriato per il P.M. di descrivere le sue teorie. In ogni caso, M. lo nega.

Mi chiedo perchè il P.M. non valuta la possibilità che la ragazzina ha difficoltà a raccontare le cose messe bene in fila perchè sta dicendo bugie, non perchè deve coprire qualcosa, e perchè vuole proteggere la madre e se stessa facendo finta di collaborare con lo stato che vuole processare l’imputato a tutti i costi.

Poi la psicologa suggerisce che M. sta cercando di proteggere a Frank, ma che protezione è, se M. mi ha già accusato di reati per cui posso finire in carcere per 10+ anni? La psicologa ripeta pure una minacciaPerò se continui a proteggerlo così, io già te l’ho detta questa cosa l’altra volta, se tu continui a non parlare o a parlare a mezza bocca, a denti stretti, dicendo le cose così, continui a proteggerlo…(pagina 36) Cosa succede? Ovviamente è una minaccia di conseguenza per la ragazzina e/o sua famiglia.

Per la “prova” che M. non sta proteggendo Frank, la ragazzina inventa una nuova accusa “…ha portato una videocamera con le foto dei bambini …Tipo della bambina con il bambino tipo che si baciavano… uscivano tutti e due la lingua…La bambina era vestita con le mutandine …(pagina 37), il che contradice quello che aveva detto nell’interrogaatorio precedente. La psicologa suggerisceE sopra nuda?” Per accontentare la psicologa la ragazzina risponde subito “Sì.” Nota bene che nonostante 2 perquisizioni, la polizia non ha mai trovato nessuna foto ne video del genere.

La psicologa suggerisce che Frank “Ti ha detto di fare le stesse cose con qualcuno” Anche se M. aveva asserito che Frank abbia fatto vedere le foto così che lei fa la stessa cosa con lui, ora per accontentare la psicologa la ragazzina cambia e dice “Sì…Con un ragazzo, tipo un amico mio.” (pagina 39)

M. asserisce che aveva “All’incirca di 11 anni.” e “ve l’ho raccontato …” alla madre.” (pagina 40) Cioè nonostante questa cattiveria Frank continua a venire per un altro anno o due anni (secondo la versione), con il permesso di stare nella stanzetta da solo con la ragazzina!

M. asserisce che i bambini nelle foto “Erano … però più piccoli di me, all’incirca di 4-5 anni.” ma il P.M. suggerisceMi sembra un pò difficile davvero, perché io ho visto le foto di Frank … non erano tanto bambini di 4-5 anni, era più dell’età tua.(pagina 41-42) Il P.M. NON dice che in ogni caso nessuno dei bambini nelle foto di Frank si baciano con la lingua ne fanno altri atti sesuali.

La psicologa accusa la ragazzina “Perchè distorci tutto?…Tu distorci ogni cosa che dici.” (pagina 42) Non è la ragazzina che ha distorto la cosa, ma per accontentare loro M. si è confusa!

M. dice che sua madre sta male, ma il P.M. invece di esprimere sensibilità accusa la madreLa mamma sa che tu stai nello stanzino, Frank ti fa un massaggio e lei non dice niente?(pagina 43) Invece di contestare che non è possibile che la madre (ed i nonni) permette una cosa del genere, il P.M. cerca di far stare bene la ragazzina dannegiando la sua stima per la madre!

Poi il P.M. minacciami costringi ad un certo punto a sentirmi tua madre e chiederle a lei

le cose … il che non so se è un po’ peggio,” (pagina 44) Però nella trascrizione mancano le parole minaccioseNon sarà una bella cosa.” Il P.M. aggiunge “…non te le dico per minacciarti..” (pagina 44-45) Sta solo informando la ragazzina come funziona suo lavoro!

La psicologa aggiunga anche lei una minaccianon vogliamo arrivare a chiederlo a mamma, perché ritengo che ti mettiamo in difficoltà.(pagina 45)

M. protesta “io vi ho detto tutta la verità, io ve lo dico di nuovo … cioè è inutile che mi chiamate sempre ogni volta.Il P.M. risponde “…quello che è utile e che non è utile lo decido io…” (pagina 46)

Il P.M. ammette…tu non ci racconti sempre le stesse cose…Cioè io ho l’impressione che se

ti chiamo altre 100 volte, tu mi racconti altre 100 cose…(pagina 47-48)

Il P.M. dice “il punto che veramente io non capisco è come è possibile che una bambina di 6-7 anni fino ai 13 vive tutta questa situazione e non … non lo so, non si arrabbia con nessuno, non reclama con nessuno, non …” (pagina 49) Appunto. Ma il P.M. non vuole credere perchè il comportamento della ragazzina non è consistente con le accuse: gli cosidetti atti sessuali non sono mai successi.

Il P.M. domanda perchè M. continua a proteggere a lui (!) La psicologa suggerisce se “Ma (inc.) ti piaceva?” M. risponde “Insomma…Non so, non mi manca così tanto …” (pagina 49-50)

La psicologa domanda “Se lui ritornasse di nuovo per stare a casa tua, tu cosa penseresti,

come staresti?Nonostante le sue accuse gravissime, M. risponde “Non lo so.” (pagina 50)

Il P.M. domanda “Che cos’è che ti fa soffrire?” M. risponde “…dite che io dico bugie…quello che volete pensare, pensate.(pagina 50) Cioè M. soffre perchè non la lasciano stare.

Il P.M. inizia altri lunghi monologhi “Quello che non capiamo è perché tu non ci vuoi dire le cose che il tuo comportamento esprime?(pagina 51) Non credo che il P.M. non capisce che la ragazzina vuole che lo stato lascia stare sua famiglia, invece la domanda del P.M. è un suggerimento alla ragazzina di inventare altre accuse.

Poi il P.M. suggerisce…tu cioè dovresti urlare, dovresti arrabbiarti, dovresti piangere…(pagina 52) per rendere il suo racconto più credibile. Il P.M. continua “Io ho l’impressione che tu non ti ci senti per niente vittima.(pagina 52) Appunto, allora la credibilità di M. dov’è?

M. asserisce che l’ha raccontato alla madre quello che Frank abbia fatto, così la madre ha messo lei in punizione. Però prima aveva detto se la madre lo sapesse l’avrebbe messa in punizione. La psicologa invece di contestare questo racconto assurdo, critica la madre. “io al posto di mamma, penso anche Federica, non ti avrei messo in punizione a te…(pagina 53)

La psicologa suggerisceQuindi tu adesso hai paura che se lo dici ad altri adulti, questi adulti piuttosto che sostenerti, ti mettono in punizione.Per accontentare la psicologa la ragazzina annuisce. La psicologa suggerisce anche “E tu, dopo che mamma ti ha messo in punizione, altre cose che ti sono successe le hai potute più raccontare, dirle anche a mamma?(pagina 53) Cioè la psicologa offre una scusa per cui M. può scapare dal loro sospetto che la ragazzina ha fatto lei qualcosa sbagliata.

Per accontentare la psicologa la ragazzina inventa una nuova accusa. “Poi se (la madre) veniva a sapere pure il fatto che lui mi aveva infilato il pene dentro il sedere …diciamo che mia madre mi ammazzava.(pagina 54) Questa accusa è incoerente da diversi punti di vista, quindi quando il P.M. domanda dettagli, M. cambia l’accusa “No, ha provato a mettermelo, però non sono entrati in contatto carne e carne.” (pagina 55) Nonostante che M. ha detto chiaro NON è entrato, più tardi sia il P.M. e il G.I.P. promuovono la bugia che M. avesse detto E entrato…

Il P.M. suggerisce che è successe altre volte, ma la ragazzina confusa ripeta “No. No, non c’è riuscito … Non ce la faccio più, voglio andare a casa …(pagina 55) Nessuno fa caso alle parole della ragazzina, e invece cercano di cambiare argomento. Asseriscono che loro non la punirano, ma M. ripeta “…voglio andare a casa …(inc.) sto male …gira la testa…” Cioè la stanno già punendo proprio in questo momento.

La psicologa invece di essere sensibile alla ragazzina nega la sua condizione e suggesisce che la causa è solo lo stress. Ma l’insensibiltà della psicologa rende peggiore la sofferenza della ragazzina e M. ripeta “Non ce la faccio più …” (pagina 56)

La psicologa di nuovo non fa caso alle parole della ragazzina e cerca di cambiare l’argomento di nuovo. “Da quando ci siamo incontrate noi ad ottobre” (pagina 57) Ma si sono incontrati anche in ottobre? Non c’è nessun atto per un incontro del genere.

La psicologa domanda se M. sogna di Frank, e M. nega con la testa. Poi la psicologa suggerisce se “le cose” di massaggi sono successe “prima” del video con il cuginetto. Non è chiaro la domanda, ma per accontentare la psicologa la ragazzina risponde “Prima.” (pagina 57) Cioè nonstante tutte le squalide cose, ha fatto il video lo stesso?

Poi la psicologa suggerisce di nuovo che l’altra volta M. abbia detto “se mia madre sapeva che avevamo fatto l’amore mi ammazzava …(pagina 58) In realtà M. aveva detto questo frase nel senso ipotetico, e l’altra volta aveva già negato il suggerimento che ha fatto l’amore. Ora di nuovo la ragazzina lo nega “No, non è vero.” e pure ripeta “No, io (inc.) non l’ho detta.

La psicologa continua ad insistere, minacciando di far vedere il video, così M. risponde “Non mi ricordo.” (pagina 58) In realtà quel video è sparito dopo la trascrizione, ma la trascrizione dice chiaramente che M. l’ha detto nel senso ipotetico. Ma siccome la psicologa non interessa la verità, a lei interessa solo eventuale accuse, ha insistito il più possibile.

La psicologa suggerisce se M. ha mai fatto l’amore con qualcuno (un suggerimento molto specifico), e la ragazzina risponde “No, mai.” (pagina 59)

Il P.M. suggerisceNeanche col tuo fidanzato?…E i baci? Sì.” Ma queste domande sono appropriate per una 13enne? M. risponde di nuovo “Voglio andare a casa…sto troppo male.” (pagina 59) La psicologa tenta di convincere la ragazzina di continuare ma M. ripeta “Non ce la faccio più.” (pagina 60) Il P.M. continua ad insistere, e M. ripeta di nuovo “Non ce la faccio più …

La psicologa minacciavuotalo (il sacco) adesso e noi poi ti rassicuriamo alle tue cose, alla tua scuola, alle tue attività … adesso c’è Natale … con tranquillità e ti spiego pure poi cosa ti succederà dopo che vuoti tutto il sacco.(pagina 60)

M. offre di venire un’altra volta (cioè una quarta volta), ma la psicologa ammette che non è normale interrogare un testimone neanche 3 volte “… sei poco credibile …” (pagina 60) Poi la ragazzina rifiuta anche un pausa di mezz’ora “No, no, no…” (pagina 61)

La pscologa minaccia “…o se ci rivediamo, ci rivediamo per non parlare di questo e parlare di

altro.” (pagina 61-62) e continua a suggerire…Non devi avere paura di dirci le cose.” M. nega di avere paura di parlare, e ha già parlato assai.

La psicologa minacciaTu pensi che bisogna dire a sua madre di M. a questo punto?” Pure il P.M. appoggia la minacciaSe lei non mi dice niente …” (pagina 62) Perchè, la ragazzina non ha detto niente? Non è una minaccia questa?

La psicologa continua a minacciare che se chiamano la madre forse la madre si arrabbia con la ragazzina. Inoltre minaccia pure di fare cose alla madre “Mamma deve andare in Tribunale a parlare con la dottoressa La Chioma? Non credo che sia una buona idea.(pagina 63)

La psicologa suggerisce che M. scrive “…una cosa che tu non riesci a dire…”, ma M. dice poi lo scrive a casa. Invece la psicologa insiste che la ragazzina deve scrivere ora, M. ripeta “…adesso non ce la faccio …” (pagina 63)

La psicologa continua ad insistere, come se fosse urgente scrivere proprio in questo momento, non quando la ragazzina è tranquilla. La ragazzina risponde “Cioè io vi ho detto tutto … cosa vi devo scrivere? Boh. Non lo so.” (pagina 64)

M. ripeta “Che vi devo scrivere? Non lo so.” La psicologa suggerisce che la ragazzina scrive “...che si è spogliato sopra di te…” Per accontentare la psicologa, M. si mette a scrivere proprio quello che ha suggerito la psicologa. (pagina 64)

M. inventa anche una nuova accusa “Poi mi fa sempre “che dici te la metti in bocca?…ti compro anche le scarpe quelle che vuoi tu, originali(pagina 65) M. aggiunge che Frank ha fatto vedere foto “dei ragazzi poco più grandi di me facevano anche l’amore, che praticamente il maschio gli infila il

pene alla femmina dentro il sedere.” (pagina 64) Anche se M. contradice quella che aveva detto prima, e anche se in due perquisizioni la polizia non ha trovato nessuna foto del genere, il P.M. non contesta affatto la credibiltà dell’accusa.

Nessuno protesta che se Frank abbia richiesto “sempre…la mette in bocca”, allora non è vero che tutto è successo solo nell’ultimo massaggio come aveva asserito prima, e quindi rimane la domanda di perchè (se fosse vero) M. non ha raccontato questo alla madre quando è successo la prima volta oppure ogni volta.

La psicologa evita di esprimere dubbi sulla credibilità e invece domanda “…ti volevo chiedere ma che significa una minata?” (pagina 66) M. spiega che la parola significa masturbare. Ma nessuno domanda se è successo anche questo “sempre”, oppure tutto è successo l’ultima volta quando la madre aspettava che Frank esce dal bagno?

La psicologa domanda “Ma questo te l’ha chiesto a voce o te l’ha fatto vedere come si doveva fare?” M. risponde “No, no, me l’ha chiesto a voce.” (pagina 67) La psicologa insiste “Uh. Non ti ha fatto un esempio …usando suo pene?” M. ripeta “No, no, no…

La psicologa domanda quando Frank abbia chiesto di mettere il pene in bocca, così M. si contradice “Quando mi aveva fatto il massaggio l’anno scorso…” (pagina 67) Cioè NON “sempre” come aveva appena scritto.

La psicologa domanda “Quindi queste richieste sono tutte in quell’episodio del massaggio quando lui era sopra di te?” M. afferma la sua contradizione “Sì.” (pagina 67)

Poi la psicologa suggerisceTe l’ha chiesto altre volte?Per accontentare la psicologa la ragazzina cambia subito la risposta “Sì, però gli dicevo sempre di no.” (pagina 67) Nessuno fa caso a questi contradizioni, perchè lo scopo dell’interrogatori non è la verità, ma lo scopo è di raccogliere più accuse possibili.

La psicologa suggerisce se Frank l’ha mai fatto vedere come si fa la minata, e M. cambia storia: sì “Lui si è abbassato i pantaloni…” Ma quando la psicologa domanda se lui era “totalmente nudo, la ragazzina per accontentare la psicologa si contradice rispondendo “Sì.” (pagina 69)

La psicologa suggerisceMa questo che ti chiede … poco prima ti aveva fatto il massaggio?…Uno dei tanti che succedeva?” Per accontentare la psicologa la ragazzina cambia subitoSì.” (pagina 70)

La psicologa suggerisce che i massaggi in mutande e reggiseno erano tante volte, e la ragazzina risponde “Sì. Non ce la faccio più vero.” (pagina 70) Nessun fa caso alla richiesta della ragazzina, e invece cambiano argomento, parlando di succo di mirtillo.

La psicologa domanda se questo è tutto, e M. risponde “Sì. Ora stavolta sì, al 100%” (pagina 70) Ma la psicologa non si contenta con le nuove accuse, e anche se M. ha giurato sulla vita di sua madre che non c‘è altro, la psicologa suggerisce ancora. “Senti …non c’è mai riuscito nelle sue proposte Frank?…(pagina 71) Per accontentare la psicologa la ragazzina annuisce!

La psicologa racconta per una pagina intera che da giovane lei ha sperimentato a baciare una ragazzina sulla labra, e domanda se M. ha avuto anche curiosità simili. M. risponde “No.” (pagina 71) Ma la psicologa insiste. “Ce lo puoi dire … come vedi è successo pure a me da piccola.” Per accontentare la psicologa M. inventa una nuova accusa: Una volta durante un massaggio Frank abbia bocciato in bocca la ragazzina “con la lingua.” (pagina 72)

Poi la psicologa suggerisce “…diciamo conosco delle cose che riguardano Frank.” (pagina 73) quindi lui ha mai chiesto come si sente la ragazzina durante queste cose? M. risponde “No, mai me l’ha chiesto. Comunque basta per favore, sono esausta. (pagina 74)

Il P.M. diventa ambiziosa e asserisce che non ha più domande, vuole solo un pò di ordine nelle date. M. risponde va bene, ma poi basta. Il P.M. domanda quando sono iniziati i massaggi, e M. risponde “Dagli 8 anni … sino a 8 anni.” (pagina 75) Il P.M. domanda E quand’è che è cominciato il primo episodio un po’ strano?” M. ripeta “8 anni.” Nessuno fa caso che questa accusa contradice la storia che il massaggio brutto è stato l’ultima volta l’anno scorso.

Invece il P.M. suggerisce che poi sono iniziati i massaggi in mutande, e M. risponde a 11 anni. Poi il P.M. suggerisce chePoi c’è stato quell’episodio del massaggio con tuo cugino …” e per accontentare il P.M. la ragazina risponde “” (pagina 75) anche se il video con il cuginetto è stato in marzo 2014 quando M. aveva 9 anni – documentato.

M. ripensa la data del video e ora asserisce che aveva 10 anni (anche falso). Il P.M. domanda quando è stato il bacio in bocca, e M. asserisce che è stato l’anno scorso quando sono iniziate “tutte queste cose…tutti i baci in bocca” (pagina 76)

Il P.M. non fa caso a questi contradizioni, e invece domanda quando Frank abbia fatto vedere foto di bambini, “lui ti proponeva …cioè te le faceva vedere e basta … perché te le faceva vedere?M. si contradice “No, lui me le faceva vedere e basta…” (pagina 76)

Il P.M. non si contenta con la risposta quindi suggerisce… tipo ti ha mai proposto di fare lo stesso con te?” Così per accontentare il P.M. la ragazzina cambia risposta” (pagina 77) con dialoghi precise del tentativo di lui della induzione voluta dal P.M.

La psicologa suggerisce se erano foto o video, ma M. insiste che erano foto. Poi la psicologa suggeriscePerò tu scrivi si baciava davanti alle ragazze poco più grandi di me e facevano anche l’amore, che praticamente il maschio gli infilava il pene alla femmina dentro il sedere. E questo in foto?(pagina 78)

Ma è la psicologa e il P.M. che avevano suggerito questo, M. NON aveva detto questo. La ragazzina aveva detto che ha visto foto di bambini di 4-5 anni (pagina 41) Ora la psicologa suggerisce che erano “ragazzi” (pagina 78).

La psicologa domanda “Dico non è un video? Sono delle foto?M. risponde “Sì.” (pagina 78). La psicologa suggerisce di nuovo “Video di persone, di bambini o ragazzi che facevano l’amore ne hai visti mai?M. risponde “No.” Ma a questa punto la ragazzina è così terrorizzata che dopo che la psicologa fa “Uh.” la ragazzina cambia subito. “Anzi sì, soltanto una volta lui me l’ha fatto vedere (video). Però di ragazzi pure … ad esempio, un po’ più piccoli di lui …(pagina 79) Cioè 55 anni? 45 anni?

Poi la psicologa suggerisceMa quando ti faceva vedere questi video (!), queste foto, poi ti chiedeva di fare le stesse cose con lui?” Per accontentare la psicologa la ragazzina contradice quello che aveva detto prima e risponde subito “Sì.” (pagina 80)

Non bastano neanche queste nuove accuse, quindi anche se avevano promesso di finire dopo che M. scrive, ora quando M. prega di nuovo “Ahia, io non ce la faccio più, no sto male …” nessuno fa caso e invece continuano l’interrogatorio, come se il desiderio della ragazzina e loro promesse non valgono niente. (pagina 80)

Poi fanno un discorso irrelevante sulla scrittura, e il P.M. rivela che non sa bene l’inglese ma l’insegna lo stesso. Asserisce che la chiocciola in inglese si chiama “at” perchè è un “a” con capello. Ma non è vero. La psicologa la correggia, capello in inglese si dice “hat” mentre “at” è una congiunzione. (In ogni caso la chiocciola in inglese non è un capello ma è un “a” dentro un circhio.) Ma il P.M. nega la spiegazione corretta della psicologa!

Poi la psicologa domanda cosa M. abbia raccontanto alla madre per cui la madre ha messo la ragazzina in punizione. M. risponde che era tutta nuda durante il massaggio. Ma poi cambia “…la mamma aveva capito così” ma invece “ero in mutande e reggiseno”. (pagina 85-86)

Il P.M. protesta che la vecchia M. è tornata, ma in realtà la ragazzina si è contradetta sempre. M. insiste che la madre abbia captio male, raccontando un dialogo preciso. (pagina 86) La psicologa suggerisce che M. “…è abituata anche a raccontare bugie…” e la ragazzina annuisce. (pagina 87)

Poi la psicologa nonostante l’abitudine di M. di raccontare bugie, domanda cosa è successo quando M. era “tutta nuda”, così la ragazzina non la nega più, e invece asserisce che Frank ha cercato di toccarla sotto. M. asserisce che ha rifiutato. La psicologa suggerisce che Frank ha cercato di toccare anche il seno, così per accontentare la psicologa la ragazzina risponde subito “Sì, questo fatto quando avevo 10 anni.” (pagina 88) Cioè all’età prima che è cresciuto il seno!

Poi M. asserisce “…le ho dette a mia mamma tutte queste cose.Ma la psicologa suggerisce il contrario “Tu in tutti questi anni non ci hai mai pensato a raccontare queste cose, che ne so, a tua madre…Così per accontentare la psicologa la ragazzina subito si contradiceNon l’ho riferito a nessuno, soltanto a voi ve l’ho detto, mai, mai mai mai a nessuno,…(pagina 89)

Nessuno fa caso a questa contradizione, come se non si accorgono neanche il P.M. e la psicologa. Invece si mettono a parlare della fudicia in generale. M. aserisce che si sente “protetta” da loro, ma poi aggiunge “Comunque ora posso andare, ho finito?” (pagina 90) Cioè si sente così protetta che non vede l’ora di uscire da quella stanza e non tornare mai più.

M. asserisce che ha fiducia di una sua professoressa, ma aggiunge “Però non tanto, tanto tanto come voi.” Quindi la psicologa suggerisce che si possono incontrare un altra volta, ma la ragazzina risponde “No, basta. Veramente non so più niente, basta.” (pagina 91) Nota bene che prima quando l’ha chiesto se M. vorrebbe vedere Frank di nuovo, la ragazzina ha risposto “Non lo so.” Ma invece M. nonostante la sua grande fiducia per loro è sicura non vuole vedere loro mai più.

La psicologa suggerisce di nuovo che forse ci sono altre cose che M. non ha detto ancora, ma la ragazzina lo nega. Poi la psicologa domanda quanto spesso ha visto Frank dall’età di 6-7 anni fino all’ultima volta, che ora M. asserisce è stata aprile 2016. Nessuno contesta che in un’altra versione la ragazzina aveva detto che aveva conosciuto Frank a 5-6 anni e l’ultima volta è stata settembre 2017 (quando io ero all’estero).

M. ora asserisce che Frank veniva 3-4 volte alla settimana (pagina 94-95) (in realtà mai così spesso). La psicologa suggerisceTutte le settimane sempre?” Anche se M. aveva detto che Frank non veniva per lunghi periodi, ora per accontentare la psicologa cambia e risponde “Sì.” (pagina 96)

Invece di contestare questo cambiamento, si mettono a parlare di scarpe (pagina 97-98) e poi cani (pagina 99) Poi parlano della pulizia, e delle mamme. Per accontentare gli interrogatori M. fa finta di essere un’amica di loro (pagina 100-102)

Quando il P.M legge il suo sommario “verbale” asserisce che M. avesse detto che ha conosciuto Frank al doposcuola quando avevi 6-7 anni, non si sentiva più per tanto tempo, e poi a 11 anni Frank veniva a casa. Cioè il verbale non fa caso che la ragazzina ha raccontato diverse versioni in cui M. ha detto di aver conosciuto Frank anche a 5-6 anni, ed è venuto a casa regolarmente nell’estate subito dopo il doposcuola.

Il verbale asserisce che Frank è venuto l’anno scorso (2016) solo 3-4 volte, ma invece in una versione M. aveva detto che lui veniva 3-4 volte alla settimana “peggio di un parente.” Il verbale dice anche che M. avesse detto durante i massaggi “Mamma entrava e mi vedeva, alcune volte con i vestiti e alcune volte no.” (pagina 106-107) Ma sono loro che hanno suggerito questo, non la ragazzina.

Il verbale asserisce anche M. aveva detto Frank abbia fatto vedere foto di altri bambini che si baciavano con la lingue per incorregiare M. di farlo anche lei, ma il verbale non menzione l’altra versione quando la ragazzina ha detto “Mi ha fatto vedere le foto e basta,” (oltre il fatto che nonostante due perquisizioni la polizia non ha trovato nessuna foto del genere.)

Il verbale asserisce anche che Frank “mi propose di fare queste foto con un mio amico…e lui ha insistito solo una volta.” (pagina 107) ma in realità sono loro che hanno suggerito questo. Invece di contestare questi suggerimenti, M. li afferma e aggiunge anche che la madre l’ha messa in punizione per due settimane perchè ha saputo cosa faceva Frank! (pagina 108)

Il verbale asserisce anche M. avesse detto “è entrato (inc.) carne a carne.(pagina 109) anche se M. aveva detto che NON è entrato in contatto carne a carne. Nonostante queste fatti errate, la ragazzina non li contesta.

Il verbale asserisce anche che la madre “…aveva saputo che lui mi aveva fatto un massaggio tutta nuda(pagina 112) anche se M. aveva contestato questo due volte (M. aveva spiegato che l’intendeva nel senso ipotetico). Invece ora la ragazzina non la contesta più.

La ragazzina firma il verbale senza leggerlo, e comincia a scrivere “gennaio” come la data anche che è stato il 14 dicembre. Poi la psicologa suggerisce se Frank aveva chiesto di tenere il segreto, e per accontentare la psicologa risponde subito sì, perchè altrimenti “non mi vedi più” (pagina 114)

Nessuno contesta che se sono vere le accuse squalide, allora magari che lui non viene più. Quando uno che abusa una bambina è un padre, allora sarebbe un minaccia efficace di dire “altrimenti non mi vedi più”. Ma in questo caso M. non dipendeva su di Frank per niente. Quindi la logica che M. non ha detto niente a nessuno “perchè” altrimenti Frank non viene più, oltre a contradire le sue versioni precendenti, è proprio non credibile. M. ora asserisce che non ha mai detto queste cose a nessuno, ma nessuno contesta che M. prima aveva detto “ho raccontato tutto” alla madre.

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Atti Sessuali con Bambini ? 4

N. 5416/2017 R.G.N.R.  N. 11479/2017 R.G. G.I.P.

Dichiarazione spontanea dell’imputo ADAMO Francis n. 15.3.1952 nell’USA. I numeri di pagina citati si referiscono all trascrizione “integrale” del Incidente Probatorio, testimone minorenne “M.”, il 2 maggio 2019 e riascolto il 14 giugno 2019, (411896.pdf e 411930.pdf)

Il G.I.P. Giugliemo NICASTRO dice che era colpito (I.P. pagina 8) dal fatto che nel primo interrogatorio ad un certo punto M. ha detto “Ora basta, ora parlo, ora mi libero.” Ma queste parole M. ha detto solo dopo tante induzioni. Non si può lasciar perdere tutte le induzioni prima, che hanno condizionato quello che la testimone dice dopo. La testimone è stata la vittima di tanti suggerimenti e minaccie prima di dire questa frase. In quel interrogatorio la psicologa allora aveva appena suggerito che se l’imputato fa male ad altri bambini “un sacco” (1° trans. pagina 133), sarà la colpa di M. se lei non fa accuse contro di lui. Un suggerimento del genere è non solo inappropriato ma anche assurdo, proprio prima che la testimone ha dettoOra basta….

Mi pare che a 13 anni un testimone non può essere costretta a parlare con la polizia. Ma M. asserisce che una poliziota abbia detto se lei non parla, la chiudono dentro. Prima che iniziava tutto questo fascicolo.” (I.P. pagina 17) Anche se non c’è prova obiettiva di questa minaccia, ci sono prove video-registrate di tante altre minacce simili durante i tre lunghi interrogatori.

M. dice che la mattina della prima udienza del I.P. ha incontrato la ragazzina F. e dice “F. mi ha raccontato che…gli faceva soltanto di studio, non l’ha mai toccata, non è successo mai niente.” (Pagina 15) Quindi o dice una bugia M., o dice una bugia F. Tutte e due non possono essere testimoni affidabili.

Il G.I.P. ha chiesto a M. se si ricorda chi l’ha interrogato allora (nel novembre – dicembre 2017), e M. ha risposto “Non me lo ricordo…No, purtroppo no” (pagina 16-17) Il G.I.P. si sorprende, ma invece è normalissimo che una ragazzina ormai 14 anni non si ricorda il nome di un adulto che ha visto solo 3 volte 1 anno e mezzo prima. Invece il G.I.P. crede che sono vere la centinaia di pagine di lunghi discorsi dettagliati al doposcuola 5 anni prima quando il testimone aveva solo 7 anni (mentre in realtà il testimone non ha mai messo piede in tale doposcuola l’anno quando c’era l’imputato (anno scolastico 2011-2012).

Il G.I.P. ha detto al testimone è impossibile che le accuse non sono vere perchè ci sono centinaia di pagine e anche video di quasi 10 ore degli interrogatori. Però in realtà non ci sono centinaia di pagine di accuse. Ci sono centinaia di pagine di induzioni, suggerimenti e minaccie ripetute, passo per passo, per ogni singola accusa. I video sono prove obiettive di condizionamento della testimone per ogni accusa, e probabilmente per nascondere questo fatto certi video sono spariti.

Anche la nuova psicologa del I.P. Dott.sa Rosanna MILITELLO ha fatto una minaccia subdola quando ha detto a M. “…mi sembra veramente pazzesco che tu ti sei inventato un mendaccio accusatorio…” (pagina 21) Cioè la psicologa suggerisce che il testimone ha fatto qualcosa cattiva, mentre in realtà il mendaccio accusatorio è stato indotto dalla prima psicologa allora. A questo punto anche l’avvocato per la difesa ha cercato di intervenire per protestare le suggestioni, ma il G.I.P. non ha permesso l’intervento.

Un fatto molto importante è che negli interrogatori di novembre-dicembre 2017, M. ha pregato di non essere chiamata più. Non ha pregato di non vedere più l’imputato, ha pregato di non vedere più la polizia e la psicologa. Anche se hanno promesso a M. di non chiamarla più, eccola qua in Tribunale di nuovo. Poi in Tribunale cosa chiede M.? Di nuovo, la ragazzina non chiede di non vedere più l’imputato, ma invece chiede di non essere chiamata più da voi impiegati dello stato! (pagina 23)

Il G.I.P. esprime il suo pregiudizio “Non è credibile che tutte queste cose…ti hanno costretto di raccontare centinaia di pagine di…di fatti!” (pagina 23) Appunto, il testimone non ha raccontato centinaia di pagine di fatti. La centinaia di pagine sono induzione e minacce ripetute passo per passo per ogni singola accusa, a partire dalla fantasia degli incontri e delle osservazioni in un doposcuola dove M. non ha mai messo piede.

Dopo le pressioni della psicologa e del G.I.P. il testimone si arrende e dichiara “Tutta la mia verità è questa che c’è scritto nei fascicoli.” (pagina 24) anche se M. non ha neanche letto i fascioli. Proprio come negli interrogatori, il testamone è disposta a dire qualsiasi cosa a patto che può essere liberata il più presto possibile.

La psicologa dice al testimone che vogliono sentire solo la sua verità, anche se M. aveva già detto “Ho inventato tutto” and quando hanno contestato questa sua verità M. ha insistito “…sto dicendo la verità.” (pagina 7) E’ chiaro che per il Tribunale la parola “verità” significa quella che lo stato vuole sentire.

Dopo che si arrende il testimone dice che non si ricorda quello che ha detto un anno e mezzo fa “non mi ricordo nulla per adesso” (pagina 25), ma nei fascicoli ci sono ricordi dettagliati e precisi di dialoghi e “fatti” di 5 anni prima quando lei aveva solo 7 anni. Una memoria veramente strana e poco credibile. Negli interrogatori il testimone non si ricordava neanche quello che aveva detto 2 settimane prima e ha cambiate storia 10 volte.

Nonostante tutto il discorso di dire solo la verità, la testimone inizia ripetendo la bugia che ha conosciuto l’imputato in un doposcuola – una bugia facile da confermare dato che è 50 metri dalla Questura. E’ anche possibile che la polizia aveva già confirmato la bugia 2 anni fa, anche se quel indagine non è stato depositato negli Atti per nasconderlo dalla Difesa. Il testimone asserisce che aveva studiato con la sorella L., ma anche se L. mi conosce meglio di tutti, non è stata mai interrogata. O forse L. è stata interrogata 2 anni fa ma l’interrogatorio non è mai entrato negli Atti per nasconderlo dalla Difesa.

Quando la psicologa domanda che M. spiega i massaggi, il testimone risponde “Allora, parlando con la verità io non ricordo nulla.” (pagina 29) Poi invece quando il G.I.P. insiste, M. accontenta il G.I.P. dicendo che l’imputato ha fatto solo lezioni di inglese nelle prime 3 visite a casa, poi ha proposto un massaggio sulle spalle.

Però nel terzo massaggio l’imputato ha detto di spogliarsi. M. ha tolto i vestiti, e l’imputato ha fatto il masaggio senza fare altro, poi dopo una settimana è tornato. (I.P. pagina 31-32) Poi nel I.P. M. dice che nel secondo massaggio lei si è spogliata di nuovo e l’imputato ha tolto i pantaloni e M. ha sentito suo pene dietro.

La psicologa suggerisce che “lui si è messo sopra” (I.P. Pagina 33) ma la testimone NON ha detto questo, M. ha detto dietro e pure M. ripeta dietro. (I.P. pagia 34) M. dice che poi ha protestato ma non ha buttato la voce. “…appena se n’è andato, glielo detto a mia mamma.” (I.P. Pagina 35) Ma subito M. si contradice “Però io a mia madre non gliel’ho raccontato tipo la stessa giornata,” (I.P. pagina 35) Cioè il testimone si è già contradetto tre volte davanti il G.I.P.

Invece nei 3 interrogatori M. ha raccontato sempre diverse versioni di questa storia. Per esempio nel primo interrogatorio dove M. aveva detto che quando l’imputato ha chiesto di spogliarsi, M. ha risposto “Mi ci sono incazzata proprio come una bestia” e “Subito gliel’ho detto a mia madre,” e la madre abbia detto a Frank: “ Vattene fuori, prima che ti vado a denunciare, dice, pezzo di mascalzone che non sei altro!” (1° tras. pagina 136-137)

Dopodiche l’imputato non si è fatto vedere più. Tutto raccontato sempre con dialoghi precisi, anche se si tratta di un presunto ricordo in novembre 2017, di un presunto atto 5 anni prima nell’estate di 2012, quando il testimone aveva 7 anni.

In una seconda versione M. asserisce che lei ha risposto alla richiesta di spogliarsi sempliciamente “No”. Poi Frank abbia detto che M. ha un bel corpicino, e M. risponde “Grazie” dopodiche Frank abbia proposto un massaggio, e M. risponde “Vabbè…fammi i massaggi nel collo” (tras. pagina 182) poi Frank abbia preso un cafè e sceso.

Poi nel I.P. M. dice che l’imputato ha dato fastidio quando lui abbia baciato la ragazzina in bocca e sul seno. “mi stava massagiando…in prattica prima mi ha baciato in bocca…dopo tipo l’ho spinto e lui è sceso tipo sul petto…sempre baciandomi.” (I.P. pagina 37-38)

Però nel primo interrogatorio la testimone ha detto che il bacio in bocca è stata quando si svegliava di mattina, non durante un massaggio. “io di mattina che faccio, era una domenica, dormo. Verso le 10:00 mi sento baciare.” in bocca (1° tras pagina 155) Pure la psicologa allora ha protestato che M. ha detto “cinquecento cose diverse”.

Nel I.P. la psicologa domanda del bacio in bocca “Ma è successo più volte o solo una volta?” (I.P. pagina 38) M. risponde “una volta”. Il G.I.P. domanda se ci sono state altre occasioni, e M. risponde “No.” Però M. ha detto diverse versioni del bacio in bocca in diversi momenti, (a.e. 3° tras pagina 76)

Il G.I.P. suggerisce che ci sono stati molti massaggi, ma M. risponde “Non mi ricordo.” Poi M. ripetama io le ho detto non mi ricordo” Il G.I.P. insisteNo, no, no, ora la verità qual’è?” (I.P. pagina 39-40) Il G.I.P. dice anche con un tono arrabiato “Non so se sono stato chiaro.” Nota bene che il G.I.P. stava parlando con un presunte vittima di 14 anni, non un delinquente adulto di 40. Per accontentare il G.I.P. la ragazzina dice 10-12 massaggi.

Poi il G.I.P. chiede quali erano le sue sensazioni, e M. risponde che aveva paura. Non l’ha detto subito alla madre perchè aveva paura di litigi. Però al contrario nel primo interrogatorio M. aveva asserto di aver raccontato con rabbia alla madre ogni volta che l’imputato abbia fatto qualcosa.

Per esempio nel primo interrogatorio M. dice Ci faccio, già mi hai stancato!” Comunque, me ne esco dalla stanza, vado da mia madre e glielo dico: “mamma sai, lo sai Frank mi ha dato un bacio in bocca, nella guancia, eh eh…” (1° tras. Pagina 160) In un altro momento anche dopo che l’imputato abbia abbassato le mutandine M. ha detto “io glielo avevo detto a mia madre, gli ho detto: “lo sai mamma Frank ha fatto questo, Frank ha fatto quello…” (tras. pagina 205) e M. ha pure descritto in dettagli precisi le risposte della madre.

Il G.I.P. domanda “in totale si può dire che è venuto più anni a casa tua?” M. risponde “Per più anni no” Il G.I.P. protesta che negli interrogatori lei abbia detto dall’età di 8-9 anni (veramente da 5 anni) fino al 2017 (veramente 2018). M. ripetaNo, no”. (I.P. pagina 43-44)

Il G.I.P. domanda se Frank ha portato anche altre cose alla madre e ai nonni, e M. risponde con certezzaNo, no.” (I.P. pagina 43) Però nel primo interrogatorio M. aveva descritto in dettagli precisi tutta la frutta e yogurt che l’imputato aveva portato, oltre a soldi per il suo compleanno (1° tras pagina 145)

Il G.I.P. domanda quando M. ha visto Frank l’ultima volta, e il testimone risponde a Piazza Politeama “qualche 5 mesi fa” (I.P. pagina 44) Cioè quando l’imputato è agli arresti domiciliari!

Il G.I.P. domanda quando M. ha raccontato alla madre gli sbagli che abbia fatto l’imputato, e M. dice “In prattica è stata l’ultima volta che lui è venuto.” (I.P. pagina 45) Cioè si contraddice di nuovo quello che lei aveva detto negli interrogatori di novembre-dicembre 2017 (tras pagina 136-137).

Poi il G.I.P. domanda se Frank ha fatto qualcosa nell’ultima visita, e M. risponde “Niente, mi aveva fatto di nuovo un massaggio…però stavolta cioè non aveva fatto nulla…” (I.P. pagina 46)

Invece la psicologa allora ha suggerito “e invece da qui ho capito che forse è l’ultima volta quando lui ha esagerato?” e M. ha risposto “Sì, uh, uh.” (tras pagina 232)

Poi il G.I.P. domanda la confirma che negli interrogatori M. aveva detto che l’imputato ha cercato di avere un rapporto sessuale con lei, ma M. risponde “No.” e poi ripeta “No, non mi ricordo.” (I.P. pagina 46-47) In realtà verso la fine del primo interrogatorio, dopo 5 ore in Questura, il minorrene ha ripetuto per l’ennessima volta che non aveva più niente di raccontare, ed è stato la psicologa allora di suggerire se l’imputato ha mai cercato di avere rapporto sessuale con lei.

Quindi M., per accontentare la psicologa, ha risposto subito “sì… sì ma io gli ho detto no!” (tras pagina 273) dopodiche M. ha raccontato una storia dettagliata e precisa ma impossible, di essere stato sopra il letto a castello, e lei era sopra di lui, proprio al soffitto, facevano sempre i massaggi sopra il letto a castello, così anche la psicologa ha suggerito di finire il racconto assurdo.

Poi il G.I.P. domanda confirma che l’imputato aveva chiesto di masturbarsi davanti a lei, ma M. risponde che non si ricorda, e pure ripeta che non si ricorda, e il G.I.P. domanda se l’imputato ha offerto di comprare le scarpe costose in cambio per qualche atto sessuale, e M. ripeta “No, non mi ricordo.” (I.P. pagina 48)

Il G.I.P. domanda se l’imputato aveva proposto di fare foto, e M. risponde “Sì, vestita.” Il G.I.P. domanda se ha fatto qualche foto nuda, e M. risponde “No,” (I.P. pagina 49), anche se la politiza ha perquisito il disco del imputato con una foto di M. nuda. Ma il G.I.P non ha contestato questo fatto.

M. dice anche che per il video di massaggi, l’imputato ha dato 50 Euro a sua madre (I.P. pagina 50) e poi cambia e dice che l’imputato abbia dato “100 Euro a mia mamma.” Però nel primo interrogatorio M. aveva detto che l’imputato ha dato i soldi alla ragazzina invece, e ha negato che sia la madre che lo zio abbia ricevuto soldi per il video. (tras pagina 253)

Poi il G.I.P. fa leggere la lettera che M. ha scritto verso la fine del terzo interrogatorio in cui la ragazzina aveva scritto che l’imputato aveva fatto vedere a lei foto o video di bambini “un po’ più grande” di lei (I.P. pagina 60) che si baciavano in bocca e facevano sesso.

Però in realtà la psicologa ha suggerito questa accusa, e nel terzo interrogatorio M. aveva detto prima che i bambini nelle foto “Erano … però più piccoli di me, all’incirca di 4-5 anni. (3° tras pagina 41). Solo dopo che il P.M. ha suggerito“Mi sembra un po’ difficile davvero, perché io ho visto le foto di Frank … non erano tanto bambini di 4-5 anni, era più dell’età tua.” M. per accontentare il P.M. ha cambiato storia e poi dice i bambini nelle foto erano più grandi di lei. (3° tras pagina 42) In realtà nonostante 2 perquisizioni, la polizia non ha trovato nessuna foto di minorreni ne adulti che si baciavano in bocca o facevano sesso.

In tale lettera M. ha anche scritto che la madre aveva “molto fiducia” (I.P. pagina 61) del imputato, anche se i massaggi a casa sono stati dopo il cosidetto scandolo al doposcuola in cui la madre abbia saputo che l’imputato ha toccato due bambine e lui sia stato “licenziato” – secondo la fantasia di M.

La storia del doposcuola è stata ripetuta dalla ragazzina diverse volte in tutti e tre degli interrogatori, e mai contestato da nessuno, anche se è impossibile che dopo questo scandolo la madre aveva “molto fiducia” di lui tanto per permettere che l’imputato sta da solo con la ragazzina nella camera da letto!

Poi la (nuova) psicologa domanda se M. era arrabbiata quando ha scritto la lettera, e M. risponde “.” (I.P. pagina 61). Però è chiaro dalla trascrizione e il video del terzo interrogatorio che M. era arrabbiata NON con l’imputato, ma invece era arrabbiata con il P.M. e la psicologa allora perchè la ragazzina pregava ripetutamente di finire l’interrogatorio ma non hanno fatto caso alle sue richieste. M. non voleva scrivere la lettera, e ha chiesto se uno di loro potrebbe scrivere la lettera. Cioè, il testimone 13enne è stata costretta a scrivere la lettera.

Poi il G.I.P. dichiara che il testimone abbia confermato di aver visto un video pedopornografico, però M. risponde “Non ricordo” e pure ripetaNon mi ricordo” (I.P. pagina 63) Il G.I.P. insiste che M. aveva detto di aver visto un tale video, così il testimone cambia e fa cenno di sì – anche se è stato il P.M. nel interrogatorio che ha suggerito questa accusa. Nota bene anche che nel materiale perquisito dal imputato il tecnico Fulantelli non ha trovato nessuna foto ne video del genere.

Il P.M. domanda a M. se l’imputato abbia fatto vedere video di altri bambini che facevano massaggi, e M. risponde “No, non mi ricordo.” La psicologa ripeta la domanda e M. pure ripetaNo.” (I.P. pagina 64-65)

Poi il P.M. ripeta la domanda se l’imputato ha mai chiesto di masturbarsi. Anche se il testimone aveva già detto poco fa di non ricordarsi (I.P. pagina 48), ora per accontentare il P.M. la ragazzina cambia e dice “Sì.” Nonostante che M. aveva detto di non ricordarsi, la raggazzina ora inizia un lungo discorso dettagliato della masturbazione dopo di aver visto immagini di persone “più grandi” che facevano sesso. Però pure questo racconto non è consistente con quello che M. aveva detto negli interrogatori

Poi il P.M. domanda che M. confirma che l’imputato abbia baciato la “vagina” (un organo interno!), anche se M. non ha mai detto una cosa del genere in nessun video ne trascrizione. M. risponde “A quanto ricordo, no” (I.P. pagina 68).

Il G.I.P. domanda se l’imputato ha mai toccato il fiorellino, e M. risponde subito “No.” Sia il G.I.P. che la psicologa ripetono la domanda, perchè infatti negli interrogatori la ragazzina aveva detto che l’imputato abbia messo la mano dentro le mutandine. Nonostante che il G.I.P. e la psicologa insistono, M. ripeta “No.” (I.P. pagina 69)

Poi il G.I.P. ripeta che negli interrogatori M. ha detto lui ha messo la mano dentro le mutandine, e suggerisce sul sedere? Così M. risponde “” (sul sedere), ma “dentro le mutande no, fuori.” (I.P. pagina 69) Il G.I.P. poi si referisce alla trascrizione del terzo interrogatorio, e M. risponde “Sì, ho capito, però non mi ricordo.” (I.P. pagina 70)

Il G.I.P. domanda confirma che M. aveva detto che l’imputato ha toccato “il sotto”, però M. risponde “cioè stava cercando di toccarmi” e ripeta “stava scendendo…Sì, stava cercando” (I.P. pagina 74) M. ha rifiutato e l’imputato “ha detto soltanto Okay, cioè non ha detto nulla.

Proprio come nei 3 lunghi interrogatori, anche nel I.P. il testimone ha detto “Mamma mia, voglio andare a casa.” (I.P. pagina 75) Ma come sempre nessuno fa caso alle parole del testimone 13enne.

Poi il P.M. dice che negli interrogatori l’imputato aveva chiesto alla ragazzina di masturbarlo, quindi per far finire la I.P. la ragazzina si contraddice quello che aveva appena detto e invece racconta che nello stesso momento in cui l’imputato “mi stava cercando di toccarmi…il sotto” e lei abbia detto di no, l’imputato “allora me ha detto…allora puoi fare…cioè puoi farmela una minnata?

Poi il G.I.P. domanda confirma che negli interrogatori M. aveva detto che l’imputato si era masturbato davanti a lei, ma M. risponde “No, questo non me lo ricordo.” (I.P. pagina 76)

Poi il testimone dice che “Non ce la faccio più.” (I.P. pagina 76) ma il P.M. non fa caso alle parole della testimone 13enne e invece fa ancora altri domande. M. confirma di nuovo di non ricordare se l’imputato aveva portato spese, anche se nel primo interrogatorio la ragazzina aveva raccontato in dettaglio le cose che l’imputato aveva portato. (tras pagina 145).

Poi anche se M. aveva già detto di non ricordare immagini di altri bambini, il P.M. domanda di nuovo che M. è stata molta specifica nel descrivere le “foto” di altri bambini che l’imputato abbia fatto vedere. Ni nuovo M. ripetaNo, non mi ricordo.” – anche se aveva scritto questa accusa nella sua lettera.

L’avvocato di difesa domanda confirma se M. ha ricevuto le pressioni che ha asserito all’inizio di questa udienza, e M. si contraddice facendo cenno di no, l’ha detto perchè aveva paura delle consequenze. (I.P. pagina 82-83)

Poi l’avvocato ha chiesto confirma che durante gli interrogatori il P.M. e la psicologa hanno detto alla testimone minorenne “ci incontriamo dieci volte…M. deve stare qua…per me possiamo stare qua anche fino a domani” (2° tras pagina 159-160) e se la ragazzina aveva percepito queste frase come pressione.

Il P.M. si oppone perchè la domanda può indurre la minore di interpretare le frase come pressione (!) “sembrano valutazioni sulla modalità di condurre un esame (di un testimone minorenne) da parte del psicologo e del pubblico ministero che diciamo sono valutazioni che competono ad altri organi…” (I.P. pagina 85) così il G.I.P. non ammette la domanda. (I.P. pagina 85-86)

Alla fine M. dichiara la richiesta di non dire niente di queste cose a sua madre e a sua sorella R., e il G.I.P. risponde “Okay.” (I.P. pagina 91) Però questa sua richiesta contraddice quello che la ragazzina aveva detto in questo stesso giorno nonché diverse volte in diverse versioni durante i tre interrogatori, cioè che M. aveva raccontato le cose alla madre.

Al riascolto di M. il 14 giugno 2019 nonostante un discorso dell’obbligo di dire la verità, il testimone inizia ripetendo la bugia che mi ha conosciuto in un doposcuola! Ma questa volta dichiara “una volta mia madre mi è venuta a prendermi(2 I.P. pagina 6) – anche se M. aveva già detto ripetutamente negli interrogatori che la madre accompagnava M. al doposcuola e aspettava lì con le altre mamma finquando era l’ora di tornare a casa.

M. cambia anche quello che aveva detto nelle prima udienza dell’I.P. Cioè, la terza volta che l’imputato è venuto a casa “già cominciava…la toccatina” e “poi finquando il fatto di massaggio.(2 I.P. pagina 7) M. pure ripeta “Allora, la terza volta che ci siamo visti…

Invece nella prima udienza dell’I.P. M. aveva detto che le prime tre visite a casa l’imputato ha fatto solo lezioni, poi ha iniziato i massaggi e solo nel “terzo massaggio” l’imputato ha detto di spogliarsi. M. ha tolto i vestiti, e l’imputato ha fatto il massaggio senza fare altro. (I.P. pagina 30-32)

Poi M. dice che l’imputato (nella sesta visita?) ha chiesto di togliere le mutandine, ePoi mi sento una cosa dura dietro.(2 I.P. pagina 9) Ma non ha detto niente del genere nel primo interrogatorio del 11 novembre 2017 ne nella prima udienza del I.P.

Poi M. dice che l’ha spinto e l’ha detto di no, ma sempre con dialoghi precise anche se sta parlando di presunti atti di ormai 5-7 anni prima. Inoltre, aveva detto nel primo interrogatorio del 16 novembre 2017 che Frank ha fatto questo solo l’ultimo giorno dopodiche l’ha detto alla madre e lui non è venuto più. Invece ora M. asserisce che dopo l’occasione della cosa dura, si è spogliata di nuovo e l’imputato ha bacciato il seno! (2 I.P. pagina 11)

Al contrario degli interroatori di novembre e dicembre 2017, ora M. dice che Frank ha solo richiesto di masturbarsi davanti a lei, ma lei ha risposto no, e lui non l’ha fatto. Poi la psicologa domanda e M. risponde che il video con il cuginetto e le foto erano DOPO l’occasione della cosa dura. (2 I.P. pagina 15) Cioè nonostante il comportamento squalido, poi M. ha consentito di fare il video!

Poi la psicologa domanda del cosidetto “filmino” che Frank abbia fatto vedere a M., e il testimone risponde che c’erano due maschi e due femmine che facevano di tutto, e specificamente il maschio infilava il pene dentro la bocca della femmina. Però negli interrogatori del 2017 M. aveva detto che il maschio infilava il pene nel “sedere” nella femmina.

Poi il P.M. non fa caso alla storia di M. e invece suggerisce che forse lei ha subìto più volte il presunto tentativo di “penetrare” il sedere, e M. risponde no. (2 I.P. pagina 21-22)

Poi il P.M. domanda che nel 2017, M. aveva detto che Frank si è masturbato davanti a lei, così M. cambia e dice quello è stato DOPO. (2 I.P. pagina 27)

Al contrario degli interrogatori quando M. ha inventato diverse versioni del racconto alla madre, ora M. dice che non ha detto niente alla madre perchè M. voleva bene a Frank e lui voleva bene a lei, e se lei l’avesse raccontato alla madre non lo avrebbe permesso di venire più! (2 I.P. pagina 34) Ma se Frank ha veramente fatto cose squalide, magari che non viene più.

Poi M. aggiunge che Frank è una persona d’oro. Il P.M. contesta che M. aveva detto il 14 dicembre 2017 che l’aveva raccontato alla madre, ma ora M. dice che ha raccontato solo la masturbazione (e il bacio sul seno) – non la cosa dura dietro! (2 I.P. pagina 40)

Poi M. asserisce che quando l’ha detto alla madre non ha permesso a lui di venire più, è quando M. aveva 12 anni. Però poco fa lei aveva detto era dopo di aver conosciuto Frank al doposcuola, e negli interrogatori M. aveva detto che l’ultima volta che Frank l’ha fatto un massaggio è stata in marzo 2017, maggio 2017, e settembre 2017 – secondo la versione. In realtà Frank era all’estero tutto il mese di settembre 2017.

La psicologa domanda quante volte Frank ha fatto massaggi, e M. risponde 10-12 volte in un periodo di 8-9 mesi, ma in quale anno se è iniziato in 2012 ed è finito in maggio 2017?

Il P.M. non fa caso a questi problemi, e invece cerca più accuse. Ripeta la domanda se Frank ha mai toccato la “vagina”? M. risponde no, ma poi il G.I.P. insiste neanche durante i massaggi? Così per accontentare il G.I.P. la ragazzina cambia e dice “Ah, sì, una volta ha cercato di toccare il fiorellino ma fuori dele mutandine” (2 I.P. pagina 44) – al contrario degli interrogatori.

Poi la difesa domanda se M. è stata nel doposcuola quando c’era Frank, e M. risponde di sì. Quindi l’avvocato domanda perchè la sorella maggiore R. ha detto che M. non è stata mai in quel doposcuola. M. risponde: Non lo so, ma insiste che era nel doposcuola! (2 I.P. pagina 52-53)

Poi la difesa domanda la confirma che la ragazzina F. aveva detto a M. al Tribunale l’ultima volta che Frank non ha fatto mai niente a lei, e M. lo confirma. (2 I.P. pagina 55) Poi il difensore domanda se M. si sentiva minacciata in Questura. (Qua la trascrizione non è accurata. Il G.I.P. non ha ammesso la domanda.) Ma nella trascrizione c’è scritto che M. confirma che l’ha detto solo per paura! (2 I.P. pagina 57-58)

Poi il difensore domanda confirma che M. ha detto di aver visto l’imputato toccare la gambe di un’altra bambina che portava la gonna. M. la confirma, e dice pure che l’ha saputo la madre (2 I.P. pagina 60), il che rende impossibile che successivamente la madre aveva “molto fiducia” di Frank.

Poi il difensore domanda confirma che M. aveva paura quando Frank è venuto a casa la prima volta (dopo le cose al doposcuola), e M. lo affirma. Il difensore poi domanda se a Frank piaceva la madre e voleva fare l’amore con lei. Negli interrogatori M. aveva detto con dettagli precise di sì, ma ora invece M. dice di no, “…è una cosa che mi ha toccato più di tutto…” (2 I.P. pagina 69) (anche qua la trascrizione non è accurata.)

Il difensore domanda se M. si sentiva gelosa di sua madre, ma il P.M. si oppone perchè M. aveva detto che non si ricorda (anche se il P.M. ha fatto domande simili a M. negli interrogatori quando M. aveva detto di non ricordare). Il G.I.P. non ammette la domanda. (2 I.P. pagina 71)

Il difensore domanda se qualcuno ha parlato con M. quando la registrazione video si è interrotta, il P.M. si oppone ed il G.I.P. non ammette la domanda. (2 I.P. pagina 73-74) (In realtà le registrazioni sono state interrotte diverse volte ma non doveva essere interrotta per nessun motivo.)

Il P.M. domanda se M. vuole dire altro, e M. risponde che non si sente ancora pronta a raccontare tutto alla madre. Poi la psicologa dice che si è già sentito con M. 2 volte (nello studio, non videoregistrate!) e una volta con la sorella maggiorenne R. – anche se R. non ha accusato nessuno di niente!

Alla fine il difensore domanda cosa ha detto M. alla madre e cosa non ha raccontato, ma il G.I.P. asserisce che la risposta a tale domande è già “negli atti.” Certo, ma il punto è che ogni cosa che la ragazzina ha detto negli atti l’ha poi cambiato.

Quanti cambiamenti e contradizioni può fare il testimone prima che viene valutata un testimone non affidabile? Così lo stato sta insegnando ai bambini che possono dire tutto quello che vogliono, anche i racconti più assurdi, e saranno credute.

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Pedofilia o Isterismo?

N. 10987/2013 R.G.N.R.

N. 3407/2016 R.G. G.I.P.

Dichiarazione Spontanea dell’imputato Francis ADAMO, n. 15 marzo 1952, ai Giudici del Tribunale di Appello di Palermo. Nel 30 ottobre 2018 l’imputato Francis ADAMO, cittadino americano di 67 anni, e’ stato condannato per “produzione e detenzione di pedopornogrfia”, dopo un processo abbreviato. Pero’ le numerose asserzioni del P.M. Federica LA CHIOMA, ripetute dal G.I.P. Giugliemo NICASTRO nella sua motivazione del 28 gennaio 2019, sono infondate e contrarie alle prove concrete. Tali errori di fatto sono da affrontare in dettaglio.

  1. Il Giudice asserisce che l’indagine e’ partito in 2015, ma ha trascurato completamente la prima segnalazione nel 2013 delle fotografie e dello sito web dell’imputato www.GirlBecomesWoman.com, che sono stati indagati dalla polizia in quel tempo e hanno informato il P.M. allora (Alessia SINATRA) che non sono emersi elementi di reattivita’.

  2. Il Giudice ripeta le asserzioni false del P.M., che le pubblicazioni dell’imputato (tutte in lingua inglese) promuovono la liberta’ sessuale dei bambini. In realta’ tale libri, blog a anche la narrazione audio dello video “Buddy Massage” consigliano ripetutamente il consenso dei genitori nonche’ il monitoraggio delle attivita’ dei bambini dalla parte dei genitori. Le scritte dell’imputato gia’ dal 2012 sono specificamente mirate a scorraggiare che i bambini giocano da nascosto senza il benifico del monitorraggio di genitori e di medici.

  3. Il Giudice asserisce che lo scopo del video sia: “Al fine di documentare le proprie teorie l’imputato, come dallo stesso ammesso nei citati testi…” ma in realta’ l’imputato non ha mai ammesso niente del genere. Tali pubblicazioni in lingua inglese criticano anche severamente l’abuso di bambini, e promuovano le salute, sicurezza e protezione dei bambini dal ogni tipo di abuso. Inoltre, le 100 pagine di testo del mio documentario non parlano mai di nessun scopo di “documentare” la mia cosidetta “teoria” sessuale. Il giudice asserisce anche che l’imputato abbia pubblicate delle scritte in cui “si descriveva infatti il fenomeno delle bambine sessualmente castrate”. Ma in realta’ l’imputato non ha mai usato tale frase in referenza ai bambini. Nonostante le ripetute asserzioni del P.M. e del giudice non sono state mai depositate ne’ in lingua originale ne’ in traduzione ufficiale in italiano le pubblicazioni citate come “prove” per l’asserito “scopo sessuale” per foto e video. Negli atti c’e’ un annuncio stampe dell’imputato 2 anni distante dall’inizio del video, ma quella cosidetta “prova” parla della castrazione mentale nelle donne adulte. Altri scritte non depositate includono la frase “fisicamente castrate” riferrendosi alla mutilazione genitale nel terzo mondo – che non ha niente a che fare con massaggio.

  4. Il Giudice ripeta anche l’asserzione che l’imputato aveva proposto di fare un video di bambini Rom “nudi”, e di essere stato allontanato “brutalmente” da loro e anche da un altro famiglia Rom. Ma le asserzioni della persona (A. SCIURBA, non un genitore) che ha fatto la segnalazione all’inizio del 2015 (ed eventualmente un ri-ascolto un anno dopo alla fine del 2015) si contraddicono, e contraddicono anche l’eventuale s.i.t. dei genitori. In realita’ l’imputato ha proposto un video di massaggio NON nudo (come tutti i soggetti del video completato), non e’ stato allontanato “brutalmente”, e non ha mai parlato nemmeno proposto nessuna foto ne’ video alla seconda famiglia.

  5. Il Giudice ha descritto alcune fotografie dei bambini che giocano “nudo” tra di loro o con l’imputato, ma in realita’ nessun soggetto in tale foto sia nudo. Non e’ visibile nelle foto la parte inferiore del corpo ne’ la zona genitale di nessun soggetto. L’asserzione di “nudita’” in tali foto e’ completamente infondata. (E’ come asserire che “in una foto si vede l’imputato con la pistola in mano”, ma in realta’ non si vede nessuna pistola e neanche la mano.)

  6. Il Giudice asserice anche che in una foto una bimba sembra “strizzarsi i capezzoli”, ma in realta’ il soggetto stesso (che ora ha 22 anni) ha confermato per iscritto che tale foto dimostra l’auto-controllo mensile del seno consigliato dai medici per la diagnosi precoce di eventuali nodi potenzialmente tumore. Nella foto non sono neanche visibili “i capezzoli”. Nota bene: l’imputato ha pubblicato numerosi scritti in cui spiega in fondo che il seno NON e’ un organo sessuale, ma e’ un organo di nutrimento. Nessuna mia foto del seno ha un aspetto erotico ne’ uno “scopo sessuale”. Invece ogni accusa casuale di “scopo sessuale” serva la tendenza popolare e distruttiva di sessualizzare il seno – proprio il contrario di tutti i miei scritti pubblicati.

  7. Il Giudice ha asserito anche che l’imputato “sì presentasse come maestro d’inglese perfettamente bilingue.” senza citare nessuna fonte per tale asserzione, perche’ in realta’ l’imputato non si’ e’ mai presentato come perfettamente bilingue.

  8. Il Giudice asserisce che l’associazione di volontariato A.S.L.T.I. in cui l’imputato aveva svolto il lavoro gratis di sostegno delle famiglie di pazienti per quasi 10 anni, “vi fosse stata ad un certo punto una presa di distanza nei di lui confronti.” Questa asserzione contraddice il s.i.t. della direttrice della associazione depositato negli atti, in cui la sig.a Ilde VULPETTI ha confermato chiaramente che l’imputato stesso aveva scelto di allontanarsi dalla associazione. In realta’ l’imputato si e’ lamentato lui alla direttrice a causa della malcondotta di un operatrice della associazione Santina BOSCHI, che aveva alzato la voce davanti ai piccoli pazienti e davanti ai genitori senza nessuna urgenza, in un ambiente ospedaliero il cui principio e’ “Amici per un sorriso”. Tale operatrice aveva anche perso la pazienza in altri occasioni, nel momento pauroso di aspettare la visita medica. Infatti, la politica della associazione e’ di limitare il contatto fra volontari e paziente ad un massimo di 2 ore, proprio per evitare che un volontario si stanca e perde la pazienza. Invece tale politca non si applica alla operatrice – per la sua comodita’ lavorativa passa 4 ore di seguito ogni giorno con i bambini, e spesso perde la sua pazienza nel momento meno appropriato.

  9. Anche se l’imputato aveva il permesso di soggiorno scaduto, invece di essere stato difficile da rintracciare l’imputato, in realta’ nei 12 mesi prima della perquisizione l’imputato si e’ presentato lui spontaneamente ai Carabinieri e alla Polizia Postale per denunciare una frode su Internet, e per segnalare il comportamento sospettoso di due immigranti tunisini che avevano celebrato il giorno dell’attacco terroristico contro civili in Tunisia. In entrambi le occasioni, l’imputato aveva dichiarato il suo indirizzo attuale. Nel 2016 l’imputato ha anche richiesto il permesso di soggiorno nonche’ il riconoscimento della sua cittadinanza per nascita (documentati).

  10. Tutte le asserzioni infondate e/o errate sopracitate non costituivano un “emergenza” da giustificare la violazione del privacy del mio domicilio. Il P.M. allora Alessia SINATRA aveva le stesse segnalazioni un anno prima della fine di 2015, ma non ha visto nessuna “emergenza” da giustificare la violazione del privacy del mio domicilio. Nessuna bambina ne’ genitore si e’ presentata spontaneamente alle forze d’ordine per lamentarsi di me, e quindi la perquisizione del 18 marzo 2016 e’ stata senza nessuna particolare necessita’ urgente come richiesto dalla legge. Inoltre, l’indagine si era scaduta diversi giorni prima di tale perquisizione.

  11. Il Giudice asserisce che l’imputato aveva sfruttato il suo volontariato per “effettuare i propri presunti “studi” sullo sviluppo sessuale del minore.Nessuna prova per tale asserzione casuale e’ mai stata depositata negli atti, nonostante che l’imputato ha donato gratis centinaia di ore del suo tempo libero a numerosi bambini palermitani in diverse strutture palermitane, oltre i suoi quasi 10 anni di volontariato al riparto di onco-emotologia in due ospedali.

  12. Il Giudice asserisce che le poche foto e video incriminate sono stati conservate “in modo ossessivo in quasi tutte le cartelle”. Al contrario, solo poche copie sono conservati in diverse media (disco interno del computer e scheda di memoria SD della foto o video originali), come pratica normale nel caso di guasto del computer o perdita della scheda SD. Quasi 20.000 immagini e video sono presenti nel materiale perquisito, ma la stra-maggioranza sono foto di paesaggi, monumenti, adulti, animali, ecc. Solo 3 o 4 immagini sono di minorenni nudi, e tale immagini sono tutte in situazioni NON sessuale. La maggiore parte delle immagine semivestiti erano fatto per il fotodocumentario “Girl Becomes Woman”, che ha lo scopo costruttivo di promuovere l’allattamento e di scoraggiare il sentimento tossico di vergogna del seno. Tale documentario non contiene nessuna nudita’ genitale, ne’ qualsiasi altro aspetto erotico o “sessuale”.

  13. Le due riprese per produrre il video finale “Buddy Massage” non dimostrano una bambina “intenta ad accarezzare un bambino” come asserisce il Giudice, ma invece dimostra una bambina che esegue un massaggio normale, come consigliato dalla associazione americana dei pediatri. Il giudice ha usato la parola “massaggiare” numerose volte, ma una volta ha usato la parola “accarezzare” invece di “massaggiare”, e la parola “accarezzare” ha un senso positivo – non sessuale – tanto che i Grandi Dizionari Sansoni danno gli esempi di adulti che accarezzano un bambino, e un bambino che accarezza un cane.

  14. Il Giudice asserisce che il mio video dimostra bambini “in atteggiamenti simulatamente lascivi”. Pero’ sull’Internet (YouTube, Facebook, ed altri siti normali) ci sono almeno 30 video simili da altri autori da diversi paesi europei, da anni, e non sono accusati di essere pedopornografia. Il massaggio fra bambini e’ stato studiato scientificamente nella scuola di medicina dell’Universita’ di Miami, e la prattica di massaggio fra bambini e’ anche utilizzato in diverse scuole elementari – anche in Italia – come riportato dalla stampe italiana e menzionato dall’avvocato per la difesa nel fase di dibattimento nel processo.

  15. Il Giudice descrive nel modo inaccurato il contenuto del video “Buddy Massagge”. Le due riprese originali nella forma di bozze non dimostrano “contenuto identico”, ma invece in solo una ripresa 1 bambina allora 9 anni ha il petto scoperto (nessun seno ancora in sviluppo), e in quella ripresa sola 1 bambino (allora 5 anni) si e’ alzato per pochi secondi cosi’ si vede la zona genitale esposta. Quei pochi secondi sono stati tagliati e cancellati come diversi altri frangenti incidentali e indesiderati, e non sono presenti nel video finale. Poi quella ripresa finale e’ stata montato insieme con la seconda ripresa del altro paio di bambini sempre non nudi (anche il petto della bambini di 10 anni e’ coperto), e la zona genitale del secondo bambino non e’ mai esposta, in un video finito con titoli, narrazione audio, e musica di fondo. Il video finito “Buddy Massage” non contiene nessuna nudia’ genitale ne’ seno in crescita’. Se lo scopo del video fosse “sessuale”, allora tale scena nuda di pochi secondi (tagliata e cancellata) sarebbe presente nel video finale, ma NON e’ presente. Che senso ha asserire che lo scopo del video e’ “sessuale” quando l’unica scena nuda non appare nel prodotto finale? Inoltre il Giudice si contraddice perche’ nella sua risposta di 30 ottobre 2018 alla richiesta d’arresto nella seconda indagine (a cui il Giudice si riferisce), ha detto che nessuna della due riprese e’ “pedopornografica”.

  16. Il Giudice asserisce le foto e video di bambini perquisiti sono “all’interno del bagno, o della camera da letto, o in ogni caso in situazioni di intimità”, ma in realta’ nessuna foto ne’ video e’ in un contesto sessuale. I bambini sono famosi per giocare sul tappetto, tanto che nella lingua inglese un sopranome per bambini e’ proprio “rugrats” (letteralmente: topi del tappetto). La vasca di bagno e’ un classico contesto per ritratti di bambini utilizzato da molti genitori e fotografi da 100 anni, anche di attrici famose a.e. Brooke Shields a 10 anni. Fra le centinaia di miei ritratti di bambini perquisiti solo una bimba (di meno di 2 anni) e’ a letto, mentre che cammina a 4 zampe – non e’ sdraiata. In 50 anni di fotografare (come professionista nonche’ amatore) l’imputato non ha mai fatto nessuna foto ne’ video di un minorenne in un contesto da suggerire il sesso o l’eroticismo.

  17. Il Giudice asserisce che il massaggio fra bambini sia erotico “dalla natura ammiccante dei loro movimenti, articolati in un lungo massaggio nelle zone sensìbili del corpo, quali la nuca, i piedi, le cosce, le orecchie.” Ma in realta’ le stesse zone e movimenti nel video “Buddy Massage” sono utilizzati nei massaggi anche a scuola e nei numerosi altri video su Facebook, ecc., e nei libri di massaggi pubblicati in diverse nazioni europee e anche in Italia. Nel massaggio non c’e’ nessun contatto con la zona genitale.

  18. Il Giudice ripete che lo scopo del video e’ il “soddisfacimento delle personali teorie sessuali di un adulto.” Ma in realta’ l’unica “teoria” sessuale dell’imputato si tratta della disfunzione sessuale nelle donne adulte, e quindi tale “teoria” non puo’ essere “soddisfata” in un video che non contiene nessuna nudita’ genitale di una femmina.

  19. Il Giudice ripeta l’asserzione infondata del P.M. che in una delle riprese del video si vede “il seno nudo di una bambina in principio di formazione.” Ma in realita’ il petto NON era in principio di formazione. Si vede solo il grasso prima della vera e propria crescita’ del seno, come una bambina puo’ avere anche a 3 anni. Il primo segno della crescita’ del seno consiste in una zona dura sotto l’areola, ma la bambina ha detto in quel momento della ripresa che non aveva ancora nessuna durezza. Inoltre, l’unico momento in cui si vede la zona genitale di solo un bambino di 5 anni e’ stato tagliato e cancellato per non essere visibile nel video finale, come confermato dalla relazione dell’esperto tecnico Marco BUONO.

  20. Il Giudice ripeta l’asserzione infondata che lo scopo dell’imputato era “di stimolare o appagare (in sé ed in chi altri avrebbe visto quel filmato) istinti sessuali e, d’altra parte, la funzione sessuale del medesimo filmato può cogliersi appieno se solo si leggono alcuni scritti dell’odierno indagato, in atti, volti a sostenere (se ben si sono comprese le teorie dell’ADAMO”. Quindi il Giudice sembra ammettere che forse NON ha capito “le teorie” dell’imputato. Negli atti c’e’ presente solo un’annuncio stampe del 2012 (2 anni distanti dall’inizio delle riprese video) che parla della dysfunzione sessuale nelle donne, ma non parla affatto di massaggio. In realta’ non sono stati depositati “in atti” nessun libro ne’ articolo dell’imputato, ne’ in lingua originale ne’ in traduzione italiana, perche’ l’imputato non ha mai scritto niente collegando la prattica di massaggio con il sesso o l’eroticismo. Infatti, negli articoli del suo blog che parlano della sessualita’ NON appare neanche la parola “massaggio”, ed in un suo articolo che parla specificamente di massaggio NON appare neanche la parola “sesso”.

  21. Il Giudice asserisce che durante una ripresa si senta “una voce fuori campo di una donna, verosimilmente parlando con l’ADAMO, affermava:“Dopo lo fai a me?”, assai verosimilmente riferendosi ai massaggi tra minori seminudi che si stavano filmando, con connessa situazione di intimità chiaramente suggestiva di una relazione a sfondo sessuale.” In realta’ il massaggio in quella ripresa e’ stato cosi’ rilassante che in un certo momento il bambino si e’ pure addormentato, quindi la proposta di fare un massaggio simile cosi’ rilassante alla donna NON suggerisce nessuna “relazione sessuale”.

  22. L’asserzione del Giudice di “un pericolo concreto di diffusione” del video e’ particolarmente sorprendente dato che il consulente esperto M. BUONO ha confermato in Tribunale che il video finale editato e diffuso non contiene nessuna nudita’ genitale – elemento fondamentale per essere considerato “pedopornografia”. Inoltre, non c’e’ nessuna prova che l’imputato ha mai avuto l’intenzione di diffondere la prima ripresa originale (l’unico che contiene i pochi secondi incidentali di nudita’ genitale, tagliati e cancellati), neanche in ben 2 anni fra la data della ripresa in marzo 2014 e la data della perquisizione in marzo 2016.

  23. In luglio 2016 il G.I.P. Lorenzo JANELI ha rifiutato la prima richiesta per l’arresto cautelare, dichiarando che il video sotto accusa dimostra un massaggio normale, e “non rappresenta un attivita’ inappropriata per i minori.” Quindi le accuse della condanna di G. NICASTRO non sono inevitabili ma invece esprimono solo l’interpretazione personale del Giudice basata sulla sua malintesa degli scritti dell’imputato.

  24. Il Giudice ammette che la legge richiede: “è necessario che la condotta del soggetto agente abbia una consistenza”. Che consistenza c’e’ quando la maggiore parte delle circa 20.000 foto e video perquisiti non hanno niente a che fare ne’ con bambini ne’ con sessualita’? In circa 30 minuti di riprese originali di massaggi solo pochi secondi sono nudi, e non appaiano nel prodotto finale, ma questa e’ una consistenza? Al contrario, il quadro globale del materiale perquisito dimostra un’assenza di scopo sessuale per le foto e video incriminati.

  25. Il Giudice si ripete di nuovo asserendo che il video “Buddy Massage” sia frutto di alcune scritti dell’imputato “volte ad incoraggiare un rapporto disinibito con il sesso sin dalla più tenera età”. Ma in realta’ le scritte non sono mai stati depositati negli atti, ne’ in lingua originale ne’ in traduzione ufficiale in italiano, e sono volte ad incorraggiare il consenso dei genitori e il monioraggio dei genitori. Infatti, l’imputato non ha mai fatto nessun collegamento fra il sesso o eroticismo e la pratica normale di massaggio. Invece, diversi scritti dell’imputato descrivono solo il valore di massaggio per la salute fisica e mentale dei bambini, nonche’ lo scopo di scoraggiare il bullismo.

  26. Il Giudice ammette che il video finito “Buddy Massage” non e’ stato nascosto, ma invece e’ stato annunciato apertamente su diversi siti normali del internet – alcuni attivi da quasi 10 anni, ma nessun sito pornografico. Inoltre il video non era visibile al pubblico, tranne se dei genitori o insegnanti interessati leggono prima il libro “Real Child Safety” sulla salute e sicurezza nell’infanzia fin dalla concezione; inoltre era necessario anche compilare un questionario di 20 domande in cui la persona interessata deve dichiarare specificamente di non avere interesse sessuale. Il Giudice si sbaglia quando asserisce che sia “altamente probabile” che tale video finito contiene una scena nuda. Il consulente tecnico M. BUONO ha confermato davanti al Giudice che il video offerto al pubblico qualificato non contiene nessuna nudita’ genitale.

  27. Il Giudice asserisce che sia evidente “il collegamento dell ADAMO con soggetti pedofili”, ma in realta’ tale asserzione e’ completamente infondata: non c’e’ stata mai depositata negli atti qualunque prova di contatto con pedofili. E’ anche falso che l’imputato aveva acquisito e deteneva materiale pedopornografico “prodotto da terzi”. Come confermato dal tecnico esperto M. BUONO le poche foto citate dal P.M. sono immagini artistiche ben conosciute di un fotografo mai arrestato nemmeno processato per le sue foto, e pubblicate sui siti internazionali piu’ importanti per la fotografia normale. Inoltre, i palermitani sanno che alcuni dipinti simili e anche piu’ espliciti di minorenni sono in mostra al pubblico nei musei di Palermo, e probabilmente anche in altri musei italiani. Di recente una foto di una bimba nuda (simile alla mia incriminata) di un altro fotografo palermitano e’ stata pubblicata dal Giornale di Sicilia, ma il Giudice ha rifiuato di ammettere tale pubblicazione anche se era una prova molto importante per la difesa.

  28. Il Giudice asserisce che “ l’ADAMO ha utilizzato più minori per la produzione di almeno due video (quelli “incriminati”) – ed ha cercato di acquisire la “disponibilità” di altri minori per “produzioni” analoghe.” Ma in realita’ solo un paio di bambini hanno partecipato nella prima ripresa in 2014 (con i pochi secondi nudi tagliati e cancellati), dopodiche ho cercato solo un secondo paio di bambini. Quando un’altro paio ha rifiutato la mia proposta in 2014, ho trovato finalmente un secondo paio che hanno partecipato in una seconda ripresa in 2015. Non c’e’ nessuna prova che io abbia cercato altri bambini, ne’ che io avessi l’intenzione di fare altri video analoghi.

  29. Il giudice ripeta l’asserzione infondata che l’offerta del video “Buddy Massage” sia “sempre in un’ottica di affermazione delle sue idee di rapporto disinibito col sesso.” Ma in realta’ il video non e’ mai stato collegato a nessuna scritta sessuale o erotica. Al contrario, il video e’ stato offerto solo ai lettori del mio libro “Real Child Safety” che affermano di NON avere nessuna interessa sessuale. L’argomento del libro NON e’ il sesso ne’ eroticismo, ma invece e’ la vera salute e sicurezza nell’infanzia, cioe’ come proteggere i bambini dagli incidenti e le malattie frequenti che sono le vere cause principali della morte ed i feriti gravi dei bambini.

  30. Poi il Giudice asserisce che il reato sussiste perche’ e’ necessaria la rappresentazione “degli organi sessuali di un minore degli anni diciotto per scopi sessuali.” Ma invece di referirsi a qualche prova concreta, si ripetono di nuovo le stesse descrizioni distorte delle circonstanze della ripresa: il bambino e’ sdraiato su un tappeto, ecc. Ma se lo scopo del video “Buddy Massage” fosse sessuale, i bambini sarebbero sdraiati invece su un letto. La zona genitale dei bambini e’ coperta da un asciugamano. Ma se ci fosse uno scopo sessuale non ci sarebbe nessuna asciugamano. Il Giudice asserisce pure che c’e’ un “cuscino accanto”, ma in realta’ il cuscino nel video NON e’ un cuscino da letto, e’ invece un cuscino da divano, e inoltre tale cuscino NON e’ accanto ai bambini ma e’ nello sfondo della stanza oltre i piedi del bambino. Nel video si vede anche una parte di un divano nello sfondo, quindi il massaggio si svolge nella stanza di soggiorno, non in una camera da letto. Al contrario di essere una situazione di “intimita‘” e’ una situazione normale di una bambina che fa massaggi ad un parente bambino in una stanza aperta a tutta la famiglia.

  31. Poi il Giudice asserisce: anche se il video sul piattaforma web (4shared.com) da ben 2 anni prima della perquisizione non contiene nessuna nudita’ genitale, c’e’ sempre il pericolo di diffusione, ma non spiega perche’ la ripresa originale con pochi secondi di nudita’ NON e’ stato distribuito al posto del video finale senza nessuna nudita’ della zona genitale. L’assenza della scena nuda di pochi secondi su tale piattaforma da ben 2 anni e’ prova della mancanza di qualunque intenzione di diffondere tale scena.

  32. Il Giudice ripete di nuovo le asserzioni infondate di scopo sessuale, e conclude: “Pertanto, è stato accertato che i due filmati incriminati sono dì pornografia minorile.” Ma in realta’ il Giudice ha descritto solo la prima ripresa, mentre la seconda ripresa manca diversi elementi chiave della prima. Infatti, il giudice non ha affrontato affatto la seconda ripresa. Asserisce che le due riprese hanno contenuto identico, ma in realta’ nella seconda ripresa la bambina non ha il petto scoperto, e inoltre non c’e’ nessun momento in cui la zona genitale del bambino viene esposta. Se questi due elementi sono veramente rilevanti, come il Giudice asserisce, allora come puo’ giudicare che pure la seconda ripresa e’ pedopornografia? Al contrario, il fatto che la seconda ripresa piu’ recente non contiene gli elementi sopracitati, e’ una prova che l’imputato NON aveva nessun scopo sessuale per produrre il video finale.

  33. Il Giudice asserisce che il video “Buddy Massage” sfrutta e danneggia l’immagine dei bambini, ma il realta la pratica di massaggio nell’infanzia si sta diffondendo sempre di piu’ anche nelle scuole di diverse nazioni occidentali. Invece, e’ proprio questo tipo di sentenza che da una brutta immagine al massaggio – e serva a negare ai bambini il valore del massaggio per la loro salute fisica e mentale, nonche’ il valore di massaggio specificamente fra bambini come strumento valide per ridurre il bullismo.

  34. Come notato nella relazione del consulente tecnico FULANTELLI le scritte dell’imputato sono pubblicate non solo nel suo blog, ma anche su altri siti importanti come academia.edu, un sito utilizzato da medici, scienziati, professori e ricercatori, ma le sue scritte non sono mai sate censorate da tale sito come inappropriate.

  35. Il Giudice non ha preso in considerazione che l’imputato e’ nato e cresciuto in una cultura straniera. Di recente dei giudici in altri nazioni della Unione Europea hanno preso in considerazione la cultura nativa di un straniero per assolvere un imputato dall’attivita che sarebbe condannato se fatto da un cittadino locale. Io non ho mai cercato di nascondere la mia attivita’ perche’ non immaginavo che potrebbe essere malintesa come un attivita’ a scopo sessuale. Infatti, il mio video, sito web, e le mie scritte sono tutti nella lingua inglese, e sono proposti ai lettori di paesi anglosassoni. Nel mio paese esiste un punto di riferimento internazionale per il massaggio nell’infanzia: il “Touch Research Institute” nella scuola di medicina dell’Universita’ di Miami, proprio per la ricerca scientifica sui effetti del massaggio nell’infanzia, che l’imputato ha studiato prima di girare il video, e tali studi hanno ispirato l’imputato di creare il video “Buddy Massage”. Il Giudice non ha chiesto a tale Istituto o altro struttura simile in Italia per un parere esperto sul massaggio che si svolge nel video dell’imputato, per sapere se la tecnica del massaggio nel video e’ normale e ragionevole, o invece se potrebbe essere considerato erotico. Un tale parere esperto sarebbe essenziale per valutare se lo scopo dell’autore straniero fosse sessuale o normale – secondo la sua cultura nativa. Se un cittadino italiano avrebbe fatto foto e video simili, si puo’ presumere – forse – che il suo scopo fosse erotico o sessuale. Ma non si puo’ presumere tale motivazione all’imputato straniero in questo caso, specialmente dato le prove concrete delle sue scritte per promuovere la salute e sicurezza nell’infanzia e la pratica di massaggio in particolare, citate per errore dal Giudice come se fosse prova di colpa, ma in realta’ sono prove del suo scopo NON-sessuale.

  36. Il Giudice asserisce che l’imputato era “consapevole” di detenere materiale pedopornografico, ma in realta’ il Giudice ha trascurato completamente la cultura nativa dell’imputato e le sue pubblicazioni in lingua inglese, per cui l’imputato non considerava il materiale perquisito per scopo sessuale. La sua mancata consapevolezza e’ chiaro anche dalla prova che non ha cercato di nascondere la sua attivita’ di fotografia e video, anzi ha annunciato la pubblicazione del suo fotodocumentario con orgoglio ai servizi stampe internazionali, e ha annunciato la pubblicazione del video “Buddy Massage” su vari siti normale in inglese a.e. www.Vimeo.com con quasi 25.000 visualizazzioni in 4 anni senza censura. Il testo che introduce il video dice chiaramente in diverse poste: “Nothing in the video or eBook should be misunderstood or misrepresented as an endorsement or encouragement to any individuals or groups to violate any laws or conventional moral conduct. Children should always be safe and protected from any kind of physical, sexual, or emotional abuse.Cioe’: “Non si deve malintendere lo scopo del video; i bambini vanno sempre protetti da ogni tipo di abuso.” Inoltre, la presentazione del video e’ nelle categorie “Istruzione” e “Salute”, non “Maturo”, il che contraddice l’asserzione di un “disegno criminoso”. L’imputato non ha mai cercato persone che hanno l’interesse di materiale “maturo”. Non ha mai pubblicato nessuna immagine di un minorenne con la zona genitale esposta – proprio per evitare la visione alle persone indesiderabili che hanno interesse sessuale.

  37. Infine, in una parte della pena il Giudice mi ha vietato di entrare in qualsiasi scuola o altra struttura dove ci sono presenti minorenni, come se sono una persona pericolosa. Ma in realta’ sono in Italia da quasi 30 anni come insegnante e volontario (anche con gli anziani), e ho avuto contatto con centinaia di bambini italiani, senza nessun precedente penale. Per quasi 10 anni ho donato il mio tempo libero gratis come volontario con i bambini affetti da tumori, anche nei momenti di rischio immediato della morte, senza essere mai stato allontanato. I genitori di pazienti hanno dato conforto ai bambini dicendogli: “Non avere paura, c’e’ Frank qua con te.” Ho conosciuto molti pazienti anche per anni, e quando una paziente che mi conosce bene doveva subire un intervento invasivo, ha chiesto a me di accompagnarla. Quando io non c’ero in ospedale nel mio giorno stabilito, molti pazienti hanno chiesto di me. Nel momento della perquisizione di 18 marzo 2016 facevo il professore di inglese in tre corsi in due scuole medie, senza nessuna denuncia ne’ segnalazione per qualche comportamento inappropriato. Se io fossi una persona veramente “pericolosa”, ci sarebbero dozzine di denuncie. “Pericolosa” e’ una parola facile da dire, ma bastano le parole vuote per una condanna cosi’ severa? Vi ringrazio per il riconoscimento di tutti questi fatti concreti, fatti trascurati o malintesi dal Giudice che ha scritto la condanna.

Io ammetto liberamente che ho fatto un’errore pratico, cioe’ prima di fare qualsiasi foto o video di minorenni in Italia dovevo consultare un avvocato penale italiano per assicurare che le mie attivita’ non contengono nessun elemento che potrebbe essere malintesa da suggerire uno scopo sessuale. Pero’ tale errore pratico non e’ prova di uno “scopo sessuale”, e quindi non capisco come puo’ costituire un reato.

Francis ADAMO,

Palermo, 12 maggio 2019.

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Pedopornografia ?

La legge italiana contro la pedopornografia (Articolo 600 della Codice Penale) e contro l’abuso sessuale di bambini (Art. 609 c.p.), come la legge in altri paesi, è importante per proteggere i bambini dallo sfruttamento e dal danno alla salute mentale dei bambini. Su questo non c’è dubbio. Però non dobbiamo permettere che la legge venga strumentualizzata per promuovere interessi personali, politici o economici. La legge deve essere politicamente neutra. Esiste, purtroppo, una chiara evidenza che l’applicazione delle leggi contro i reati sessuali non è politicamente neutra. Certi interessi vorrebbero promuovere una ideologia estremista che vieta qualsiasi nudità nell’infanzia.

Prima di 1970 molte persone credevono che lo sfruttamento sessuale nell’infanzia fosse raro, e che esistesse solo tra i poveri, e che nella maggior parte dei casi non fosse molto dannoso per le vittime. Certi psicologi credevano che i bambini volessero sedurre i genitori, e in alcuni casi di abuso sessuale dei bambini la gente ha dato la colpa alla madre che non rispondeva ai bisogni del marito. Dal 1970 a 1990 l’idea popolare è cambiata completamente; poi molte persone hanno creduto che lo sfruttamento sessuale dei bambini fosse molto comune, anche fra le famiglie benestanti, e molto dannoso sempre o ‘di solito’ per la salute mentale delle piccole vittime. Pochi italiani sanno perchè è avvenuto questo cambiamento, anche se la storia di questo periodo è ben documentata, almeno in inglese (1). Può servire anche agli italiani di sapere cosa è successo esattamente.

Già negli anni sessanta, un pediatra (Henry Kempe) ha iniziato il discorso sull’abuso fisico dei bambini, evidenziando come il maltrattamento andasse oltre la “normale” educazione e invece ferisse le vittime anche gravemente. Negli anni settanta alcune feministe radicali hanno attirato l’attenzione sulla violenza sessuale contro le donne, e questo argomento ha suscitato molto attenzione pubblica, nonchè contributi finanziari dal governo per la prevenzione e terapia per le vittime. Alcune feministe radicali hanno scoperto che molte di loro erano vittime di violenza sessuale anche nell’infanzia.

In quell’ epoca le feministe radicali credevono che lo sfruttamento sessuale dei bambini fosse solo tra uomo e bambina, e quindi lo scopo dell’ abuso sessuale fosse una specie di “reato politico” ovvero l’indottrinazione alla schiavitù, rendendo le donne sottomesse. In quegli anni non si sapeva che gli uomini abusassero anche dei maschetti e non solo delle feminucce. Non si sapeva che anche le donne abusano sessualmente sia maschetti che feminuccie (2). L’abuso sessuale dei bambini ha attirato l’attenzione dei mass media sull’argomento, così l’interesse per l’abuso sessuale nell’infanzia ha prodotto un impegno economico del governo USA che ha iniziato a spendere più soldi per la prevenzione ed il trattamento dell’abuso sessuale piuttosto che per l’abuso fisico dei bambini – anche se è chiaro statisticamente che muoino più bambini e si determinano più feriti gravi nel contesto dell’abuso fisico e della trascuratezza (3).

L’ideologia del movimento contro la pedopornografia ha asserito che qualsiasi presenza di minori nudi in immagine fotografiche e video è una specie di sfruttamento molto dannoso per il soggetto. Le feministe radicali che avevano problemi personali hanno iniziato a dare tutta la colpa per la loro infelicità agli uomini (di solito il padre) che le avrebbe sfruttate. Le feministe radicali hanno formato piccoli gruppi di ‘auto-cura‘ perchè i psicologi professionisti non condividevano il loro pensiero, in seguito anche i professionisti si sono approffitati dalla nuova ideologia, e in poco tempo si sono pure arricchiti attraverso la nuova richiesta per l’aiuto psicologico professionale.

Insieme con la credenza che lo sfruttamento sessuale fosse molto comune, si è diffusa la credenza che sia molto dannoso per le vittime. L’asserzione morale (sfruttamento) a l’asserzione psicologica (danno grave alla salute mentale del soggetto) sono in linea con gli interessi finanziari del sistema di polizia/giustizia ed il settore terapeutico (psichiatri, psicologhi e assistenti sociali), anche se la terapia psicologica per le vittime dell’abuso sessuale non è mai stata confermata scientificamente come efficace. In generale, la ricerca scientifica non ha confermato il presunto valore dei terapeuti che scavano nei ricordi dell’ infanzia (4). Però alcuni impiegati del governo erano contenti di avere un motivo per giustificare le loro spese pubbliche, ed alcuni giornalisti erano anche contenti di avere motivi di vendere i giornali.

Negli anni ottanta all’idea sbagliata che l’abuso sessuale dei bambini fosse un “reato politico” commesso solo da maschi contro femmine, è stata aggiunta un altra idea sbagliata: che gli aggressori sono gli sconosciuti invece che i genitori. I dati statistici contradicono questa nuova idea sbagliata, così ad un certo punto il governo USA ha smesso di pubblicare i dati sul rapporto di parentela fra aggressore e vittima, per nascondere la realtà che di solito i parenti sono gli aggressori.

La diffusione della nuova ideologia ha portato come conseguenza anche abusi gravi commessi da psicologi e assistenti sociali. Negli anni ottanta alcuni persone asserivano che i satanisti organizavano l’abuso sessuale dei bambini negli asili nido. Alcuni terapisti sono diventati addirettura aggressivi, cercando di convincere i pazienti che siano stati “vittime” di abuso sessuale nell’infanzia – anche se i pazienti non avevano nessun ricordo di una esperienza del genere. Alcuni assistenti sociali sono diventati disposti a sospettare l’abuso sessuale in molti casi anche senza nessuna segnalazione del genere.

Negli anni novanta dopo la pubblicazione di alcuni casi di accuse false, un scienziato ha fatto sperimenti per dimostrare che la memoria umana non è affidabile (5). Così alcuni giudici hanno iniziato ad avere dubbi quando si sono presentate persone che asserivano di essere vittime di abuso sessuale nell’infanzia. Poi alcuni genitori – vittime di accuse false – hanno vinto alcune cause civili e milioni di dollari di danni dopo di essere state vittime di accuse false. Oltre a scoprire alcuni casi nascosti di abuso sessuale, l’attenzione esaggerata sull’argomento ha aumentato la frequenza di accuse false. Diversi libri sono stati pubblicati, criticando l’attenzione all’abuso sessuale nell’infanzia come un caccia alla streghe (6).

La reazione contro le evidenze di accuse false è stata forte, ma nel 1998 un studioso ha pubblicato una meta-analisi di 59 studi che non ha confermato l’idea che l’abuso sessuale nell’infanzia è “di solito” molto dannoso. Al contrario dei piccoli studi precedenti di gruppi selezionati con pregiudizio, la meta-analisi del 1998 ha incluso solo studi su studenti universitari – che sono più rappresentativi della popolazione generale. La conclusione della meta-analisi non difende l’abuso sessuale nell’infanzia, ma solo contraddice l’idea che tale abuso “di solito” sia molto dannoso – una conclusione “politicamente scoretta”. Nonostante l’alta qualità scientifica della meta-analisi e nonostante la conclusione limitata, il Congresso Americano ha censurato l’associazione americana di psicologi per avere pubblicato lo studio (7).

Dal 2000, grazie alla diffusione di internet e della telefonia mobile, si è sviluppata nel mondo di lingua anglosassone una nuova attenzione critica contro il modo in cui le feminucce si vestono, e per il fatto che i ragazzini si scambiano foto di se stessi nudi attraverso telefonino. Però, di recente alcune feministe hanno pubblicato libri contro l’isterismo per la nudità e la sessualità nell’infanzia (8). La legge non proibisce la nudità per scopi non sessuali: per esempio non proibisce la nudità artistica. Ci sono tanti esempi di immagini di nudità nell’infanzia, specialmente nella storia d’arte e nella fotografia, che non sono proibite dalla legge. Ci sono tanti grandi fotografi in diversi nazioni che hanno fatto foto bellissime di bambini nudi, a.e. Lewis Carrol – l’autore di “Alice nel paese delle meraviglie”. Un esempio italiano è Stefano Azario, uno dei più grandi fotografi della rivista “Vogue Bambini”, che ha pubblicato foto dei suoi figli che nuotano sott’acqua nudi. Un altro esempio in Italia è Letizia Battaglia, una fotogiornalista e fotografa artista che ha pubblicato foto di bambini nudi (9).

Tanti fotografi sognano di fare belle foto anche loro, e le loro tentativi non devono essere censurate perchè gli impiegati del governo preferiscono indagare fotografie invece di fare qualche lavoro più difficile o pericoloso, anche se non ci sono abbastanza casi di pedopornografia vera da giustificare le spese pubbliche. Già negli anni novanta un avvocato, Lawrence Stanley, ha pubblicato la notizia che nonostante 20 anni di indagini dal FBI, Interpol, e altri agenzie sofisticate, non hanno trovato nessuna evidenza di un “grande” mercato di pedopornografia. Esiste certamente un grande mercato per la pornografia adulta, ma non per la pedopornografia.

Qualsiasi sfruttamento dei bambini è inaccettabile, ma le preoccupazioni che la pedopornografia è “dappertutto” è solo un’illusione, simile alla preoccupazione che il traffico umano per la prostituzione di minori è dappertutto (10). Se non esistono molte immagini o video veramente pedopornografici, allora bisogna accusare qualsiasi nudità (a.e. una bimba che fà la doccia, o due bambini che si danno massaggi) di essere “pedopornografia”. Questo tentativo di applicare la legge per promuovere un ideologia estremista è infatti un tentativo di sfruttare i bamibini per motivi personali, politici o economici.

In teoria la (vera) pornografia è distruttiva perchè aumenta la frequenza di reati sessuali; ma in realtà alcuni recerche hanno scoperto che l’esplosione della vera pornografia tramite internet è stata correlata con una riduzione notevole nelle frequenze di reati sessuali. Proprio negli stati dove internet si è diffuso più rapidamente, i reati sessuali si sono ridotti più rapidamente (11). Non voglio difendere la vera pornografia, ma se c’è evidenza che la vera pornografia non aumenta la frequenza di reati sessuali, lo stato non deve fare una jihad contro qualsiasi nudità innocente. Nella mia esperienza personale sulle spiaggie naturiste (nudiste), la gente quando è nuda è più civile, più amichevole, e meno aggressiva in paragone con le spiaggie dove è obbligatorio il costume di bagno.

Io capisco che fare un video di bambini che si fanno massaggi può sembrare strano a qualcuno che non ha mai letto la ricerca medica sui benefici di massaggio per promuovere la salute dei bambini (12). I massaggi nell’infanzia sembrano una cosa strana a chi non ha visto 30 video sul massaggio di bambini su YouTube – un sito web che non permette la pedopornografia. Non dovrebbe essere sospettoso favorire l’educazione sessuale accurata, equillibrata, e comprensiva dalla prima infanzia. L’arte o l’educazione sessuale non deve essere classificata “pedopornografia”, se non c’è evidenza concreta di uno “scopo sessuale” nella nudità in contesti chiaramente non erotici.

Come analogia, anche se qualcuno è ateo, non significa che le foto di chiese che fà hanno lo scopo di promuovere l’ateismo. La fotografia è una specie di comunicazione, e se non c’è nessuna evidenza concreta di sfruttamento, i tentativi di proibire la fotografia di nudità sono un tentativo di limitare la libera espressione. Una foto di una bimba nuda di 2 anni non è sessualmente eccitante, mentre una foto di una ragazzina di 12 anni tutta vestita potrebbe essere sessualmente eccitante; non ha nessun senso proibire la prima foto senza proibire la seconda.

Oggi il mondo è nel mezzo di una rivoluzione internazionale che si chiama internet, in cui 80% della informazione è in inglese. L’altra 20% è in tutte le altre lingue del mondo, quindi l’informazione in italiano è forse meno di 1% della informazione disponibile. Gli italiani soffrono dalla mancanza di informazione nel mondo moderno, proprio come la gente nel mondo antico che non conosceva il latino soffriva la mancanza di informazione. Gli impiegati del governo italiano non devono censurare le informazioni costrutive disponibili su internet, tramite accuse esaggerate di “scopo sessuale” – specialmente le informazione che promuovono l’arte o la salute dei bambini.

– Frank Adamo è l’autore del video per bambini Buddy Massage (2015). Altre pubblicazioni dell’autore: Real Child Safety (2011, 2014) un libro che parla dell’isterismo per i reati sessuali; Girl Becomes Woman (2011) un foto-documentario della pubertà; Revolt of the Children (2007) un romanzo che parla dell’abuso fisico, sessuale e emozionale dei bambini.

Referenze citate:

  1. Whittier, Nancy. The Politics of Child Sexual Abuse: Emotions, Social Movements, and the State. (Oxford Univ. Press, 2009).
  2. Ogilvie, Beverly A. Mother-Daughter Incest. (Haworth Press, 2004).
  3. Skenazy, Lenore. Free-Range Kids. (Jossey-Bass, 2010). Vedi anche: Adamo, Frank. Real Child Safety, 2nd ed. (Foundation for Research and Education on Child Safety, 2013).
  4. McHugh, Paul R. Try to Remember: Psychiatry’s Clash over Meaning, Memory, and Mind. (Dana Press, 2008).
  5. Loftus, Elizabeth F. The Myth of Repressed Memory. (St. Martin’s Press. 1994).
  6. Ofshe, Richard, Watters, Ethan. Making Monsters: False Memories, Psychotherapy, and Sexual Hysteria. (Univ. California Press, 1994). Vedi anche: Levine, Judith. Harmful to Minors: The Perils of Protecting Children from Sex. (Univ. Minnesota Press, 2002).
  7. Rind, Bruce et al. A Meta-Analytic Examination of Assumed Properties of Child Sexual Abuse Using College Samples (Psychological Bulletin 1998, Vol. 124, No. 1, 22-53); and Rind et al. The Validity and Appropriateness of Methods, Analyses, and Conclusions in Rind et al. (1998): A Rebuttal of Victimological Critique From Ondersma et al. (2001) and Dallam et al. (2001) (Psychological Bulletin 2001. Vol. 127. No. 6. 734-758). See also: Rind, Bruce, et al. Science versus orthodoxy: Anatomy of the congressional condemnation of a scientific article and reflections on remedies for future ideological attacks. Applied & Preventive Psychology 9:211-225 (2000). Cambridge Univ. Press. https://www.ipce.info/library_2/rbt/science_frame.htm
  8. Egan, R. Danielle. Becoming Sexual: A Critical Appraisal of the Sexualization of Girls. (Polity Press, 2013). Vedi anche: Renold, Emma, Ringrose, Jessica, Egan, R. Danielle. Children, Sexuality and Sexualization (Palgrave Macmillan, 2015).

  9. Miccichè, Gabriele. I Miei occhi sulla città. (Il Gattopardo, p. 80-85. Allegato N. 16 al Giornale di Sicilia, GDS Media, maggio 2017).
  10. Agustìn, Laura: Trafficking estimates/guesses/fantasies, with and without sex and slavery. http://www.lauraagustin.com/pictorial-representation-of-trafficking-estimatesguessesfantasies-with-and-without-sex
  11. Chapman, Steve. Is Pornography a Catalyst of Sexual Violence? (Reason.com, November 5, 2007). http://reason.com/archives/2007/11/05/is-pornography-a-catalyst-of-s Vedi anche: https://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-11/s-lcp113010.php Diamond M et al (2010). Pornography and sex crimes in the Czech Republic. Archives of Sexual Behavior. DOI 10.1007/s10508-010-9696-y
  12. Field, Tiffany. Touch 2nd ed. (M.I.T. Press, 2014).
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